Papa: credenti si prendono cura di chi ha smesso di camminare

Gci

Città del Vaticano, 13 ott. (askanews) - "E' compito nostro, di noi che siamo qui a 'fare Eucaristia', cioè a ringraziare. E' compito nostro prenderci cura di chi ha smesso di camminare, di chi ha perso la strada: siamo custodi dei fratelli lontani. Siamo intercessori per loro, siamo responsabili per loro, chiamati cioè a rispondere di loro, a prenderli a cuore. Vuoi crescere nella fede? Prenditi cura di un fratello lontano, di una sorella lontana". Lo ha sottolineato stamane papa Francesco nel corso della sua omelia in piazza San Pietro durante la messa di canonizzazione dei Beati John Henry Newman, Fondatore dell'Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra; Giuseppina Vannini, Fondatrice delle Figlie di San Camillo; Mariam Thresia Chiramel Mankidiyan, Fondatrice della Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia; Dulce Lopes Pontes e Margherita Bays.

Francesco, commentando il Vangelo che riporta la guarigione di alcuni lebbrosi, ha indicato tre tappe della vita di fede per ognuno di noi: "invocare, camminare e ringraziare". "Come quei lebbrosi, anche noi abbiamo bisogno di guarigione, tutti. Abbiamo bisogno - ha detto il Papa - di essere risanati dalla sfiducia in noi stessi, nella vita, nel futuro; da molte paure; dai vizi di cui siamo schiavi; da tante chiusure, dipendenze e attaccamenti: al gioco, ai soldi, alla televisione, al cellulare, al giudizio degli altri".

Ma la fede richiede anche un cammino, "un'uscita, fa miracoli se usciamo dalle nostre certezze accomodanti, se lasciamo i nostri porti rassicuranti, i nostri nidi confortevoli. La fede aumenta col dono e cresce col rischio. - ha ancora detto il Papa - La fede procede quando andiamo avanti equipaggiati di fiducia in Dio". Ma la fede, ha aggiunto Francesco, è anche "camminare insieme, mai da soli".

"Il culmine del cammino di fede è vivere rendendo grazie. Possiamo domandarci: noi che abbiamo fede, viviamo le giornate come un peso da subire o come una lode da offrire? Rimaniamo centrati su noi stessi in attesa di chiedere la prossima grazia o troviamo la nostra gioia nel rendere grazie? Quando ringraziamo, - ha detto Papa Bergoglio nella sua omelia - il Padre si commuove e riversa su di noi lo Spirito Santo. Ringraziare non è questione di cortesia, di galateo, è questione di fede. Un cuore che ringrazia rimane giovane. Dire: 'Grazie, Signore' al risveglio, durante la giornata, prima di coricarsi è l'antidoto all'invecchiamento del cuore. Così anche in famiglia, tra sposi: ricordarsi di dire grazie. Grazie è la parola più semplice e benefica. Invocare, camminare, ringraziare. Oggi - ha concluso il papa - ringraziamo il Signore per i nuovi Santi, che hanno camminato nella fede e che ora invochiamo come intercessori".