Papa: avviciniamoci ai popoli amazzonici sulla punta dei piedi

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Città del Vaticano, 7 ott. (askanews) - "Dobbiamo avvicianrci ai popoli dell'Amazzonia sulla punta dei piedi, rispettando la loro storia, la loro cultura, le loro culture, il loro stile del 'buon vivere'": così Papa Francesco introducendo il Sinodo sull'Amazzonia.

Il Sinodo, ha detto Jorge Mario Bergoglio in spagnolo, "possiamo dire che ha quattro dimensioni: pastorale, culturale, sociale e ecologica. La prima, pastorale, è quella essenziale, e ricomprende tutto. Ci avviciniamo con il cuore cristiano e vediamo la realtà dell'Amazzonia con occhi da discepoli", perché "non esisono ermeneutiche neutre o asettiche, sono sempre condizionate da un'opzione precedente, quella dei discepoli" e con gli occhi da missionari "perché l'amore che lo Spirito Santo ci ha dato ci porta l'annuncio di Gesù Cristo. Un annuncio che non dobbiamo confondere con il proselitismo: ci dobbiamo avvicinare con cuore pasotrale, occhi da discepoli e missionari per portare l'annuncio del Signore. E - ha detto il Papa - dobbiamo avvicianrci ai popoli dell'Amazzonia sulla punta dei piedi, rispettando la loro storia, cultura, le loro culture, il loro stile del buon vivere nel senso etimologico della parola non in senso sociale come facciamo spessoe, perché i popoli possiedono entità proprie. Tutti i popoli possiedono una loro saggezza, una coscienza di sé: i popoli hanno un sentire, un modo di vedere la realtà, una storia, un'ermeneutica e tendono a essere protagonisti della loro propria storia con queste qualità. Ci avviciniamo lontani da colonizzazioni ideologiche che distruggono i popoli - è freuqnte questa abitudine delle colonizzazioni - ci senza avviciniamo quell'affanno imprenditoriale di fare programmi preconfezionati, di disciplinare i popli amazzonici, la loro storia, la loro cultura. No, questa volontà di addomesticare i popoli originali no. Quando la Chiesa ha dimenticato questo, di come ci si deve avvicinare a un popolo, ha disprezzato alcuni popoli e quindi sono stati fallimenti di cui oggi ci pentiamo", ha detto Francesco che ha citato, al contrario, l'esempio di inculturazione della fede portata avanti ad esempio da padre Matteo Ricci in Cina: "La centralità omogenizzante ci ha fatto perdere l'autenticità della cultura deei popoli. Le ideologie sono un'arma pericolosa".

"Tendiamo sempre a seguire una ideologia per interpretare un popolo, ma le ideologie sono riduttive e ci portano a esagerare nella nostra pretesa di comprendere intellettualmente ma senza accettare, senza ammirare, senza assumere. Si vede la realtà viste in categorie, con gli -ismi: quando ci avviciniamo a un popolo parliamo di indigenismi e quando vogliamo dare qualche soluzione per farli vivere meglio parliamo di sviluppismo e questi -ismi riformulano la vita da laboratorio e lo strato illuminista. Sono slogan che lasciano radice. Nel mio paese c'è uno slogan, civiltà o barbarie", uno slogan servito a "distruggere, annichilire" e si è arrivati "al culmine alla fine degli anni 80 di sterminare la maggior parte dei popoli originari perché la civiltà veniva da un'altra parte. E' il disprezzo verso i popoli. E dalla mia esperienza nel mio paese queste civiltà che hanno sterminato i popoli purtroppo ancora continuano con parole offensive", "parole offensive che qualificano un popolo e mettono una distanza, disprezzo".