Papa in Bahrein: "Uomo religioso si oppone a guerra e riarmo"

(Adnkronos) - "L’uomo religioso, l’uomo di pace, si oppone alla corsa al riarmo, agli affari della guerra, al mercato della morte". Lo sottolinea il Papa chiudendo, in Bahrein, il Forum per il dialogo tra Oriente e Occidente. "Non asseconda - dice Bergoglio- "alleanze contro qualcuno", ma vie d’incontro con tutti: senza cedere a relativismi o sincretismi di sorta, persegue una sola strada, quella della fraternità, del dialogo, della pace. Questi sono i suoi "sì".

Francesco, nel suo intervento, ricorda che "la Dichiarazione del Regno del Bahrein insegna che ’quando si predicano odio, violenza e discordia si dissacra il nome di Dio’. Chi è religioso rigetta questo, senza alcuna giustificazione. Con forza dice "no" alla bestemmia della guerra e all’uso della violenza. E traduce con coerenza, nella pratica, tali "no". Perché non basta dire che una religione è pacifica, occorre condannare e isolare i violenti che ne abusano il nome. E nemmeno è sufficiente prendere le distanze dall’intolleranza e dall’estremismo, bisogna agire in senso contrario". Bergoglio cita quindi il Documento della Fratellanza Umana: " ’Per questo è necessario interrompere il sostegno ai movimenti terroristici attraverso il rifornimento di denaro, di armi, di piani o giustificazioni e anche la copertura mediatica, e considerare tutto ciò come crimini internazionali che minacciano la sicurezza e la pace mondiale. Occorre condannare un tale terrorismo in tutte le sue forme e manifestazioni’. Anche il terrorismo ideologico", aggiunge a braccio.

Bergoglio ai leader religiosi osserva: "Se diversi potenti trattano tra di loro per interessi, denaro e strategie di potere, dimostriamo che un’altra via d’incontro è possibile. Possibile e necessaria, perché la forza, le armi e il denaro non coloreranno mai di pace il futuro. Incontriamoci dunque per il bene dell’uomo e in nome di Colui che ama l’uomo, il cui nome è pace. Promuoviamo iniziative concrete perché il cammino delle grandi religioni sia sempre più fattivo e costante, sia coscienza di pace per il mondo! E qui a tutti rivolgo un appello: - aggiunge a braccio - si ponga fine alla guerra in Ucraina, seri negoziati di pace. Se noi, che crediamo nel Dio della misericordia, non prestiamo ascolto ai miseri e non diamo voce a chi non ha voce, chi lo farà? Stiamo dalla loro parte, adoperiamoci per soccorrere l’uomo ferito e provato! Così facendo, attireremo sul mondo la benedizione dell’Altissimo. Egli illumini i nostri passi e congiunga i nostri cuori, le nostre menti e le nostre forze, perché all’adorazione di Dio corrisponda l’amore concreto e fraterno al prossimo: per essere insieme profeti di convivenza, artefici di unità, costruttori di pace".

Sullo sfondo la guerra in Ucraina. "Dopo due tremende guerre mondiali, dopo una guerra fredda che per decenni ha tenuto il mondo con il fiato sospeso, tra tanti disastrosi conflitti in ogni parte del globo, tra toni di accusa, minacce e condanne, ci troviamo ancora in bilico sull’orlo di un fragile equilibrio e non vogliamo sprofondare", ammonisce ancora il Papa. "Un paradosso - osserva Bergoglio- colpisce: mentre la maggior parte della popolazione mondiale si trova unita dalle stesse difficoltà, afflitta da gravi crisi alimentari, ecologiche e pandemiche, nonché da un’ingiustizia planetaria sempre più scandalosa, pochi potenti si concentrano in una lotta risoluta per interessi di parte, riesumando linguaggi obsoleti, ridisegnando zone d’influenza e blocchi contrapposti. Sembra così di assistere - denuncia Bergoglio- a uno scenario drammaticamente infantile: nel giardino dell’umanità, anziché curare l’insieme, si gioca con il fuoco, con missili e bombe, con armi che provocano pianto e morte, ricoprendo la casa comune di cenere e odio".

"Queste - avverte Francesco - sono le amare conseguenze, se si continuano ad accentuare le opposizioni senza riscoprire la comprensione, se si persiste nell’imposizione risoluta dei propri modelli e delle proprie visioni dispotiche, imperialiste, nazionaliste e populiste, se non ci si interessa alla cultura dell’altro, se non si presta ascolto al grido della gente comune e alla voce dei poveri, se non si smette di distinguere in modo manicheo chi è buono e chi cattivo, se non ci si sforza di capirsi e di collaborare per il bene di tutti. Queste scelte stanno davanti a noi. Perché in un mondo globalizzato si va avanti solo remando insieme, mentre, navigando da soli, si va alla deriva".

"Nel mare in burrasca dei conflitti teniamo davanti agli occhi - esorta Francesco - il Documento sulla Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune, nel quale si auspica un fecondo incontro tra Occidente e Oriente, utile a risanare le rispettive malattie . Siamo qui, credenti in Dio e nei fratelli, per respingere 'il pensiero isolante', quel modo di vedere la realtà che ignora il mare unico dell’umanità per focalizzarsi solo sulle proprie correnti".

"Desideriamo - dice il Pontefice- che le liti tra Oriente e Occidente si ricompongano per il bene di tutti, senza distrarre l’attenzione da un altro divario in costante e drammatica crescita, quello tra Nord e Sud del mondo. L’emergere dei conflitti non faccia perdere di vista le tragedie latenti dell’umanità, come la catastrofe delle disuguaglianze, per cui la maggior parte delle persone che popolano la Terra sperimenta un’ingiustizia senza precedenti, la vergognosa piaga della fame e la sventura dei cambiamenti climatici, segno della mancanza di cura verso la casa comune".

Da qui il monito ai capi religiosi: "Su tali temi, dibattuti in questi giorni, i leader religiosi non possono non impegnarsi e dare il buon esempio. Abbiamo un ruolo specifico e questo Forum ci offre un’ulteriore opportunità in tal senso. E nostro compito incoraggiare e aiutare l’umanità, tanto interdipendente quanto disconnessa, a navigare insieme".