Palermo preoccupata, è caccia ai posti letto. "Il peggio deve ancora arrivare"

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PALERMO, ITALY - FEBRUARY 08: Healthcare personnel work inside the emergency room on February 08, 2021 in Palermo, Italy. A year after the start of the Covid-19 pandemic, hospitals are forced to change the organization of internal procedures and the management of the flow of incoming patients, to separate cases of suspected Covid-19 from all other patients , in order to guarantee the correct functioning of the work. Due to the large influx of patients, the Emergency Department of the Civic Hospital of Palermo has organized filters outside the Emergency Room with the help of the Civil Protection and Private Police, to make swabs and triage before entering the internal rooms of the emergency area. (Photo by Lorenzo Palizzolo/Getty Images) (Photo: Lorenzo Palizzolo via Getty Images)
PALERMO, ITALY - FEBRUARY 08: Healthcare personnel work inside the emergency room on February 08, 2021 in Palermo, Italy. A year after the start of the Covid-19 pandemic, hospitals are forced to change the organization of internal procedures and the management of the flow of incoming patients, to separate cases of suspected Covid-19 from all other patients , in order to guarantee the correct functioning of the work. Due to the large influx of patients, the Emergency Department of the Civic Hospital of Palermo has organized filters outside the Emergency Room with the help of the Civil Protection and Private Police, to make swabs and triage before entering the internal rooms of the emergency area. (Photo by Lorenzo Palizzolo/Getty Images) (Photo: Lorenzo Palizzolo via Getty Images)

“Il peggio deve ancora arrivare, senza vaccini è un’ecatombe”. Così Massimo Geraci, primario del Pronto soccorso dell’ospedale Civico di Palermo descrive la situazione nel capoluogo siciliano. Nelle ultime 72 ore, Geraci non si è mai fermato: sono tanti i pazienti che arrivano nell’area di emergenza urgenza del nosocomio. E, secondo il primario, la situazione non migliorerà a breve: “La batosta, con il picco dei contagi legato alle festività natalizie, la avremo tra una o due settimane”. E in altri ospedali l’emergenza è la stessa: “Ieri è stata sicuramente tra le giornate peggiori da quando è iniziata l’emergenza Covid nel marzo del 2020. Abbiamo pieno il nostro reparto, con pazienti tutti non vaccinati” afferma Baldo Renda, il direttore dell’unità di terapia intensiva dell’ospedale Cervello di Palermo. “Siamo stati costretti a trasferire i pazienti intubati all’ospedale di Partinico, perché soltanto questi due ospedali a Palermo attualmente hanno le terapie intensive Covid”. Al Cervello i posti in intensiva disponibili sono 16 mentre a Partinico 14.

C’è poi un’altissima percentuale di pazienti che accede al pronto soccorso per altre patologie e scopre di essere positiva. “E ovviamente vanno gestiti. Un anno fa avevamo soprattutto pazienti con infezione respiratoria da Covid, era anche più facile riconoscerli, presentavano stimmate cliniche. Oggi proprio per la diffusione del contagio che non abbiamo mai avuto prima la situazione è completamente diversa” afferma il direttore del Covid Hospital di Partinico, Vincenzo Provenzano, che ha lanciato attraverso Adnkronos un appello al Governo per un lockdown di 15-20 giorni.

Per Geraci: “Il lockdown? E’ una soluzione estrema, se si fosse adottata forse oggi saremmo in una situazione diversa. Chi è stato in prima linea nella lotta al Covid non può non essere d’accordo con qualsiasi provvedimento che possa mitigare la diffusione del virus. Dal punto di vista sanitario le misure che limitano la circolazione sarebbero l’unica cosa da fare, poi comprendiamo che ci sono anche altre esigenze, c’è l’economia che deve andare avanti, capiamo tutto ma da medici non possiamo non essere d’accordo con misure restrittive”.

La situazione epidemiologica critica in Sicilia ha costretto all’apertura di due punti medici avanzati in tensostruttura all’ingresso degli ospedali Cervello e Civico per l’alta richiesta di ricoveri. Un terzo e analogo punto medico avanzato anche all’ospedale di Partinico. “Questi presidi, organizzati dalla direzione del 118, sono fondamentali per far scendere i pazienti dalle ambulanze e avviare la loro presa in carico”, spiegano dall’ufficio del commissario per l’emergenza Covid. “Queste ulteriori misure permetteranno di affrontare i prossimi giorni con maggiore serenità, in attesa del raggiungimento del picco, che ci auguriamo possa essere tra circa due settimane - a dirlo è il commissario Covid di Palermo, Renato Costa - per fortuna, però, va detto che la condizione epidemiologica è migliore rispetto al passato. Abbiamo un minor numero di morti, le terapie intensive non sono sotto pressione come l’anno scorso, la percentuale di vaccinati ci sta aiutando. Abbiamo buone prospettive per superare questo momento”. La struttura commissariale per la gestione dell’emergenza Covid di Palermo ha messo a disposizione personale sanitario dalle 8 alle 14 e dalle 14 alle 20 per aiutare i colleghi del pronto soccorso del Cervello. Si stanno approntando, inoltre, altri posti letto Covid all’ospedale di Partinico, all’ospedale Civico e allo stesso ospedale Cervello. La rianimazione di Partinico è stata riattivata in rianimazione Covid.

“Non abbiamo mai avuto tanti contagi dall’inizio della pandemia - sottolinea Geraci - se non fosse stato per la campagna vaccinale avremmo avuto ecatombe. E’ vero che stiamo affrontando un periodo molto difficile, ma dobbiamo anche evidenziare come i vaccini abbiano evitato il peggio. Le terapie intensive cominciano a essere sature, ma il numero dei contagi rispetto a quello delle ospedalizzazioni ci dice quanto abbiano inciso positivamente i vaccini”. Nella sola giornata di ieri al pronto soccorso del Civico sono arrivati 25 positivi. “Ne abbiamo dovuti trattenere 5 e ne stiamo ricoverando solo tre - spiega - un non vaccinato e due che non hanno completato ciclo vaccinale. In due casi si tratta di pazienti ultranovantenni”. A riempire le terapie intensive sono proprio i no vax. “Per quanto la percentuale di non vaccinati sia oggi più contenuta, meno del 20 per cento, si tratta sempre di un cospicuo numero di soggetti e, vista la circolazione del virus così alta, questa piccola porzione di popolazione esercita una pressione ospedaliera pesante perché in loro la malattia si presenta con il suo quadro clinico caratterizzato da insufficienza respiratoria. Molti di questi pazienti necessitano della terapia intensiva”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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