"Papa, Italia e Ue facciano di più per Hong Kong"

Francesco Palmieri

"La libertà non è qualcosa che si possa dare per scontato". È questo l'ammonimento che indirizza all'Italia, in un'intervista all'AGI, l'attivista Joshua Wong, 23 anni, il più noto fra i leader delle proteste pro-democratiche in corso negli ultimi mesi a Hong Kong. Wong parla nel giorno delle consultazioni elettorali per il rinnovo dei Consigli distrettuali nell'ex colonia britannica, che rappresentano un test per misurare il consenso alle proteste la cui crescente violenza stravolge la quotidianità di Hong Kong da cinque mesi.

Wong esprime una richiesta di intervento più deciso alla Ue, al Papa e all'Italia (dove sarebbe dovuto arrivare per un invito della Fondazione Feltrinelli questo mese, ma gli è stato negato il passaporto). "Sono convinto che il declino di Hong Kong negli ultimi ventidue anni rappresenti una lezione per il mondo intero", afferma l'attivista.

"Quando il vostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dice: 'noi non vogliamo interferire nelle questioni di altri Paesi', io rispondo che forse si dovrebbe mettere nei panni degli altri per comprendere la perdurante brutalità della polizia sin dal giugno scorso, quando i manifestanti si sono trovati di fronte a pallottole vere. Senza contare il fatto che un'azienda automobilistica italiana (l'Iveco, con una versione adattata del modello Daily; ndr) fornisce i veicoli alla polizia di Hong Kong. Credo che uno Stato responsabile prenderebbe in considerazione la consapevolezza della dignità umana".

Joshua Wong plaude invece e si dice "grato per il supporto offerto dalla società civile italiana, dalla stampa e da quegli esponenti politici che sostengono con fervore la causa democratica della gente di Hong Kong". E ricorda all'AGI che "alla fin fine la nostra è una richiesta assai modesta. Rivendichiamo semplicemente il diritto a libere elezioni".

È, questa, un'aspirazione che è stata sollevata dai manifestanti dopo le prime fasi delle proteste, scaturite per la presentazione dell'extradition bill (poi ritirato) con cui il governo di Hong Kong avrebbe facilitato l'intervento giudiziario della Repubblica Popolare Cinese nella repressione del dissenso, a dispetto della libertà d'espressione garantita dalla Basic Law vigente fino al 2047 nella zona amministrativa speciale. Wong non è soddisfatto dalla posizione finora assunta, sulla questione Hong Kong, dall'Unione europea, cui ha rivolto anche un appello dalle pagine del quotidiano tedesco Handelsblatt: "Quello della Ue - ribadisce oggi - mi sembra un atteggiamento ben lungi dall'essere sufficiente".

A Wong troppo tiepido appare anche l'atteggiamento del Papa, che ieri ha inviato un telegramma alla chief executive di Hong Kong, Carrie Lam, durante il suo viaggio verso il Giappone ("Invoco la divina benedizione e prego perchè Dio onnipotente possa garantire a tutti voi benessere e pace"). "Dal Santo Padre - spiega all'AGI - non mi aspetto una retorica diplomatica, ma visto che lui prega per la pace a Hong Kong e in Cina, spero capisca che la libertà religiosa a Hong Kong sta affrontando proprio in questo momento una sfida enorme. Proprio di recente, la polizia ha fatto irruzione in una chiesa dove ha operato arresti in modo del tutto arbitrario. Un giorno o l'altro la nostra polizia diventerà come le forze di sicurezza della Repubblica Popolare Cinese? Avrà il suo stesso atteggiamento verso i missionari stranieri?".

Come immagina, Joshua Wong, il suo futuro e più in generale quello della popolazione di Hong Kong nei prossimi mesi? "Nessuno puo' prevedere veramente come sarà, perchè la situazione evolve in modo molto rapido. Senza contare che, naturalmente, vi gioca un ruolo la dinamica delle relazioni internazionali. Auguriamoci - conclude l'attivista - che le autorità si convincano sia giunto il momento di assumere un comportamento consono alla ragionevolezza. E che optino per il ricorso a provvedimenti di carattere istituzionale piuttosto che per la soppressione del movimento democratico con l'impiego della forza".