Panella dà voce ai pensieri di Vito Taburno con Matteo Setti ed è musica

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C’è stato un tempo in cui Vito Taburno cantava di sera nei night e nelle balere, nelle rotonde, "sui belvedere a picco, al limite di baratri turistici nei quali ogni slancio sentimentale si suicida, davanti ai soliti ampi orizzonti pieni di cielo nel quale si aggirano i corvi in smoking e i gabbiani in lino chiaro, feroci e famelici in cerca dei resti di ogni spazzatura amorosa". Ed è lui stesso in un certo senso ad averlo raccontato a Pasquale Panella. Sì, è così. Taburno ha affidato al noto filosofo, poeta, scrittore e paroliere stralci di vita, aneliti d’amore, ricette di alici e sensualità, ricordi odorosi del primo cemento che "nel cinquanta ha inebriato le periferie...E sola la cazzuola nella notte ripensa al tempo in cui scagliò la luna in mezzo al cielo". Taburno ha condiviso visioni di vita, ha suggerito a Panella di non correre "appresso ai sogni" imparando piuttosto da "chi corre con i sogni appresso". E questa osmosi tra Panella e Taburno è diventata un disco: ‘Matteo Setti canta le canzoni di Vito Taburno – Vol. 2’ la cui realizzazione è stata curata da Massimiliano Frignani.

Un progetto pubblicato dalla Enterprise 8 e distribuito in digitale da The Orchard, con Matteo Setti 'alla voce', Bruno Bonarrigo al contrabbasso, Lele Borghi e Ignazio di Fresco alla batteria, Massimiliano Frignani alla chitarre e alle tastiere, Stefano Nanni al pianoforte, Enrico Pasini alla fisarmonica. "I brani ritrovati di Vito - descrive il disco Panella - Vito è esistito? Certo che è esistito, anzi di più. Se non basta la testimonianza delle sue canzoni, basterà citare gli altri testimoni della sua esistenza: la voce, la musica, i testi. Voce, musica e testi hanno nomi e cognomi che si aggiungono a quelli di Vito Taburno, quindi Vito è talmente Vito da essere più di Vito. Vito è artista ossia è altro da sé. Insomma, è canzone. Oltre le canzoni, testimoniano l’esistenza di Vito: la voce di Matteo Setti, la musica di Gianni Bisori, i testi di Pasquale Panella, il sodale direttore artistico Roberto Gasparini".

Ogni sera per decenni Taburno ha cantato: "Devo ripetermi: sono stato un cantante serale e notturno, al chiuso e all’aperto, in night e balere...Sono stato cantante in case del popolo in mezzo a vorticose politiche danzanti, in saloni colmi di debuttanti montate da panne di chiffon, in bersò, sotto pergolati infrascati e infiorati, in chioschi arabescati e merlettati, scricchiolanti e cadenti, in tutt’Italia, insomma".

Taburno ha cantato, per svariati decenni del novecento, celebri brani ogni sera, classici da intrattenimento, concedendosi il piacere di inserire tra questi uno o due brani suoi. E queste canzoni - così ha raccontato a Panella, suo confidente e, perché no, anche un po' alter ego - sono e saranno pubblicate per la prima volta in gruppi di numero variabile, "secondo scelta più arbitraria che ragionata. Nessun brano è un singolo, tutti i brani sono singolari. L’insieme dei brani non è una raccolta, è piuttosto una dissipazione. Cosa sono, cosa furono? Furono e sono teatro cantato e ballabile, scena musicale perduta nel ventesimo secolo, ritrovata nel ventunesimo", ci dice Panella.

"Dei brani abbiamo gli spartiti, i testi, e qualche registrazione con la voce di Vito, su nastro e su vinile. Un nuovo Vito, una nuova voce oggi interpreta quelle canzoni. Queste canzoni, che solo una limitata clientela notturna ha ascoltato, sono le canzoni perdute a decine e decine in decenni. I brani saranno pubblicati a gruppi di quattro, di cinque, di sei, o di tre, secondo una scelta e una sistemazione arbitraria, senza alcuna pedanteria cronologica né filologica", ci rassicura, osando sgretolare le aspettative della razionalità.

L’esecutore delle volontà di Vito è infatti solo e soltanto Pasquale Panella, al quale Vito Taburno ha consegnato tutti i suoi materiali, compreso il racconto della sua vita, anch’essa materiale: "In queste scatole ci sono le mie canzoni. Un centinaio? Di più, cerca e le trovi. Sono le canzoni italiane che l’Italia non conosce. Le lascio a te, Pasquali’, ne farai quello che vorrai, quando vorrai. Decidi tu. Io rendo ballabile la vita". E così ora Pasquale Panella ha reso per noi la vita ballabile.

(di Veronica Marino)