Papa in Giappone: "Dialogo unica arma per pace duratura"

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di Enzo Bonaiuto 

Mai più bombe atomiche: l'unica arma legittima per l'umanità è quella del dialogo, anche per affrontare e risolvere la questione nucleare. Papa Francesco lo sottolinea nel discorso istituzionale rivolto alle autorità nipponiche, dopo l'incontro con il premier Shinzo Abe e in precedenza con l'imperatore Naruhito, al Kantei di Tokyo, fra le ultime tappe del suo viaggio in Asia che lo ha portato prima in Thailandia e poi in Giappone, da cui ripartirà domani per far rientro in Vaticano. 

Il Pontefice esorta a "continuare a promuovere e favorire tutte le mediazioni dissuasive necessarie affinché mai più, nella storia dell’umanità, si ripeta la distruzione operata dalle bombe atomiche a Hiroshima e Nagasaki. La storia ci insegna che i conflitti tra popoli e nazioni, anche i più gravi, possono trovare soluzioni valide solo attraverso il dialogo, l’unica arma degna dell’essere umano e capace di garantire una pace duratura". 

Il Papa si dice "convinto della necessità di affrontare la questione nucleare a livello multilaterale, promuovendo un processo politico e istituzionale in grado di creare un consenso e un’azione internazionali più ampi. Una cultura di incontro e dialogo, caratterizzata da saggezza, visione e ampiezza di orizzonte, è essenziale per costruire un mondo più giusto e fraterno", contribuendo "all'armonia, alla giustizia, alla solidarietà e alla riconciliazione, che sono il cemento della costruzione della pace". 

L'esortazione di Papa Francesco è che la società si basi sulla dignità di ogni persona, che deve essere al centro sia della politica che dell'economia. Il Pontefice richiama l'esigenza di garantire "un approccio integrale per la protezione della nostra casa comune, che deve considerare anche l’ecologia umana. Un impegno per la protezione - spiega - significa affrontare il crescente divario tra ricchi e poveri, in un sistema economico globale che consente a pochi privilegiati di vivere nell’opulenza, mentre la maggioranza della popolazione mondiale vive nella povertà". 

Per il Papa, invece, "la dignità umana deve essere al centro di ogni attività sociale, economica e politica; occorre promuovere la solidarietà intergenerazionale e a tutti i livelli della vita comunitaria bisogna dimostrare preoccupazione per coloro che sono dimenticati ed esclusi. Penso in particolare ai giovani, che spesso si sentono oppressi di fronte alle difficoltà della crescita; e anche alle persone anziane e sole che soffrono di isolamento. Sappiamo che, alla fine, la civiltà di una nazione o di un popolo - avverte Francesco - non si misura dal suo potere economico ma dall’attenzione che dedica ai bisognosi, come pure dalla capacità di diventare fecondi e promotori di vita". 

Nel discorso istituzionale, da Papa Francesco viene richiamata "la fragilità della nostra casa comune, soggetta non solo ai disastri naturali ma anche all’avidità, allo sfruttamento e alla devastazione per mano dell’uomo". "Quando la comunità internazionale ha difficoltà a rispettare i propri impegni per proteggere il creato - è il monito del Pontefice - sono i giovani che sempre più parlano ed esigono decisioni coraggiose: ci sfidano a considerare il mondo non come un possesso da sfruttare, ma come una preziosa eredità da trasmettere. Da parte nostra - conclude il Papa, richiamando il messaggio per la 'Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato' - a loro dobbiamo risposte vere, non parole vuote; fatti, non illusioni".