Papa: con Dio possiamo discutere e arrabbiarci come con il papà

Sav
·3 minuto per la lettura

Roma, 3 giu. (askanews) - "Impariamo da Abramo, impariamo a pregare con fede: ascoltare il Signore, camminare, dialogare fino a discutere. Non abbiamo paura di discutere con Dio. Dico una cosa che sembra un'eresia: tante volte ho sentito gente che dice 'mi è successo questo e mi sono arrabbiato con Dio'. Ma tu hai avuto il coraggio di arrabbiarti con Dio? 'Sì, mi sono arrabbiato'. Ma questa è una forma di preghera: perchè solo un figlio è capace di arrabbiarsi col papà e poi rincontrarlo. Impariamo da Abramo a pregare con fede, a dialogare e a discutere, ma sempre disposti ad accogliere la parola di Dio e a metterla in pratica. Con Dio impariamo a parlare come un figlio con il suo papà: ascoltarlo, rispondergli, discutere, ma trasparenti come un figlio col papà. Così ci insegna Abramo a pregare". Lo ha detto Papa Francesco durante l'udienza generale di questa mattina nella Biblioteca del Palazzo Apostolico Vaticano. Proseguendo il ciclo di catechesi sulla preghiera, il Papa ha incentrato la sua meditazione sul tema "La preghiera di Abramo" e ha spiegato che "leggendo il libro della Genesi, scopriamo come Abramo visse la preghiera nella continua fedeltà a quella Parola, che periodicamente si affacciava lungo il suo cammino. In sintesi, possiamo dire che nella vita di Abramo la fede si fa storia: anzi Abramo con la sua vita e il suo esempio ci insegna questo cammino, questa strada nella quale la fede si fa storia. Dio non è più visto solo nei fenomeni cosmici, come un Dio lontano, che può incutere terrore. Il Dio di Abramo diventa il "mio Dio", il Dio della mia storia personale, che guida i miei passi, che non mi abbandona; il Dio dei miei giorni, il compagno delle mie avventure; il Dio Provvidenza. Io mi domando e vi domando: noi abbiamo questa esperienza di Dio? Il mio Dio, il Dio che mi accompagna, il Dio della mia storia personale, che guida i miei passi, che non mi abbandona? Il Dio dei miei giorni? Abbiamo questa esperienza? Pensiamoci un po'". Bergoglio ha quindi citato "uno dei testi più originali della storia della spiritualità, il Memoriale di Blaise Pascal", che "esprime non una riflessione intellettuale che un uomo sapiente può concepire su Dio, ma il senso vivo, sperimentato, della sua presenza. Non è il Dio astratto o cosmico, no: è il Dio di una persona, di una chiamata, il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe che è certezza, sentimento e gioia". "Abramo diventa familiare di Dio, capace anche di discutere con Lui, ma sempre fedele. Parla con Dio e discute. Fino alla prova suprema, quando Dio gli chiede di sacrificare proprio il figlio Isacco, il figlio della vecchiaia, l'unico, l'erede. Qui Abramo vive la fede come un dramma, come un camminare a tentoni nella notte, sotto un cielo questa volta privo di stelle. Tante volte succede anche a noi di camminare nel buio con la fede. Dio stesso fermerà la mano di Abramo già pronta a colpire, perché ha visto la sua disponibilità veramente totale", ha concluso il Papa.