Palazzo venduto e occupato a Roma, "comune vuole 180mila euro di Imu"

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di Silvia Mancinelli  

Sono passati due anni e cinque mesi da quando la palazzina in via Calpurnio Bibulo, in zona Cinecittà, a Roma, ha un nuovo proprietario. Un imprenditore a capo di una società immobiliare, la Loanka srl, che l'ha comprata all'asta al costo di 13 milioni di euro e nonostante la trattativa andata a buon fine ad oggi non riesce ad entrare in possesso dei 96 appartamenti e dei 3 negozi. Gli inquilini, che occupano abusivamente, non danno modo al proprietario nemmeno di entrare per un sopralluogo, ci sono denunce penali, lettere a Prefetto, Questore, Tribunale.  

E, come se non fosse già sufficiente, il Comune di Roma pretende il pagamento dell'Imu e della Tasi, 180mila euro circa annui. "Qualche ora dopo l'acquisizione siamo stati ricevuti dall'allora assessore alle politiche abitative del Comune di Roma Andrea Mazzillo - spiega all'Adnkronos Oscar Pittini, titolare della Loanka srl -. In occasione di quell'incontro, il 25 maggio 2017, è emerso l'interesse da parte del Campidoglio ad acquisire l'immobile per evitare problematiche di ordine pubblico e trasferire la proprietà degli appartamenti alle famiglie con i requisiti reddituali per ottenere la casa popolare. L'immobile risultava, come è tuttora, occupato da soggetti che non hanno alcun titolo, tra questi chi è entrato con la forza negli appartamenti per occuparli e chi, essendo titolare di un contratto di locazione cessato per mancato pagamento dei canoni, ha continuato ad abitare gli immobili nonostante le sentenze di sfratto già notificate". 

La proprietà aggiunge poi: "La nostra intenzione era quella di vendere al Comune di Roma gli appartamenti che sarebbero stati destinati alle famiglie meno abbienti e agli attuali occupanti i pochi e residui appartamenti che il Comune non avrebbe acquisito. A seguito, però, delle dimissioni di Mazzillo nell'agosto 2017, il Campidoglio ha chiuso ogni dialogo con noi e anzi ha fatto pervenire una comunicazione con la quale insiste per il pagamento dell'Imu. Ci troviamo così - incalza Pittini - ad essere proprietari di un immobile abusivamente occupato dal quale non potremo trarre alcuna utilità, visto che tutti gli inquilini (fomentati da gruppi politici organizzati a resistere nell'occupazione ad oltranza contro tutto e tutti, si rifiutano di acquistare o liberare gli appartamenti. Quando abbiamo tentato di entrare nella palazzina per un sopralluogo, siamo stati minacciati di morte e costretti ad allontanarci in fretta. Ho un debito con la banca, il palazzo si sta rovinando pesantemente e ci viene chiesto perfino di pagare l'Imu perché nessuno autorizza lo sgombero". 

Andrea Mazzillo, all'epoca dei fatti assessore alle Politiche abitative del Comune di Roma, spiega all'Adnkronos: "Prima che l'immobile venisse effettivamente acquistato dal privato, scrissi una nota personale al Tribunale per sospendere la procedura dell'asta ma non ho avuto risposta. Avevo, come Amministrazione, la possibilità di acquisire l'immobile a patrimonio, forte anche del sostegno del presidente del Municipio Monica Lozzi ma, nonostante questo, alla luce del fatto che la procedura dell'asta è stabilita per legge e già era stata depositata l'offerta da parte del privato, l'immobile è stato venduto. Chiaro che, avessimo come Comune potuto comprare il palazzo prima che passasse nelle mani di soggetti terzi, le condizioni di acquisto per noi sarebbero state sicuramente più vantaggiose". 

"Ma, a cose fatte - continua l'ex assessore - si sono presentati da noi i privati e mi sono trovato con le mani legate. Avevo fatto approvare ben prima di tutto questo due delibere con le quali avevo sia gli strumenti che le risorse per scongiurare la vendita di quel palazzo e disordini legati al successivo sgombero. C'era la copertura finanziaria, grazie ai fondi della Regione Lazio tuttavia mai utilizzati. Anche lo sgombero di via Curtatone, grazie a quelle due delibere, non sarebbe dovuto avvenire. Ma non si capisce perché le cose siano andate in questo modo". 

"Noi, come Asia, abbiamo iniziato una trattativa con Comune e Regione appena eletta la Giunta Raggi - spiegano dal sindacato 'associazioni inquilini e abitanti - quando è andato all'asta il patrimonio. La proposta era che Comune e Regione partecipassero all'asta e manifestassero l'intenzione di comprare. C'era un'offerta di 13 milioni ma l'asta era andata deserta, noi abbiamo incontrato l'allora assessore Mazzillo perché si sarebbe potuto acquistare con un ulteriore ribasso del 20%. La solita talpa, però, ha avvertito la società che ha poi comprato, proponendo fuori asta l'acquisizione a 13 milioni di euro. Il Comune ha proposto comunque di partecipare manifestando interesse pubblico, ma il dirigente capitolino dell'epoca non ha firmato la proposta e i privati hanno acquistato a rialzo fuori asta proprio quando il curatore fallimentare era stato contattato finalmente sia da Comune che da Regione, salvo poi offrire le case al Comune dopo qualche ora. Per questo abbiamo denunciato alla Procura i proprietari per turbativa d'asta". 

"Noi non ce ne andiamo - dice Anubi D'Avossa, inquilino di via Bibulo - rivendichiamo l'acquisizione pubblica dell'immobile in edilizia agevolata. Siamo 46 nuclei familiari che vivono qui dal 1968, paghiamo le bollette, l'acqua e la luce degli ascensori e degli spazi comuni. Non l'affitto, ma diamo rimborsi a chi fa portierato, pulizia scali, manutenzione e altro. Paghiamo addirittura l'acqua dei locali commerciali al piano terra. Quanto alla proprietà - continua - qui non si è mai vista; solo nel 2018 due diverse società di gestione di prodotti finanziari deteriorati spiegandoci che erano stati interessati dalla proprietà ad una eventuale gestione. Il finanziamento del mutuo fatto dalla proprietà risulta da tre mesi dopo il rogito essere stato considerato dalla banca come un credito deteriorato, quindi non esigibile".  

"Il 2 ottobre abbiamo ricevuto la sesta visita dell'ufficiale giudiziaria che ha consegnato gli atti di ingiunzione ottenuti dal giudice dalla Loanka su tre inquilini che avevano la più antica sentenza di sfratto. Una sola volta - continua l'inquilino di via Bibulo - è venuto un legale della proprietà, con cui abbiamo parlato amabilmente. La stessa ufficiale, il 5 ottobre, è tornata dicendo di esser stata contattata dal legale della proprietà per rinviare a giugno prossimo la successiva visita. E' stato il proprietario a chiedere di rinviare lo sgombero di nove mesi all'ufficiale giudiziario. Forse perché nemmeno siamo inseriti nella lista degli stabili occupati da liberare entro il 2027 dalla Prefettura di Roma. Forse è questo il problema della proprietà. Vogliamo l'acquisizione pubblica dell'immobile cielo-terra".