Papa Francesco: 'cambiare il Padre Nostro, in italiano è stato tradotto scorrettamente'

Papa Francesco (Getty)

La preghiera del ‘Padre Nostro’ potrebbe presto cambiare, dietro diretta indicazione di Papa Francesco. Il pontefice ha spiegato che ci sarebbe un errore di traduzione che non dona ai credenti il significato più profondo che avrebbe il testo originale.

Ecco le parole di Bergoglio: “Dio che ci induce in tentazione non è una buona traduzione. Anche i francesi hanno cambiato il testo con una traduzione che dice ‘non mi lasci cadere nella tentazione’. Sono io a cadere, non è lui che mi butta nella tentazione per poi vedere come sono caduto, un padre non fa questo, un padre aiuta ad alzarsi subito“.

Il ‘Padre Nostro’ affonda le sue radici nelle preghiere ebraiche in circolazione prima dell’anno zero. Già allora c’era questo passaggio ‘dell’indurre in tentazione’ che in realtà sarebbe meglio traducibile con ‘non ci abbandonare alle tentazioni’ o ‘non lasciarci cadere nelle tentazioni’. Le tentazioni rappresentano, ovviamente, i cosiddetti peccati o più generalmente Satana – come ha spiegato Francesco nel suo intervento nel programma di TV2000 condotto da Don Marco Pozza, chiamato per altro proprio ‘Padre Nostro’.

La preghiera è la più nota del cristianesimo: fu insegnata, secondo gli scritti delle religioni di questo ceppo, da Gesù stesso ai suoi discepoli che gli chiedevano come dovessero pregare. Può darsi che nel corso dei secoli la metamorfosi linguistica europea abbia fatto perdere alcune accezioni alle parole originariamente impegnate nella stesura della preghiera. Il primo reperto relativo al testo è infatti in greco.

In Francia la situazione è stata risolta così: non viene più incluso il passaggio ‘ne nous soumets pas à la tentation’ – ‘non sottometterci alla tentazione’ -; è stato sostituito con una versione ritenuta più corretta che dice ‘ne nous laisse pas entrer en tentation’, cioè ‘non lasciarci entrare in tentazione’.

“La frase attuale lasciava supporre che Dio volesse tentare l’essere umano mentre Dio vuole che l’uomo sia un essere libero”, ha commentato il vescovo di Grenoble monsignor Guy de Kerimel. Nell’ultima versione della Bibbia della Cei (2008), il passo latino ‘et ne nos inducas in tentationem’ è stato tradotto con ‘e non abbandonarci alla tentazione’. Dunque manca solo l’ufficialità popolare a un problema che i teologi hanno già risolto.

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