Pakistan, bimba cristiana down accusata di blasfemia. Rischia la pena di morte

Rimsha Masih ha 11 anni e rischia la pena di morte. Succede in Pakistan, dove dalla fine degli anni ottanta vige la legge contro la blasfemia: chi in qualche modo insulta il Corano, il libro sacro degli islamici, può essere punito con la pena di morte. Il caso di Rifta sta commuovendo il mondo: non solo per la giovanissima età (avrebbe dovuto essere consegnata al tribunale minorile, è stata incarcerata insieme ai criminali comuni), ma anche perché affetta dalla sindrome di down.



La testimonianza dal Pakistan: ecco perché hanno arrestato Rifta



Il caso è scoppiato alcuni giorni fa. La bambina si stava recando a scuola con il suo zainetto sulle spalle quando è stata fermata da un gruppo inferocito di islamici che le hanno sottratto lo zainetto. Dentro, secondo l'accusa, alcune pagine strappate di un libro scolastico, il manuale per imparare a leggere il Corano. Gli islamici accusano la bambina, che è di fede cristiana, di aver strappato le pagine, bruciato il libro sacro e gettato nella spazzatura. Il problema della legge sulla blasfemia è che non bisogna provare le proprie accuse per far arrestare qualcuno. L'altro problema, come hanno testimoniato molti studiosi islamici, è che nel Corano non si parla assolutamente di blasfemia. Quasi sempre queste accuse nascondono rivalità tribali, il desiderio di impossessarsi dei terreni o delle case delle persone accusate. A farne le spese sono sempre le minoranze religiose come i cristiani o gli induisti.



Il caso di una donna islamica che difende i cristiani

Questa volta però il caso è talmente palesamente ingiusto che anche il presidente pakistano, Asif Ali Zardari, è intervenuto chiedendo al ministero degli interni un rapporto dettagliato sulla vicenda promettendo di prendere in considerazione la vicenda. Intanto, a pagare per tutto questo, oltre alla bimba, anche oltre 600 famiglie di cristiani che vivevano nello stesso villaggio ella piccola e che per le minacce e le violenze degli islamici sono stati costretti a lasciare le loro case e rifugiarsi nella capitale Islamabad sotto protezione della polizia. Con la speranza che la piccola Rifta venga rilasciata al più presto. Sul caos è intervenuto anche il sindaco di Roma parlando di “ingiustizia intollerabile”: il Comune esporrà sui muri un ritratto della piccola.



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