Papa a L’Aquila corregge Dante: Celestino fu l’uomo del ‘sì’

Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 28 ago. (askanews) - "Erroneamente ricordiamo la figura di Celestino V come 'colui che fece il gran rifiuto', secondo l'espressione di Dante nella Divina Commedia. Ma Celestino V non è stato l'uomo del 'no', è stato l'uomo del 'sì'. Infatti, non esiste altro modo di realizzare la volontà di Dio che assumendo la forza degli umili. Proprio perché sono tali, gli umili appaiono agli occhi degli uomini deboli e perdenti, ma in realtà sono i veri vincitori, perché sono gli unici che confidano completamente nel Signore e conoscono la sua volontà". Una sorta di 'correzione' al Sommo Poeta è arrivata oggi da papa Francesco che ha voluto rivedere la figura di Celestino V nel corso della sua omelia durante la messa celebrata sul sagrato della Basilica di Santa Maria in Collemaggiodavanti ad un gran numero di fedeli.

Citando la Bibbia, il papa da detto che "è infatti 'ai miti che Dio rivela i suoi segreti", aggiungendo che "'dagli umili egli viene glorificato'".

"Nello spirito del mondo, che è dominato dall'orgoglio, la Parola di Dio di oggi ci invita a farci umili e miti. L'umiltà non consiste nella svalutazione di sé stessi, bensì in quel sano realismo che ci fa riconoscere le nostre potenzialità e anche le nostre miserie. A partire proprio dalle nostre miserie, - ha spiegato ancora Francesco nell'omelia - l'umiltà ci fa distogliere lo sguardo da noi stessi per rivolgerlo a Dio, Colui che può tutto e ci ottiene anche quanto da soli non riusciamo ad avere. Tutto è possibile per chi crede. La forza degli umili è il Signore, non le strategie, i mezzi umani, le logiche di questo mondo, i calcoli".

"In tal senso, Celestino V è stato un testimone coraggioso del Vangelo, perché nessuna logica di potere lo ha potuto imprigionare e gestire. - ha voluto aggiungere Papa Francesco - In lui noi ammiriamo una Chiesa libera dalle logiche mondane e pienamente testimone di quel nome di Dio che è la Misericordia. Questa è il cuore stesso del Vangelo, perché la misericordia è saperci amati nella nostra miseria. Essere credenti non significa accostarsi a un Dio oscuro e che fa paura".