Palermo, buttafuori della mafia nelle discoteche: 11 arresti-VIDEO

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Palermo, 17 set. (askanews) - Le mani di Cosa nostra sul controllo di importanti aspetti organizzativi legati alla gestione dei locali notturni di Palermo e provincia. I carabinieri, su delega della Direzione distrettuale antimafia, hanno eseguito un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip nei confronti di 11 persone ritenute responsabili di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Dalle indagini è emersa la capacità delle cosche d'infiltrarsi e controllare la gestione dei servizi di sicurezza privata nelle discoteche con la diretta imposizione dei soggetti addetti ai servizi di vigilanza.

Interfaccia degli interessi dei clan nella gestione dei rapporti con gli esercenti dei locali notturni era, secondo i carabinieri, Andrea Catalano, che sfruttava i suoi legami con gli esponenti di vertice dei mandamenti mafiosi di Porta Nuova per imporre il reclutamento di personale, di sua scelta, per i servizi di vigilanza, demandando a una società privata la regolarizzazione amministrativa e contabile.

Inoltre, per eludere la normativa di settore, erano state fondate due associazioni di volontari antincendio in cui venivano formalmente impiegati, in qualità di addetti, quei "buttafuori" che, a causa dei loro precedenti penali, non potevano ottenere la necessaria autorizzazione prefettizia.

Le intercettazioni hanno documentato svariati episodi di estorsione nei riguardi dei titolari di almeno 5 discoteche ai quali veniva imposta, con violenze e minacce, l'assunzione dei "buttafuori".

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  • Incidente A1, arrestato il padre dei bambini morti
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    Incidente A1, arrestato il padre dei bambini morti

    E' stato arrestato e portato nel carcere di Arezzo il conducente del minivan schiantatosi ieri, intorno alle 13.50, contro un camion in A1 causando la morte di due fratellini, una bimba di 8 mesi e un bambino di 10 anni, e dei nonni, 50 e 52. L'uomo, un 30enne di origini sinti, è il padre dei due bimbi ed è stato dichiarato in stato di fermo nella notte scorsa dalla polizia stradale di Arezzo con l'accusa di omicidio colposo stradale plurimo. E' rimasto illeso, sotto choc e a lungo incapace di parlare; sottoposto all'alcoltest è risultato negativo. Il minivan si è schianto in direzione sud, all'altezza di Badia al Pino, nei pressi del casello di Arezzo, contro un camion fermo nella corsia di emergenza. Per capire le cause dell'incidente - un colpo di sonno o una distrazione - bisognerà aspettare la ricostruzione della Polstrada e le conclusioni del pubblico ministero Roberto Rossi accorso subito sul luogo del disastro per il sopralluogo. Per lunedì prossimo è stato fissato l'interrogatorio di garanzia davanti al giudice. L'arresto è scattato nell'ospedale San Donato dove il trentenne era stato portato nel tardo pomeriggio di ieri per accertamenti. Al momento l'ipotesi più probabile è che il 30enne, da molte ore al volante per il lungo viaggio, sia stato colpito dalla stanchezza. Sembra che avesse viaggiato tutta la notte, varcando la frontiera tra la Slovenia e l'Italia ieri mattina intorno alle 8. La famiglia (nel minivan viaggiavano in otto, anche se era omologato per sette) si stava recando a Napoli per visitare dei parenti.  Alcuni testimoni hanno riferito agli agenti di aver visto il minivan procedere a zig zag, finendo poi contro il camion che si trovava fermo all'interno della piazzola di sosta di emergenza. I passeggeri che si trovavano a destra nella vettura non hanno avuto scampo, l'urto li ha sbalzati fuori a metri di distanza: sono morti così i nonni e i due fratellini. La monovolume con le lamiere tranciate ha continuato la sua corsa, andando a urtare un'auto, schiacciandola su guard-rail in una carambola che ha coinvolto anche un terzo veicolo. Al termine della carambola i feriti sono risultati sette, nessuno di loro sarebbe comunque in fin di vita. La più grave è la mamma dei bimbi morti, che è stata portata all'ospedale delle Scotte di Siena. Altri due bambini sono stati portati all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze, tra cui la gemellina della vittima di otto mesi. L'altro bambino, un quattordicenne, è il figlio dei due genitori morti e quindi fratello del conducente arrestato.

  • Roma, devastato il pronto soccorso dell'ospedale San Camillo
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    Roma, devastato il pronto soccorso dell'ospedale San Camillo

    Pazienti in salvo grazie a due infermiere

  • Oms: "Le mascherine non bastano". Nuove linee guida
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    Oms: "Le mascherine non bastano". Nuove linee guida

    Le mascherine, soprattutto quando non è possibile rispettare le misure di distanziamento, sono “importanti” ma “da sole non bastano”.

