Papa Francesco: "La costruzione di muri anti-migranti è un ritorno al passato"

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Papa Francesco; l'edizione speciale di Avvenire dedicata ai migranti (Photo: Getty/Avvenire)
Papa Francesco; l'edizione speciale di Avvenire dedicata ai migranti (Photo: Getty/Avvenire)

“La storia in questi ultimi decenni ha dato segni di un ritorno al passato: i conflitti si riaccendono in diverse parti del mondo, nazionalismi e populismi si riaffacciano a diverse latitudini, la costruzione di muri e il ritorno dei migranti in luoghi non sicuri appaiono come l’unica soluzione di cui i governi siano capaci per gestire la mobilità umana. In questi quaranta anni e in questo deserto, tuttavia, ci sono stati segni di speranza che ci permettono di poter sognare di camminare insieme come un popolo nuovo verso un noi sempre più grande”. Così Papa Francesco in un messaggio inviato per i 40 anni del Centro Astalli. Le sue parole suonano come una critica aperta e durissima nei confronti della cattolica Polonia, che proprio ieri ha annunciato la volontà di costruire una barriera lunga 180 chilometri lungo la frontiera con la Bielorussia. L’inizio dei lavori è previsto per dicembre, la conclusione entro la metà del 2022, per un costo complessivo di 353 milioni di euro.

La riflessione del Papa arriva nel giorno in cui il quotidiano dei vescovi, Avvenire, pubblica un’edizione speciale che documenta la voglia del Continente di sigillare le frontiere e di chiudersi nel proprio egoismo. “Se questa è l’Europa”, il titolo scelto, su uno sfondo blu incorniciato da una corona di filo spinato giallo, a ricordare la bandiera europea.

Nell’editoriale, il direttore Marco Tarquinio ricorda l’iniziativa di alcuni cittadini al confine che, con le lanterne verdi, segnalano che nelle loro case è possibile trovare accoglienza. “Le lanterne verdi promettono di onorare l’antico ed elementare dovere del soccorso e dell’ospitalità” in un momento in cui “il filo spinato sta sostituendo le stelle sopra le terre d’Europa”.

Ma “le lanterne vedi polacche - commenta il direttore di Avvenire - non bastano. E le domande non danno tregua. Se l’Europa è i campi di concentramento di Lesbo. Se l’Europa è il finanziamento diretto o indiretto dei lager e dei negrieri di Libia. Se l’Europa è l’intrico balcanico di recinti, campi minati e miliziani picchiatori. Se l’Europa è i fucili spianati di Ceuta e Melilla. Se l’Europa è le ‘giungle’ di Calais. Se l’Europa sono gli eserciti schierati ai confini orientali e i poveri in mezzo. Se questa è l’Europa, l’Europa è imbelle, incrudelita e tradita. E noi non possiamo più dirci europei.
Eppure europei, una buona volta, dobbiamo deciderci a essere”.

Ieri era stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, durante un intervento all’Università di Siena, a lanciare un grido d’allarme. ”È sconcertante quanto avviene in più luoghi ai confini dell’Unione, è sorprendente il divario tra i grandi principi proclamati dai padri fondatori dell’Ue e il non tenere conto della fame e del freddo a cui sono esposti essere umani ai confini dell’Unione europea. C’è un fenomeno di strano disallineamento, di incoerenza, di contraddittorietà, tra i principi dell’Unione, tra le solenni affermazioni di solidarietà nei confronti degli afgani che perdono la libertà, e il rifiuto di accoglierli”. “Contro i sentimenti di insicurezza e fragilità - ha detto ancora - c’è solo un antidoto”, ovvero, i “principi irrinunciabili dell’etica della convivenza”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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