Paola e Chiara Iezzi, i motivi dell'addio: "C'era troppa tensione tra noi"

MILAN, ITALY - JANUARY 19: Paola & Chiara attend Che Tempo Che Fa TV Show on January 19, 2020 in Milan, Italy. (Photo by Francesco Prandoni/Getty Images)
MILAN, ITALY - JANUARY 19: Paola & Chiara attend Che Tempo Che Fa TV Show on January 19, 2020 in Milan, Italy. (Photo by Francesco Prandoni/Getty Images)

Da "Vamos a bailar" a "Festival", Paola e Chiara Iezzi sono rimaste nel cuore degli italiani e il recente ritorno sulla scena a Bibione con Max Pezzali ne è la prova. Dopo alcuni anni di inattività, a seguito dello scioglimento del duo, le sorelle pop tornano a parlare e a spiegare i motivi che le hanno portate a dirsi addio dal punto di vista professionale. Ma in tanti sognano la reunion.

Sui social è Paola a spiegare cosa ha portato lei e la sorella Chiara ad abbandonare il mondo della musica dopo i successi nei primi anni 2000: "Abbiamo deciso di chiudere perché c’era una tale tensione, un tale nervosismo... semplicemente non ce la facevamo più a tenere botta. Anche tra noi c’era tensione, eravamo in difficoltà, non viaggiavamo più allo stesso ritmo… Non si può avere sempre, entrambe, lo stesso entusiasmo, a un certo punto uno non è che smette di crederci, ma non ce la fa più”.

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A Bibione, in occasione del concerto di Max Pezzali, la bionda e la mora della musica italiana hanno accompagnato il cantante in "Tieni il tempo" e hanno fatto sognare i presenti. Sui social c'è chi ha anche azzardato all'ipotesi di vederle a Sanremo 2023, un colpo di scena firmato Amadeus. Su una possibile reunion Paola Iezzi, su Instagram, ha spiegato: "Chi lo sa... vedremo. Dobbiamo capire se questa non è solo un'ondata e, se ci sarà un ritorno, sarà solo perché la gente lo avrà voluto, perché ci avete inondate con tutto questo amore che non si è mai spento".

Gli ultimi anni di attività, infatti, sono stati molto complicati per le due sorelle: "Abbiamo fatto dieci anni da indipendenti che sono stati abbastanza hardcore, ogni singolo che portavamo in radio ci veniva letteralmente tirato in testa. Una volta portavamo un lento e non andava bene perché era lento, una volta uno veloce perché era veloce, e ci dicevano “Non è quello che vogliamo in questo momento, dovete essere più così, anzi no più colà”. Uno tiene duro ma poi molla, nel pop o c’è un minimo di riscontro da parte delle radio che ti devono supportare o muori".

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