  • Vaticano, il 'ricatto' di Torzi davanti al Papa
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    Vaticano, il 'ricatto' di Torzi davanti al Papa

    Di Mia Grassi e Tommaso GallavottiIl ricatto di Torzi al Vaticano anche davanti al Papa. A quanto risulta all'Adnkronos è questa l'inquietante ipotesi che emergerebbe dall’inchiesta vaticana che ha portato all’arresto del broker molisano Gianluigi Torzi per peculato, truffa, estorsione e auto riciclaggio nell’ambito delle indagini dell’Ufficio del Promotore di Giustizia Gian Piero Milano e del suo aggiunto Alessandro Diddi sull’acquisto di un palazzo a Londra da parte della Santa Sede. Un quadro desolante agli occhi del pontefice, con i suoi collaboratori più stretti che gli avrebbero portato fin dentro Santa Marta l'uomo che poi non avrebbe esitato a mettere a segno quella che per gli inquirenti è una vera e propria estorsione ai danni della Santa Sede. Con ciò lasciando Francesco, ingannato nella sua buona fede, profondamente deluso e scioccato per il "tradimento" di persone a lui vicine. Ma vediamo come la procura vaticana ricostruisce i fatti: Torzi era entrato in contatto con la Segreteria di Stato per aiutarla a risolvere l’impasse della partecipazione al fondo Athena di Raffaele Mincione, partecipazione, secondo gli inquirenti finanziata in parte con i soldi dell’Obolo di San Pietro - destinati ai poveri - e costata alle casse di Oltretevere perdite per almeno 18 milioni. Il broker, però, si è ben presto trasformato, secondo gli investigatori, nell’uomo in grado di tenere in pugno la segreteria di Stato fino a consumare una estorsione di 15 milioni ai danni dei fondi del Papa. Secondo le indagini, Torzi non si sarebbe fatto scrupolo ad avanzare le sue richieste neanche davanti al pontefice, salvo poi disattendere gli impegni presi. A quanto apprende l’Adnkronos, infatti, l’imprenditore incontrò il Papa il 26 dicembre 2018 nella Domus di Santa Marta, come mostra la foto pubblicata in esclusiva sul sito www.adnkronos.com. Nella stessa occasione ci sarebbe stata una riunione, che aveva al centro la trattativa in corso con la Segreteria di Stato Vaticana per convincere il banker a cedere le mille azioni (le uniche con diritto di voto) della Gutt Sa con la quale aveva rilevato da Raffaele Mincione (per conto del Vaticano) le quote della società che deteneva l’immobile di Londra. All'incontro avrebbero partecipato, a quanto emerge dalle indagini, monsignor Edgar Pena Parra, Sostituto della segreteria di Stato Vaticana, Giuseppe Maria Milanese, che agiva nell’interesse della Segreteria, l’avvocato Manuele Intendente e Renato Giovannini, rettore vicario Università Guglielmo Marconi, mentre anche il Papa avrebbe fatto una rapida comparsa. Secondo quanto riferito da uno dei testimoni agli inquirenti vaticani, Torzi in quella circostanza si sarebbe detto disponibile a rinunciare alle mille azioni che di fatto gli consentivano la piena disponibilità dell’immobile di Londra previo risarcimento delle spese e con un piccolo margine di guadagno, costi che in un successivo incontro sarebbero stati quantificati in 3 milioni di euro. Tuttavia, nonostante l’accordo preso davanti al Papa, Torzi non avrebbe restituito le azioni residue della Gutt Sa.  La sua strategia sarebbe emersa invece nel corso di una riunione successiva nello studio di Giovannini. Milanese avrebbe spiegato agli inquirenti di aver immediatamente percepito che Torzi non voleva mantenere gli impegni presi, anche perché, si spiegò in quell’occasione, più persone erano state coinvolte nell’operazione. Tra l’altro, Milanese avrebbe anche chiarito come nel corso di quell’incontro fosse venuto a sapere che somme di denaro erano state date o promesse anche ad "altri" non meglio specificati e che Enrico Crasso, gestore delle finanze della Segreteria di Stato attraverso Sogenel Capital Holding, e Fabrizio Tirabassi, responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria di Stato, qualche giorno prima in un incontro a Milano avessero offerto all’imprenditore 9 milioni di euro per riprendersi le azioni.  A un certo punto Torzi, ricostruiscono gli investigatori sempre sulla base delle testimonianze, sarebbe arrivato a ipotizzare la somma di 24 milioni e perfino di 30 milioni per restituire l’immobile di Londra alla Santa Sede, tanto che Giovannini, interrogato dagli inquirenti vaticani, non avrebbe potuto negare che le richieste di Torzi avessero i toni di un ricatto. Mentre un altro emissario vaticano, che poi si ritirerà consigliando peraltro alla Santa Sede di rivolgersi a un penalista, avrebbe spiegato come Torzi si stesse comportando come chi ha il coltello dalla parte del manico, pretendendo 20 milioni per l’uscita dalla società. E’ a questo punto che, nel corso di un incontro con il Sostituto della Segreteria Vaticana, Tirabassi e mons. Alberto Perlasca, responsabile dell’ufficio amministrativo della Segreteria, avrebbero proposto di prelevare i 20 milioni necessari a chiudere la transazione con Torzi dal cosiddetto Fondo discrezionale, un fondo creato nel 2015 per le spese discrezionali del Papa e dallo stesso autorizzate. Operazione che finì nel nulla grazie alla mediazione di mons. Carlino che convinse Torzi ad accettare 15 milioni anziché 20, al pagamento dei quali, secondo la procura vaticana, si è consumata l’estorsione. Esclusivo - Ecco l'estorsione alla Santa Sede coi soldi dei poveri dell'Obolo di San Pietro Esclusivo - Vaticano, 'enorme voragine' conti compiuta da funzionari segreteria Stato Vaticano, Mincione: "Ecco la mia verità, c'è offerta per palazzo Londra da 300 milioni"

  • Annega in mare davanti a moglie e figlio, muore 74enne
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    Annega in mare davanti a moglie e figlio, muore 74enne

