Papa Francesco, i tre motivi di un ricovero con “understatement”

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Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 7 lug. (askanews) - Questione di temperamento, certo, ma non solo. Papa Francesco ha scelto il riserbo per il ricovero al Policlinico Gemelli dove è stato sottoposto domenica sera ad una emicolectomia sinistra del colon a causa di una stenosi diverticolare. Ha seguito così una sua inclinazione personale, ma ha avuto altre tre buone ragioni per tanto understatement.

E' stato il papa in persona, da quanto si sa, a chiedere ai suoi collaboratori che tutto si svolgesse con discrezione. Un invito tutt'altro che sgradito. Una certa sobrietà, per non dire carenza di informazioni, è tradizione nello stile vaticano. E' di oggi la notizia che "l'esame istologico definitivo ha confermato una stenosi diverticolare severa con segni di diverticolite sclerosante". Vi era dunque il sospetto, si legge tra le righe, che vi potesse essere tumore, sospetto smentito dagli esami. Eppure è inevitabile, per un personaggio di tanto rilievo, che la curiosità eroda il pur comprensibile diritto alla privacy. Tanto più che ogni silenzio innesca innumerevoli speculazioni, più o meno in buona fede. "A tante segretezza, la dietrologia risponde con i suoi talenti", diceva lo storico vaticanista Benni Lay.

Il riserbo, va detto, non è una specificità né di papa Francesco né di questo Vaticano. "Il Papa è gravemente malatto dopo che è morto", diceva il portavoce di Wojtyla Joaquin Navarro-Valls. Ogni notizia circa la salute del Papa regnante viene scrutata attentamente non solo da un miliardo e 300 milioni di cattolici sparsi nel mondo, ma da sostenitori e avversari. La malattia del Papa, di ogni Papa, può preludere alla sua successione. E ogni segnale di declino, vero o presunto, innesca, palesemente o sottotraccia, manovre e posizionamenti in vista del successivo Conclave. Jorge Mario Bergoglio, 84 anni, è consapevole, e non da oggi, che più di un cardinale guarda già alla successione. Non ritiene certo di regnare in eterno. Ma ha ancora diversi obiettivi sostanziosi in agenda. E, per quanto dipende da lui, non ritiene che sia venuto il momento di dare il via alle danze.

Pur essendo uno degli uomini più visibili della terra, poi, Jorge Mario Bergoglio, paradossalmente, ha sempre conservato una notevole riservatezza. Gestisce da solo l'agenda, non vuole che l'assistente di camera gli porti la borsa di lavoro, non ha mai voluto festeggiare il compleanno, e quando i fedeli lo acclamano, "Papa Francesco", lui li invita, invece, ad acclamare "Gesù". Lo hanno raffigurato come superman in un murale per le strade di Borgo Pio, lui ha reagito citando Freud: "Ogni idealizzazione è un'aggressione".

Il pontefice argentino era un tipo solitario già a Buenos Aires, tanto più a Roma. Dove una reciproca diffidenza ha marcato sin dall'inizio del pontificato il suo rapporto con la Curia. A differenza dei suoi predecessori non esiste un vero e proprio entourage di Bergoglio. Il quale in otto anni di pontificato si è fatto non pochi nemici. Ma quelli che non sopporta sono gli adulatori: "Ho allergia naturale per i lecca-calze", ha avuto a dire. Alle critiche, anche aspre, ha risposto non di rado col silenzio. Nel corso della sua vita ha fatto più volte le spese delle malignità. Il "chiacchiericcio", ha detto, è come il terrorismo. E' consapevole della solitudine istituzionale a cui è destinato un leader.

E dietro uno stile di vita "normale" - pagare la camera d'albergo dopo l'elezione a papa, usare una berlina e aprirsi la portiera da solo, andare a comprare gli occhiali nuovi in negozio - c'è il desiderio di desacralizzare una certa idea di papato. Smontare il clericalismo. Abbattere i protocolli, i rituali, gli anacronismi di una corte pontificia che somiglia ancora, per certi versi, ad una corte regale. I conservatori criticano questa assenza di ieratica distanza, lui nel corso degli anni si è divertito a usare un tono scanzonato e ironico, non per scherno, ma perché l'incarnazione, che le distanze tra Dio e uomo annullò, è fondamento del cristianesimo. I collaboratori gli raccomandano prudenza, lui ama "un po' di sana incoscienza". Tratto personale, sì, ma anche riforma programmatica.

E così anche un ricovero diventa un modo per imprimere il suo tono all'istituzione del papato, diventa scelta politica. In contrappunto - ed è il terzo motivo - a Giovanni Paolo II. Nei confronti del suo predecessore polacco, il pontefice che lo creò cardinale, Jorge Mario Bergoglio ha un atteggiamento ambivalente. Lo ammira, lo venera addirittra, lo ha proclamato santo. Ma ne è molto distante. Ha confermato diverse acquisizioni di Karol Wojtyla, ma ha altresì smontato, nel metodo e nel merito, molte sue scelte. Ha avviato riforme che hanno portato alla luce - nella gestione degli abusi sessuali o in quella delle finanze vaticane - drammatici errori dell'era wojtyliana. Giovanni Paolo II interpretava il ruolo di pontefice in modo solenne, teatrale, a tratti regale. E' stato l'ultimo papa dell'evo moderno. Il pontefice polacco, che dal 1981 al 2005 al Gemelli fu ricoverato dieci volte, espose la sua malattia, la visse pubblicamente, ostentatamente, come testimonianza della propria fede mistica, partecipazione alla sofferenza di Cristo, attaccamento al soglio di Pietro fino all'ultimo respiro. La malattia, per i suoi critici, fu spettacolarizzata. Un'epoca chiusa nel 2013 dalla rinuncia al pontificato da parte di Benedetto XVI.

Il Conclave che ne raccolse l'eredità elesse Bergoglio, il primo papa gesuita della storia, il primo che prese il nome Francesco, il primo pontefice della glogalizzazione. Immerso nella post-modernità, convinto che la Chiesa si debba confrontare a viso aperto, e in modo dialogico, con la società secolarizzata. E persuaso che anche un ricovero vada vissuto sobriamente.

Domenica scorsa il papa è giunto al Gemelli nella consueta berlina, con l'autista e un segretario. Niente preavvisi all'opinione pubblica, niente codazzo di assistenti. Prima dell'ultimo ricovero Giovanni Paolo II all'Angelus chiese le preghiere dei fedeli, Francesco all'Angelus che ha preceduto di poche ore l'ospedalizzazione non ne ha parlato. Ha anzi annunciato il suo viaggio a Budapest e in Slovacchia a settembre. Il pontefice polacco si affacciava dalle finestre del decimo piano, l'argentino tiene le tapparelle chiuse. Ad attendere Wojtyla c'era un nugolo di giornalisti, i medici venivano intervistati, il Gemelli aveva una sala stampa. In questi giorni uno sparuto gruppo di coraggiosi cronisti attende sotto il sole senza grandi soddisfazioni. Giovanni Paolo II recitò l'Angelus dal policlinico, c'è da giurare che Francesco farà di tutto per tornare al Palazzo apostolico prima di domenica a mezzogiorno. Trattando il ricovero con la giusta misura: senza nasconderlo, ma senza enfatizzarlo.

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