Papa Francesco: "Dopo la pandemia ripartire con responsabilità e senza egoismi"

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Papa Francesco "si rallegra che il Meeting per l’amicizia tra i popoli torni a svolgersi 'in presenza'" e rivolge al vescovo di Rimini, monsignor Francesco Lambiasi, agli organizzatori e a tutti i partecipanti un saluto "con l’augurio di un proficuo svolgimento". Così il Papa in un messaggio, firmato dal segretario di Stato cardinale Pietro Parolin, inviato al vescovo di Rimini, mons. Francesco Lambiasi, si rivolge benedicendoli ai partecipanti della 42esima edizione del Meeting per l’amicizia tra i popoli, che si apre domani a Rimini sul tema 'Il coraggio di dire io'.

"Il titolo scelto, 'Il coraggio di dire io, tratto dal Diario del filosofo danese Søren Kierkegaard, è quanto mai significativo nel momento in cui si tratta di ripartire con il piede giusto, per non sprecare l’occasione data dalla crisi della pandemia. 'Ripartenza' è la parola d’ordine. Ma essa non si realizza automaticamente, perché in ogni iniziativa umana è implicata la libertà", si legge nel messaggio che ricorda le parole di Benedetto XVI: "'La libertà presuppone che nelle decisioni fondamentali ogni uomo sia un nuovo inizio. La libertà deve sempre di nuovo essere conquistata per il bene'. In questo senso, il coraggio di rischiare è innanzitutto un atto della libertà".

Nel messaggio si ricordano anche le parole di Papa Francesco durante il primo lockdown: "peggio di questa crisi c’è solo il dramma di sprecarla", diceva nel maggio 2020. "Mentre ha imposto il distanziamento fisico, la pandemia ha rimesso al centro la persona, l’io di ciascuno, provocando in molti casi un risveglio delle domande fondamentali sul significato dell’esistenza e sull’utilità del vivere che da troppo tempo erano sopite o peggio censurate. E ha suscitato anche il senso di una responsabilità personale. Tanti lo hanno testimoniato in diverse situazioni. Davanti alla malattia e al dolore, di fronte all’emergere di un bisogno, molte persone non si sono tirate indietro e hanno detto: 'Eccomi'", si legge nel messaggio a firma di Parolin.

"La società ha necessità vitale di persone che siano presenze responsabili. Senza persona non c’è società, ma aggregazione casuale di esseri che non sanno perché sono insieme. Come unico collante rimarrebbe solo l’egoismo del calcolo e dell’interesse particolare che rende indifferenti a tutto e a tutti. Del resto, le idolatrie del potere e del denaro preferiscono avere a che fare con individui piuttosto che con persone, cioè con un 'io' concentrato sui propri bisogni e i propri diritti soggettivi piuttosto che un 'io' aperto agli altri, proteso a formare il 'noi' della fraternità e dell’amicizia sociale", continua il messaggio.

Il Papa, quindi, "non si stanca di mettere in guardia coloro che hanno responsabilità pubbliche dalla tentazione di usare la persona e di scartarla quando non serve più, invece di servirla. Dopo quello che abbiamo vissuto in questo tempo, forse è più evidente a tutti che proprio la persona è il punto da cui tutto può ripartire. Certamente c’è la necessità di reperire risorse e mezzi per rimettere in moto la società, ma c’è bisogno innanzitutto di qualcuno che abbia il coraggio di dire 'io' con responsabilità e non con egoismo, comunicando con la sua stessa vita che si può cominciare la giornata con una speranza affidabile".

"Ma il coraggio non è sempre una dote spontanea e nessuno può darselo da sé (come diceva il don Abbondio manzoniano), soprattutto in un’epoca come la nostra, nella quale la paura – rivelatrice di una profonda insicurezza esistenziale – gioca un ruolo così determinante da bloccare tante energie e slanci verso il futuro, percepito sempre più come incerto soprattutto dai giovani".

Da dove può venire, allora, il coraggio di dire io? "Avviene grazie a quel fenomeno che si chiama incontro: 'Solo nel fenomeno dell’incontro - si legge ancora nel messaggio - si dà la possibilità all’io di decidere, di rendersi capace di accogliere, di riconoscere e di accogliere. Il coraggio di dire 'io' nasce di fronte alla verità, e la verità è una presenza' (ibid., 49). Dal giorno in cui si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi, Dio ha dato all’uomo la possibilità di uscire dalla paura e di trovare l’energia del bene seguendo il suo Figlio, morto e risorto".

Citando anche San Tommaso d’Aquino nel messaggio si afferma che "il rapporto filiale con il Padre eterno, che si rende presente in persone raggiunte e cambiate da Cristo, dà consistenza all’io, liberandolo dalla paura e aprendolo al mondo con atteggiamento positivo". La ragione profonda del coraggio del cristiano è Cristo. È il Signore risorto la nostra sicurezza, che ci fa sperimentare una pace profonda anche in mezzo alle tempeste della vita", si dice nel messaggio in cui il Papa "auspica che nella settimana del Meeting organizzatori e ospiti ne diano testimonianza viva, facendo proprio il compito indicato nel documento programmatico del suo pontificato: 'Molti cercano Dio segretamente, mossi dalla nostalgia del suo volto, anche in paesi di antica tradizione cristiana. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile'".

"La gioia del Vangelo infonde l’audacia di percorrere nuove strade: 'Bisogna avere il coraggio di trovare i nuovi segni, i nuovi simboli, una nuova carne, particolarmente attraenti per gli altri' (ibid., 167). È il contributo che il Santo Padre - conclude Paroli - si aspetta che il Meeting dia alla ripartenza, nella consapevolezza che 'la sicurezza della fede ci mette in cammino, e rende possibile la testimonianza e il dialogo con tutti' (Enc. Lumen fidei, 34), nessuno escluso, perché l’orizzonte della fede in Cristo è il mondo intero".

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