    Annega in mare davanti alla moglie e al figlio: è successo oggi intorno alle 13 a Livorno, nella zona di Antignano, a sud della città. L'uomo, 74 anni, si è tuffato dallo scoglio della Ballerina per fare una nuotata a poche decine di metri dalla riva, ma per le condizioni del mare mosso e forse per un malore è annegato. Alcuni bagnanti si sono tuffati per soccorrerlo e lo hanno riportato a riva. Vani sono stati i tentativi del medico del 118 di rianimarlo. La vittima è un pensionato originario dell'isola di Capraia ma che da tempo risiedeva a Livorno. Sul posto sono intervenuti anche una squadra dei vigili del fuoco del comando di Livorno e il personale del nucleo di soccorso acquatico del comando. All'arrivo della squadra l'uomo era già stato portato a riva. Nonostante i tentativi di rianimazione il medico constatava l'avvenuto decesso dell'uomo. Sul posto anche il personale della Capitaneria di porto, la polizia, la Misericordia di Montenero e la Svs di Ardenza.

  • I dati del monitoraggio: "Continuano i focolai". L’Rt delle Regioni
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    I dati del monitoraggio: "Continuano i focolai". L’Rt delle Regioni

    I risultati del monitoraggio del ministero della Salute-Iss sugli indicatori per la cosiddetta Fase 2 relativi alla settimana tra il 25 e il 31 maggio.

  • Delevingne, la confessione della modella
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    Delevingne, la confessione della modella

    Cara Delevingne ha voluto ribadire l'importanza della libertà, parlando anche di diritti civili ed eguaglianza.

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    Bezos scrive direttamente a cliente contraria al banner "Black Lives Matter" sul sito Amazon

    Jeff Bezos risponde personalmente ad una cliente Amazon che protestava contro il banner "Black Lives Matter" presente sul sito.

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    La Ferilli miagola e twerka in studio: ecco cosa è successo

    Nel corso della finale di Amici Speciali Maria De Filippi si è "vendicata" nei confronti di Sabrina Ferilli.

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    Tasse rimandate per l'emergenza Covid-19: quando pagarle

    Per l'emergenza coronavirus, tasse e cartelle fiscali sono state rimandate a dopo l'estate. Rinviati a settembre anche i prestiti alle imprese.

  • Clementi: "Col caldo all'aperto mascherine inutili, meglio distanze"
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    Clementi: "Col caldo all'aperto mascherine inutili, meglio distanze"

    "La mascherina è utile e importante e deve essere mantenuta in ambienti chiusi e condivisi con altre persone, ma vista la situazione attuale in Italia, con l'evidente riduzione della carica virale nei soggetti infettati dal coronavirus Sars-Cov-2 in questo momento, e vista soprattutto la stagionalità, quindi il caldo e il maggiore irraggiamento Uv, all'esterno questa misura risulta non utile e fastidiosa". E' la visione di Massimo Clementi, ordinario di Microbiologia e Virologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano. L'esperto che studia il nuovo coronavirus da quando il suo laboratorio lo ha isolato in due pazienti dell'area milanese che erano stati ricoverati il 29 febbraio all'ospedale di via Olgettina, tiene a puntualizzare: "Questo non è un invito a non rispettare le norme di distanziamento", ma piuttosto una riflessione sull'opportunità di prendere in considerazione l'idea di "rivedere e orientare in questo senso" le regole sulle mascherine. "Considerati, come premessa d'obbligo, tutti questi fattori", ribadisce il virologo.  "E credo - aggiunge - che alcune regioni stiano già seguendo questa linea, ci sta pensando credo qualche regione del Sud a contagi zero. Siccome andiamo verso la stagione estiva, con le persone che staranno al mare, dire loro che devono indossare la mascherina sempre e mandare degli 'spioni' che li guardano assicurandosi che la indossino, forse non è tanto percorribile come via". "Ho apprezzato molto - ragiona Clementi - come si sono comportati gli italiani, al di là di alcune estemporanee manifestazioni di non attenzione alle regole e assembramenti. Ma ho visto anche una persona di circa 55 anni correre con la mascherina, col viso cianotico, sull'orlo dell'infarto". A parte questi eccessi, prosegue, "forse, visto che c'è stata tanta attenzione e le persone si sono mostrate consapevoli, vanno considerate tali e non come 60 milioni di imbecilli".  Gli si può dire, conclude l'esperto, "di comportarsi in un certo modo all'aperto, di mantenere la distanza e altre precauzioni, ma pian piano, via via che questa epidemia si spegne nel nostro Paese, penso che si debba in qualche modo ritornare un po' alla normalità dove possibile. Secondo me" questioni come l'uso delle mascherine in estate, all'aperto e con le attuali condizioni epidemiche, "sono aspetti che veramente occorre cercare di normare in maniera affidabile, tenendo conto di come stanno andando le cose. Io non decido le norme sulle mascherine, sono semplicemente un cittadino come tutti ed esprimo questa opinione".

