Papa Francesco in Bahrain per rilanciare il dialogo ecumenico

Alla vigilia del viaggio di papa Francesco in Bahrain, regno arabo del Golfo stretto alleato dell'Arabia Saudita, Amnesty international e una piattaforma di dissidenti del Bahrain in esilio hanno rivolto un appello congiunto al pontefice perché affronti durante il suo soggiorno a Manama la questione del rilascio dei prigionieri di coscienza e la fine della discriminazione dei membri della comunità musulmana sciita del paese.

Il Bahrain è retto dalla casa regnante dei Khalifa, musulmano sunniti, il cui governo è stato ripetutamente denunciato per le violazioni nei confronti degli sciiti nel paese, che costituiscono più della metà della popolazione.

Amnesty international e l'Organizzazione Americans for Human Rights and Democracy in Bahrein scrivono al Papa, riferendosi anche alla violenta repressione, sostenuta dall'Arabia Saudita, delle proteste popolari del 2011: "undici anni dopo la rivolta popolare che ha scosso il Bahrein, e con le fanfare delle successive riforme, i prigionieri di coscienza... rimangono dietro le sbarre e i diritti alla libertà di espressione, associazione e riunione continuano a essere repressi".

L'appello al papa prosegue: "a distanza di undici anni, le autorità bahreinite sono riuscite a eliminare ogni spazio per l'esercizio pacifico del diritto alla libertà di espressione e all'attivismo pacifico".

Il 12 novembre prossimo sono previste le elezioni parlamentari in Bahrain e gli attivisti denunciano la discriminazione anche politica nei confronti della comunità sciita locale.

"In occasione della Sua visita nel Paese - si conclude l'appello - e nel nome del rispetto e della difesa dei diritti umani, chiediamo il Suo intervento per sollevare con i Suoi interlocutori i casi dei prigionieri di coscienza nelle carceri bahreinite e di chiederne il rilascio immediato e incondizionato, insieme alla fine della sistematica discriminazione della comunità sciita".