Paolo Mieli firma referendum di Lega e Radicali sulla giustizia

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MILAN, ITALY - JUNE 02:   Paolo Mieli attends Che Tempo Che Fa Tv Show on June 02, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Stefania D'Alessandro/Getty Images) (Photo: Stefania D'Alessandro via Getty Images)
MILAN, ITALY - JUNE 02: Paolo Mieli attends Che Tempo Che Fa Tv Show on June 02, 2019 in Milan, Italy. (Photo by Stefania D'Alessandro/Getty Images) (Photo: Stefania D'Alessandro via Getty Images)

“Ma certo che firmo i referendum sulla magistratura proposti dai Radicali e dalla Lega. E ti dico di più, del loro contenuto non mi importa nulla; anzi, arrivo a dire che non mi convince del tutto. Mi fido però”. A dirlo è Paolo Mieli, giornalista e scrittore, due volte direttore del Corriere della Sera, che ripone la sua fiducia nei Radicali e nella ministra Cartabia, che sta portando avanti la sua riforma, “ma ancor a di più mi fido dei referendum, perché senza la loro spinta, temo che il lavoro della Guardasigilli finisca nelle secche”.

Alla domanda sul timore che la politica non voglia toccare i giudici per timore di finire processata, Mieli replica che “più che la paura può la pigrizia. Finché non gli capita in prima persona, il politico non si cura del problema; anzi, casomai gode quando viene indagato un avversario. Poi, quando alla sbarra ci capita lui, si avvolge la bandiera e denuncia la magistratura politicizzata, ma a quel punto è grottesco”.

Sui giudici, Mieli afferma che “sono ammaccati, non più indomiti, ma il loro potere reale non è stato minimamente intaccato”. Tra referendum e riforma Cartabia, “ci vuole un progetto olistico, che non persegua solo fini punitivi o di ridimensionamento. Quando sento discorsi vacui o fatti tanto per fare, come per esempio la sola separazione delle carriere, mi dico: ecco, le toghe la spunteranno anche stavolta. Vedrai”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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