  • Vaticano, Chaouqui: "Soldi Obolo S.Pietro gestiti in autonomia, pericolose lobby finanziarie"
    Politica
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    Vaticano, Chaouqui: "Soldi Obolo S.Pietro gestiti in autonomia, pericolose lobby finanziarie"

    "È assurdo indagare mons. Perlasca e non il suo dante causa all'epoca dei fatti, quando si decise di investire nel Palazzo di Londra": lui, che è stato per diverso tempo il responsabile degli investimenti della Segreteria di Stato vaticana, "non aveva potere di muovere un centesimo senza la firma del suo capo. Quest'ultimo, insieme a monsignor Perlasca, gestiva i soldi dell'Obolo di San Pietro in piena autonomia. Decideva 'quanto' e 'dove' allocare i fondi senza rendere conto a nessuno e se non poteva in autonomia, faceva in modo che l'investimento fosse autonomo". A dirlo all'Adnkronos è la protagonista dello scandalo Vatileaks II Francesca Immacolata Chaouqui, ex membro della Commissione pontificia sulle Finanze Vaticane (Cosea), parlando in merito all'inchiesta sul palazzo di Londra. Chaouqui è stata sentita dalla gendarmeria vaticana come persona informata sui fatti all'inizio dell'inchiesta. "E' stata una lunga deposizione", ha confermato il suo avvocato Alessandro Sammarco.  Il sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede, Edgar Pena Parra "ha trovato una situazione surreale. Ha fatto di tutto per la trasparenza così come il cardinale Parolin", ha subito precisato la Chaouqui. "Mi fa piacere, nonostante siano passati anni, che l'attività di trasparenza intrapresa da Cosea stia portando avanti i suoi frutti. Lo dico perché la prima 'opacità' - uso il termine utilizzato da mons. Parolin - della gestione dell'Obolo è stata denunciata da Cosea. Per questo i membri - io ricordo ero l'unica italiana della Commissione - l'abbiamo pagata cara", spiega l'ex componente della Commissione Cosea sulle finanze vaticane.  "Auspico che ora venga fatta luce, soprattutto sulle responsabilità dei sacerdoti che in quel momento hanno ritenuto di utilizzare i fondi dell'Obolo come fossero le casse di casa loro. La lobby finanziaria è disposta ad uccidere", dice la Chaouqui spiegando che esisterebbe una cupola gestita da clero e laici dietro le (presunte) ruberie. "Conservo le prove, coperte da segreto pontificio, che non ho violato nemmeno per difendermi quando la cupola ha deciso di farmi arrestare". "Arrivarono addirittura a istituire un processo mediatico, indebolendo così l’immagine delle persone all’interno della Commissione quando si stava per giungere al nocciolo della questione. Papa Francesco, dal canto suo, pur consentendo il processo, allo stesso tempo ha dato l’opportunità di continuare a indagare", aggiunge l'ex collaboratrice laica del Vaticano.  "Ho impresse alcune parole di mons. Perlasca quando mi arrestarono incinta e stetti male", riferisce Chaouqui ricordando gli anni dello scandalo Vatileaks II. "Papa Francesco non si è fermato ed è andato avanti. Io ho sofferto e ho visto la mia vita sgretolarsi durante Vatileaks. Ma se questo è servito a contribuire al risultato di oggi, allora posso dire che ne è valsa la pena. Io sarò sempre in prima linea, perché la chiesa è di chi la ama. Non di chi ruba".

  • La Palmas, sempre più bella, mostra la pancia ai suoi fan
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    La Palmas, sempre più bella, mostra la pancia ai suoi fan

    La gravidanza di Giorgia Palmas è ormai evidente: la showgirl sfoggia il pancione via social, e fa una tenera dedica al suo bambino.

  • Luca Argentero e Cristina Marino: la prima foto della figlia
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    Luca Argentero e Cristina Marino: la prima foto della figlia

    Luca Argentero e Cristina Marino hanno presentato al pubblico la primogenita Nina Speranza, nata lo scorso 20 maggio.

  • Covid-19, nuovo test rapido olfatto sperimentato a Chieti su 100 pazienti
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    Covid-19, nuovo test rapido olfatto sperimentato a Chieti su 100 pazienti

    di Margherita Lopes Uno dei primi sintomi di Covid-19 è l'alterazione della percezione olfattiva: gli odori e i profumi si 'spengono'. Ora a Chieti si sperimenta un nuovo test rapido 'made in Italy' che, in appena 2 minuti, permette di capire se un paziente è in grado di percepire gli odori, e quindi di stabilire il grado di alterazione olfattiva. Si tratta di uno studio pionieristico, condotto su 100 pazienti, che sfrutta un dispositivo innovativo: l'olfactory mmart threshold test (Ost Test), ideato dal gruppo dei neurofisiologi Andrea Mazzatenta dell'Università degli Studi G. d'Annunzio Chieti e Camillo Di Giulio, direttore del Laboratorio di Neurofisiologia Olfattiva e Chemiocettiva dell'ateneo, proprio per lo studio delle alterazioni olfattive nei pazienti Covid-19.  Il team ha utilizzato il test olfattivo ingegnerizzato dall'azienda pescarese The Prototype srl, che ha donato "cento kit al Santissima Annunziata di Chieti, per la prima sperimentazione sui malati di Covid-19", spiega all'Adnkronos Salute Mazzatenta. Il pool di ricerca, costituito da università e ospedale, è coordinato da Giampiero Neri, associato in Otorinolaringoiatria, e composto da specialisti della clinica di Malattie infettive diretta da Jacopo Vecchiet, dai reparti di Medicina generale 1 e 2 diretti da Francesco Cipollone e Ettore Porreca, dalla Cardiologia e Utic diretta da Marcello Caputo e dalla Pneumologia, diretta da Stefano Marinari.  "Le persone con Covid-19 riferiscono anche di non sentire il gusto, ma questo non è esatto. Lo percepiscono, come abbiamo visto. Quello che non sentono sono i sapori, perché quella dei sapori è una percezione cross modale che coinvolge gusto e olfatto. Sono proprio le alterazioni dell'olfatto a 'spegnere' i sapori", dice Mazzatenta. L'Ost Test è un kit realizzato anche grazie alla stampa 3D, e prevede l'uso una app gratuita per smartphone e tablet per poter eseguire correttamente e confermare il risultato del test in tempo reale. "In ospedale non abbiamo usato l'app. Ora lo studio è terminato - conclude Mazzatenta - stiamo controllando i dati e produrremo due lavori scientifici, attualmente in preparazione".

