Papa: alle domande maliziose Gesù rispondeva con un colpo d'ala

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Città del Vaticano, 22 ott. (askanews) - Il Papa ha illustrato la nota vicenda nella quale spiega ai farisei di "dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio" prima dell'Angelus domenicale in piazza San Pietro.

Si trattava, ha spiegato il papa, di "una questione spinosa, circa la liceità o meno di pagare la tassa all'imperatore di Roma, al quale era assoggettata la Palestina al tempo di Gesù. Le posizioni erano diverse. Pertanto, la domanda rivoltagli dai farisei: 'E lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?' costituisce una trappola per il Maestro. Infatti, a seconda di come avesse risposto, sarebbe stato accusabile di stare o pro o contro Roma. Ma Gesù, anche in questo caso, risponde con calma e approfitta della domanda maliziosa per dare un insegnamento importante, elevandosi al di sopra della polemica e degli opposti schieramenti. Dice ai farisei: 'Mostratemi la moneta del tributo'. Essi gli presentano un denaro, e Gesù, osservando la moneta, domanda: 'Di chi è questa immagine e l'iscrizione?'. I farisei non possono che rispondere: 'Di Cesare». Allora Gesù conclude: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio'. Da una parte, intimando di restituire all'imperatore ciò che gli appartiene, Gesù dichiara che pagare la tassa non è un atto di idolatria, ma un atto dovuto all'autorità terrena; dall'altra - ed è qui che Gesù dà il 'colpo d'ala' - richiamando il primato di Dio, chiede di rendergli quello che gli spetta in quanto Signore della vita dell'uomo e della storia. Il riferimento all'immagine di Cesare, incisa nella moneta, dice che è giusto sentirsi a pieno titolo - con diritti e doveri - cittadini dello Stato; ma simbolicamente fa pensare all'altra immagine che è impressa in ogni uomo: l'immagine di Dio. Egli è il Signore di tutto, e noi, che siamo stati creati 'a sua immagine' apparteniamo anzitutto a Lui. Gesù ricava, dalla domanda postagli dai farisei, un interrogativo più radicale e vitale per ognuno di noi: a chi appartengo? Alla famiglia, alla città, agli amici, alla scuola, al lavoro, alla politica, allo Stato? Sì, certo. Ma prima di tutto - ci ricorda Gesù - tu appartieni a Dio. E' Lui che ti ha dato tutto quello che sei e che hai. E dunque la nostra vita, giorno per giorno, possiamo e dobbiamo viverla nel ri-conoscimento di questa nostra appartenenza fondamentale e nella ri-conoscenza del cuore verso il nostro Padre, che crea ognuno di noi singolarmente, irripetibile, ma sempre secondo l'immagine del suo Figlio amato, Gesù. E' un mistero stupendo".

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