Papa Francesco: Il lavoro dà dignità, chi lo toglie fa peccato

redazione web
Papa Francesco: Il lavoro dà dignità, chi lo toglie fa un peccato gravissimo

"Il lavoro ci dà dignità e i responsabili dei popoli, i dirigenti, hanno l'obbligo di fare del tutto perché ogni uomo e ogni donna possa lavorare, e così avere la fronte alta, guardare in faccia gli altri, con dignità. Chi per manovre economiche, per fare negoziati non del tutto chiari chiude fabbriche, chiude imprese e toglie lavoro a uomini, questa persona fa un peccato gravissimo". Lo ha detto, parlando a braccio, Papa Francesco dopo l'udienza generale del mercoledì.

Il Papa, concludendo l'udienza generale del mercoledì, ha rivolto anche "un pensiero speciale" al gruppo di lavoratori di Sky Italia presenti in piazza San Pietro. Bergoglio ha auspicato "che la loro situazione lavorativa possa trovare una rapida soluzione, nel rispetto dei diritti di tutti, specialmente delle famiglie".

NO ALL'AMORE IPOCRITA. "La nostra vocazione più alta è quella di amare Dio e il prossimo ma c'è il rischio che il nostro amore sia ipocrita, come una telenovela", ha proseguito. Nella catechesi dedicata alla speranza cristiana, il Papa ha poi commentato la Lettera di San Paolo ai Romani, ricordando che la gioia della speranza consiste proprio nel sapere che anche nei nostri fallimenti, l'amore di Dio non viene meno.

L'ipocrisia può insinuarsi anche nel nostro modo di amare, quando ad esempio i servizi caritativi sono compiuti per sentirsi appagati o per mettersi in mostra, per fare sfoggio della propria intelligenza. "Quanti amori interessati ci sono", ha sottolineato Francesco nella catechesi. Per il Papa dietro questo atteggiamento c'è l'idea falsa che amiamo perché siamo buoni, cioè come se la carità fosse un prodotto del nostro cuore: "La carità, invece, è anzitutto una grazia, un regalo; poter amare è un dono di Dio, e dobbiamo chiederlo. E Lui lo dà volentieri, se noi lo chiediamo. La carità è una grazia: non consiste nel far trasparire quello che noi siamo, ma quello che il Signore ci dona e che noi liberamente accogliamo; e non si può esprimere nell'incontro con gli altri se prima non è generata dall'incontro con il volto mite e misericordioso di Gesù".

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