  • Meteo, pioggia e grandine per iniziare settimana
    Scienza
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    Meteo, pioggia e grandine per iniziare settimana

    L'estate fatica ad ingranare sull'Italia a causa del passaggio di correnti instabili e decisamente fresche per il periodo. Anche nel corso della prossima settimana una trottola temporalesca porterà una nuova ondata di maltempo già da lunedì. Le sorprese non finiscono qui. Anzi, è in arrivo un profondo ciclone. Ecco il punto della situazione con le previsioni aggiornate giorno per giorno. L'analisi del sito ilmeteo.it parte dalla giornata di lunedì 8 giugno quando una perturbazione temporalesca investirà in pieno il Centro Nord portando tante piogge e rovesci ed un deciso calo delle temperature. Massima attenzione in particolare tra Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna dove sono attesi fenomeni meteo anche di forte intensità con rischio anche di grandinate. Martedì 9 tempo ancora instabile con rovesci e temporali sparsi dapprima al Nord (eccetto Liguria), in estensione poi anche agli Appennini centrali fino ad arrivare alle coste marchigiane e abruzzesi. Più soleggiato invece sul resto del Paese. Non ci sono buone notizie nemmeno per la giornata di mercoledì 10 con acquazzoni e temporali soprattutto sulle zone alpine/prealpine e vicine pianure. Andrà decisamente meglio al Centro Sud con tanto sole e temperature previste in deciso aumento. Nella seconda parte della settimana, tra giovedì 11 e venerdì' 12, potrebbe formarsi un profondo ciclone (area di forte maltempo) che coinvolgerà a fasi alterne tutte le nostre regioni a suon di temporali e grandinate con forti venti che ruoteranno attorno al minimo di pressione. Il rischio più concreto è quello di avere una nuova profonda ferita in questa prima parte di Estate. Per i dettagli occorre aspettare ancora qualche giorno per capire con maggior precisione dove colpiranno i fenomeni più intensi. Detto queste sembrerebbe proprio che anche il weekend successivo possa essere in parte compromesso.

  • Cdm impugna legge medicina a Treviso, Zaia: fulmine a ciel sereno
    Politica
    Askanews

    Cdm impugna legge medicina a Treviso, Zaia: fulmine a ciel sereno

    "Ho contattato il ministro Boccia"

  • Liceo Talete, 7 posti a maschi e 3 a femmine in classe 'top': polemiche
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    Liceo Talete, 7 posti a maschi e 3 a femmine in classe 'top': polemiche

