Pakistan, marcia islamisti contro riapertura linee rifornimento Nato

Lahore (Pakistan), 8 lug. (LaPresse/AP) - E' partita da Lahore la grande carovana organizzata dal gruppo islamico Difah-e-Pakistan (Difesa del Pakistan) per contestare la riapertura delle linee di rifornimento per le truppe Nato in Afghanistan. A lasciare Lahore in direzione di Islamabad è stato un convoglio composto da circa duecento veicoli con a bordo 8mila persone, come riferisce l'ufficiale di polizia Babar Bakht.

I dimostranti si sono riuniti nel centro della città in mattinata, per poi unirsi a migliaia di altre persone nella periferia. Il viaggio, durante il quale gli organizzatori contano di aggregare un numero ancora maggiore di partecipanti, durerà quattro giorni. A Islamabad i dimostranti hanno in programma di manifestare davanti al palazzo del Parlamento. Il Pakistan aveva chiuso a novembre i passaggi di confine che consentono i rifornimenti delle truppe Nato in Afghanistan, dopo un attacco delle forze americane che provocò la morte di 24 soldati pakistani in una zona di confine. La scorsa settimana, dopo le scuse degli Stati Uniti, il governo ha deciso per la riapertura.

"Scendendo per le strade - ha detto alla folla prima della partenza uno dei leader di Difah-e-Pakistan, Maulana Samiul Haq - la nazione pakistana ha dimostrato il suo odio per l'America". Tra i partecipanti alla carovana anche Hafiz Saeed, fondatore del gruppo militante Lashkar-e-Taiba, Hamid Gul, ex capo dell'intelligence con una lunga storia di sostegno ai militanti, e Syed Munawar Hasan, leader del più importante partito islamista del Pakistan, Jamaat-e-Islami. Durante la marcia, molti manifestanti sono saliti sui tetti dei bus, sventolando bandiere e cantando slogan contro Usa e Nato. "Il movimento sorto per rovesciare la decisione del governo di ripristinare le linee di rifornimento della Nato - ha detto Saeed in un discorso prima della partenza da Lahore - andrà avanti fino a che l'America non lascerà questa regione per sempre. La missione è nobile, salvare il Paese e la nazione dalla schiavitù".

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