    "La notizia di oggi relativa al Liceo Talete di Roma ha destato non poca preoccupazione. Abbiamo sentito l'Ufficio scolastico regionale e sappiamo che la scuola interverrà per correggere le modalità di selezione al percorso Matematico, prevedendo un metodo che non discrimini le studentesse". Lo dice la viceministra dell'Istruzione, Anna Ascani, soffermandosi sui criteri adottati dall'istituto romano per selezionare gli studenti destinati a frequentare la sezione M, la classe per chi sceglie il percorso 'matematico'. "La scuola - prosegue il vice ministro - è e deve essere sempre il luogo delle pari opportunità. Da anni siamo al lavoro per garantire eguale accesso all'istruzione a ogni studente, al di là del proprio genere, del contesto territoriale di appartenenza, delle condizione economiche familiari". "Siamo impegnati a rimuovere gli ostacoli al pieno e libero sviluppo di ogni giovane, così come stabilito dalla nostra Costituzione. Non possiamo permettere che bambine e ragazze vengano penalizzate. Dobbiamo garantire uguali diritti a tutti. Continuerò a confrontarmi con l'USR affinché la situazione si risolva quanto prima", conclude Ascani. "L'episodio del Talete di Roma ha giustamente risollevato il dibattito, purtroppo sempre attuale, sulla carenza di studentesse che accedono agli studi scientifici. Siamo in contatto con l'Istituto e, anche con la collaborazione dell'Ufficio scolastico regionale, stiamo lavorando ad una soluzione. Ne sono contenta", ha scritto in un post su Facebook la ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina. "Abbiamo assolutamente bisogno di più ragazze che studino materie scientifiche. Dobbiamo attrarle in ogni modo. Per questo insieme alla Ministra Elena Bonetti rilanceremo anche un piano per le Stem per le studentesse. Abbiamo già dato mandato ai nostri uffici di lavorarci", conclude. “E’ inquietante la notizia secondo la quale il prestigioso Liceo scientifico Talete di Roma starebbe adottando una nuova modalità di selezione per la sezione M, la classe per chi sceglie il percorso 'matematico', dove ragazze e ragazzi saranno ammessi secondo una 'percentuale di genere': 17 maschi e 8 femmine", dice in una nota, Eleonora Mattia, Presidente della IX Commissione Diritto allo studio e Pari opportunità del Consiglio regionale del Lazio. "Si rimane esterrefatti davanti alla riproposizione di stereotipi di genere, contro i quali ci battiamo ogni giorno e a tutti i livelli. Se, poi, questo avviene in una scuola, si resta addirittura sconcertati. Nella mia qualità di presidente della IX Commissione Diritto allo studio e Pari opportunità della Regione Lazio, convocherò al più presto in audizione il dirigente scolastico dell’istituto Talete e l’Ufficio regionale scolastico per avere delucidazioni in merito a questa spiacevole sortita, che penalizza le studentesse", aggiunge. "Si dovrebbe comprendere, una volta per tutte, che la costruzione dei ruoli maschili e femminili è una processo che si deve sviluppare, a cominciare dai primi anni di vita, in maniera pacifica, senza la demarcazione di differenze, senza la creazione di stereotipi che non solo condizionano l’apprendimento, ma che possono influenzare l’intera esistenza di un individuo. E’ proprio all’interno delle scuole, quale luogo privilegiato, che dobbiamo diffondere politiche di pari opportunità, senza annullare le differenze, ma evidenziando le peculiarità positive. Le eventuali diverse attitudini dei due sessi non possono essere un motivo valido per guardare uomini e donne con occhi diversi, perché il rischio è quello di generare preconcetti che penalizzano le ragazze rispetto alle possibilità professionali", sottolinea Mattia. "L’infelice scelta sull’ammissione assunta dal vertice dell’Istituto è evidentemente frutto di una cultura sbagliata che condiziona il percorso di studi che i nostri ragazzi intraprendono, sfavorendo le opportunità professionali delle ragazze, ancora prima di provare ad accedervi. Si ripropone purtroppo un problema di educazione e di rispetto, un pericoloso schema secondo il quale una donna non può godere di opportunità pari rispetto a un uomo. Ancora una volta è necessario combattere e smantellare una cultura sbagliata, nella speranza che a dominare la vicenda siano buon senso e la consapevolezza comune che, nella scuola prima ancora che in altri luoghi, l’unico criterio di selezione da adottare può essere la meritocrazia e non certo un requisito di genere”, conclude.  "In queste ore sta infuriando una vivace polemica sui criteri di selezione adottati dal Liceo Talete a Roma per le ammissioni del prossimo anno: 3 posti per le femmine e 10 per i maschi. Letto così sembrerebbe un criterio viziato da una palese disparità di genere, ma è proprio questo il punto: nessuno è andato a verificare che, in realtà, i posti riservati (3/10) corrispondevano alle percentuali delle richieste (30% richieste di femmine, 70% richieste di maschi)", interviene con una nota l'avvocato Caterina Flick, presidente dell'associazione Donne Giuriste Italia – Sezione di Roma (Adgi). "La circolare del 22 maggio oggetto di critiche prevedeva diversi criteri di valutazione, da ultimo il criterio residuale "tra coloro che risulteranno a parità di punteggio, in base ai posti rimanenti, si procederà al sorteggio, in modo proporzionale alla percentuale di domande di alunni maschi e femmine (Maschi 70%, Femmine 30%)", osserva il presidente di Adgi Roma. "Dunque, se letto con attenzione, quello che poteva sembrare un criterio penalizzante e discriminatorio, in realtà è un criterio basato su un principio matematico che presuppone un dato oggettivo. Spesso la mancata verifica del fatto o l'associazione mentale più semplice, ci fanno percepire la realtà in maniera distorta. Ed è proprio sfruttando questo meccanismo che spesso si insinuano e si diffondono le "fake news". Così, ristabilita la verità, la polemica, semmai, avrebbe dovuto puntare sul dato: come mai solo il 30% di ragazze ha fatto domanda per accedere ad un liceo scientifico?", conclude l'avvocato Flick.

  • Morgan confessa l'uso di droghe e scoppia a piangere
    Spettacolo
    DonneMagazine

    Morgan confessa l'uso di droghe e scoppia a piangere

    Morgan è scoppiato in lacrime e ha confessato di essere piombato di nuovo in una spirale autodistruttiva legata alle dipendenze.

  • Salute
    AGI

    "Non possiamo vivere in quarantena perenne", dice Tognotti

    AGI - Non possiamo vivere "in una quarantena perenne, circondati da un cordone sanitario di mascherine, guanti, gel, distanziamento, linee guida e ordinanze. Il livello di incertezza sul quando finirà tutto questo non ha precedenti: a ben vedere, anzi, è il carattere distintivo di Covid 19, rispetto - ad esempio - alla Sars, all'Influenza H1N1 2009 e prima ancora alla Spagnola, che scomparve poco più di un anno dopo il suo esordio". Tutte le epidemie "hanno un inizio e una fine" "Non è affatto scontato, anzi, che ci sarà una seconda ondata: nel caso, le lezioni apprese saranno tali da mitigarne sostanzialmente la portata". Eugenia Tognotti, ordinario di Storia della medicina e della Sanità pubblica all'Universita' di Sassari, studiosa delle epidemie e autrice di un saggio sulla storia delle quarantene, dalla peste all'Influenza A, citato in tutto il mondo da innumerevoli giornali a cominciare dal New York Times, spiega all'AGI che la narrazione della pandemia è condizionata da una convinzione sbagliata: quella che "dovremo imparare a convivere con la minaccia della 'seconda ondata' per chissa' quanto tempo, "stravolgendo modi e tempi delle nostre giornate e il ritmo delle nostre vite"."Siamo di fronte - ricorda Tognotti - a un unicum, che non ha alcun precedente nel passato e che ha segnato una cesura nella storia delle epidemie: non c'è mai stato prima un lockdown così prolungato nel tempo e nello spazio, che riguardasse una percentuale così estesa della popolazione mondiale e un numero cosi' grande di Paesi.Un lockdown che ha sicuramente contribuito ad arginare gli effetti della pandemia ma che ha aperto scenari difficilissimi per l'economia globale". In tutto questo, "è sorprendente - secondo la studiosa - che gli esperti e le task force in campo stiano organizzando il nostro futuro prossimo partendo dall'idea che l'epidemia durerà a lungo tanto che - ed è davvero inaudito - le Università si stanno equipaggiando per svolgere anche nel prossimo anno accademico l'insegnamento a distanza per una parte grande dei loro studenti, cancellando di fatto l'antica vocazione dell'Università di essere prima di tutto un luogo fisico organizzato per offrire a docenti, ricercatori e studenti un'esperienza intellettuale e scientifica fortemente formativa". "Dovremo rassegnarci a vivere una vita ad ostacoli, in guanti e mascherina?Una vita dove, anche in aree geografiche free Covid, bisogna sostare in fila sotto il sole per comprare un vestito o un paio di scarpe ed entrare dopo essersi disinfettati le mani? Dove andare in spiaggia con il metro? Dove dover misurare la temperatura per entrare in un ristorante?Fino all'idea, la più folle di tutte, di alzare dei divisori di plexiglass a scuola tra un bambino e l'altro: una soluzione priva di qualsiasi giustificazione e che presuppone che gli alunni restino seduti tutto il tempo, senza mai avvicinarsi gli uni agli altri"."Nel passato, le autorità sanitarie dei vari Stati hanno sempre preso rigorose misure di quarantena contro peste e colera. Ma queste misure non duravano anni, erano legate alla durata delle epidemie - ricorda Tognotti - In tanti fanno giustamente riferimento alla famigerata spagnola del 1918, che fece milioni di vittime in tutto il mondo: come ho documentato in uno dei miei libri ("La Spagnola in Italia: storia della influenza che fece temere la fine del mondo", ndr), il picco da noi ci fu tra settembre e ottobre, ma poi cominciò la fase discendente e a novembre si tornò a vivere una vita quasi normale, con i sindaci che chiedevano di ripulire le scuole e le chiese, i ristoranti e i luoghi di ritrovo che riaprivano"."Per quanto sia spericolato fare paragoni tra due periodi e due situazioni cosi' diverse, c'è da ricordare che la seconda ondata, arrivata nell'inverno del 1918, fu molto meno grave della prima, e legata in parte ai movimenti dei soldati di ritorno dal fronte. Viviamo in un mondo globalizzato ma abbiamo un nuovo arsenale rispetto ad un secolo fa: non è affatto detto che sia inevitabile la famosa seconda ondata, per evitare la quale dovremmo comprimere le nostre vite".Tra l'altro, "non parliamo di Ebola o della peste polmonare ma di un virus molto aggressivo che ha mietuto le sue vittime soprattutto in determinate fasce d'età e tra i più vulnerabili per altre patologia. Se facciamo tesoro delle dolorose lezioni ricevute, potremo tenere sotto controllo i rischi. Affidandoci alla medicina del territorio. Isolando tempestivamente nuovi casi ed eventuali nuovi, piccoli focolai. Ed osservando tutti, nessuno escluso, regole di igiene personale e di buonsenso. Perche' in nome del 'mantra' della sicurezza non possiamo rinunciare a vivere le nostre vite".

  • Covid, l'analisi: "Ora positivi sono spesso asintomatici"
    Salute
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    Covid, l'analisi: "Ora positivi sono spesso asintomatici"

    "I soggetti che in queste ultime settimane risultano positivi al tampone sono in grande maggioranza asintomatici e non sembrano essere nuovi casi di contagio, ma piuttosto persone che sono state contagiate dal virus Sars-Cov-2 diverso tempo prima del tampone e che risultano ancora positive pur non avendo segni clinici di Covid-19. Almeno in alcuni casi è stato dimostrato che questi nuovi positivi sembrano non essere in grado di trasmettere il virus in quanto al risultato positivo del tampone usando la tecnica Pcr non corrisponde un effettivo isolamento del virus". E' l'analisi pubblicata da Guido Silvestri, docente negli Usa alla Emory University di Atlanta, sulla sua pagina Facebook. Il tema sono gli ormai famosi tamponi. E ad approfondirlo nella rubrica social curata dallo scienziato - 'Pillole di ottimismo' - è un gruppo di colleghi italiani: Ilaria Baglivo, Paolo Bonilauri, Francesco Cecconi, Costanza Maria Cristiani, Silvia Falcinelli, Sara Gandini, Paola Pregel, Clementina Sasso, Luca Scorrano. Gli esperti - biologi, biochimici, epidemiologi - provengono da diversi atenei e centri sparsi in tutta la Penisola e spiegano come sia possibile che persone che hanno contratto l'infezione diverse settimane prima del tampone risultino ancora positive. La tecnica utilizzata per rilevare la presenza del virus nei tamponi ('Real time' Pcr) "è molto usata" da anni, amplifica "in modo esponenziale tracce di materiale genetico" presente nei campioni ed è capace di rendere "pertanto 'rintracciabili' quantità anche infinitesimali di materiale genetico di Sars-Cov-2 presenti nei tamponi di alcuni individui". La potenza è tale da "ottenere miliardi di molecole bersaglio a partire teoricamente da una singola presente nel campione da analizzare". I grandi vantaggi di una tecnica di amplificazione estremamente sensibile, spiegano gli scienziati, "vanno però 'gestiti' e il risultato di una amplificazione di tracce infinitesimali di materiale genetico va adeguatamente interpretato". C'è infatti un parametro (Ct, Cycle treshold), che dà un'indicazione importante: più è alto, minore è la quantità di materiale genetico contenuto nel campione analizzato. I tamponi delle ultime settimane mostrano che "i positivi di oggi possono essere 'diversi' da quelli dell'inizio della pandemia". Questo lo suggeriscono alcuni studi preliminari in via di pubblicazione. Si tratta di studi secondo cui "i tamponi positivi che si vedono oggi sembrerebbero contenere meno materiale genetico di Sars-Cov-2 di quanto fosse presente nei campioni analizzati all'inizio della pandemia", dicono gli esperti nella loro analisi. Per capire come è possibile che un tampone resti positivo per settimane in persone senza alcun sintomo di Covid, basta pensare che "cellule dell'epitelio respiratorio che contengono frammenti amplificabili di virus potrebbero rimanere nell'epitelio per diverse settimane, visto che la loro emivita sembra essere tra i 30 e i 90 giorni. Per questo in soggetti che sono stati infettati, questo processo di 'smaltimento' progressivo sia del virus che delle cellule epiteliali infettate può durare per un certo tempo". Per gli scienziati autori dell'analisi, è fondamentale che si facciano studi su questi aspetti. "Da notare che se i tamponi risultati positivi in soggetti asintomatici nelle ultime settimane della pandemia contengono in media relativamente poche molecole bersaglio di Sars-Cov-2 (probabilmente derivate da frammenti di virus 'morto' e quindi incapace di replicarsi) è molto probabile che questi soggetti si siano infettati molto tempo prima e non siano più in grado di trasmettere la malattia". I risultati di laboratorio, concludono gli esperti, "'raccontano' sempre una storia, bisogna solo aver voglia di ascoltarla ed essere in grado di capirla".

  • Da Beatrice di York a Theodora di Grecia, il Covid-19 ‘congela’ i royal wedding
    Spettacolo
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    Da Beatrice di York a Theodora di Grecia, il Covid-19 ‘congela’ i royal wedding

    Anche i ricchi piangono e non si sposano in tempi di Covid-19. Il 2020 doveva essere l’anno dei matrimoni più attesi in Gran Bretagna, da Beatrice di York, nipote della regina Elisabetta, che aveva concesso alla primogenita del duca di York i saloni e i giardini di Buckingham Palace per convolare a nozze con il giovane imprenditore di origine italiana Edoardo Mappelli Mozzi, a Theodora di Grecia, figlia dell’ex re Costantino e di Anna Maria, sorella di Margrethe di Danimarca. Per la seconda volta la fascinosissima Theodora, attrice conosciuta negli Stati Uniti con il nome d’arte di Theodora Grecia, soprattuto soap, film e serie tv (Beautiful, Little boy, June, The Big Valley), al nono posto nella successione del defunto trono greco, è stata costretta ad annullare il matrimonio con l’avvocato americano Matthew Kumar, conosciuto in California. Anche per loro festeggiamenti congelati e rimandati sull’isola greca di Spetses, causa pandemia. Ad attenderli ci saranno i rappresentanti del gotha e le teste coronate dei troni europei con i quali Theodora è imparentata (la regina Elisabetta II è la sua madrina di battesimo). Da Felipe e Letizia di Spagna a Frederic e Mary di Danimarca, dalla regina Margrethe ai reali inglesi. Attesissima per questa estate, senza essere ‘regale’ l’unione tra James Middleton, fratello della duchessa di Cambridge e cognato del futuro re d’Inghilterra, e Alizee Thevenet, analista finanziaria di origine francese, conosciuta due anni fa al South Kensington Club di Londra. Non sarà un ‘royal wedding’, è stato scritto, ma non passerà inosservato. Rinviato a data da stabilire. Il settimanale francese ‘Point de Vue’ ha riportato le parole di un amico di James Middleton. “Impossibile organizzare un matrimonio anglo-francese in questo periodo, avrebbe confessato il giovane Middleton. James e Alizee hanno deciso di aspettare - ha aggiunto l’amico- affinché tutti gli invitati possano essere in grado di partecipare alla cerimonia”. Appassionato di natura e animali Il fratello di Pippa e Kate, ha sempre preferito una vita solitaria lontana dal glamour e dalla mondanità. Ma forse, tra non molto, qualche riflettore si accenderà anche per lui. Discrezione assoluta in piena pandemia, secondo il settimanale francese, per Beatrice di York, 32 anni, che in silenzio aveva mal digerito il coinvolgimento del padre nello scandalo Epstein. Solo qualche rara apparizione a sostegno delle sue chiarity e delle Fondazione benefiche, di cui è presidente, e quarantena nella casa di campagna della famiglia del fidanzato (gia’ sposato e padre in un bambino di 4 anni) nell’Oxfordshire, mentre i genitori e la sorella si trovavano confinati in una magione accanto al castello di Windsor. E un trasloco in pieno lockdown secondo indiscrezioni, dopo qualche giorno di isolamento forzato, da parte del futuro marito di Beatrice di York, sembra nella casa della fidanzata, a Saint James Palace, nel cuore di Londra.