Papa: la calunnia è un cancro diabolico, danneggia la Chiesa

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Città del Vaticano, 25 set. (askanews) - La calunnia è un "cancro diabolico": lo ribadisce Papa Francesco nel corso dell'udienza generale in piazza San Pietro.

Proseguendo un ciclo di catechesi sul libro degli Atti degli apostolic, Jorge Mario Bergoglio si è soffermato sulla figura del diacono Stefano, che "evangelizza con forza e parresia, ma la sua parola incontra le resistenze più ostinate. Non trovando altro modo per farlo desistere, cosa fanno i suoi avversari? Scelgono la soluzione più meschina per annientare un essere umano, cioè la calunnia o la falsa testimonianza. Noi sappiamo - ha detto il Papa - che la calunnia uccide, sempre. Questo 'cancro diabolico' che è la calunnia e nasce dalla volontà di distruggere la reputazione di una persona, aggredisce anche il resto del corpo ecclesiale e lo danneggia gravemente quando, per meschini interessi o per coprire le proprie inadempienze, ci si coalizza per infangare qualcuno. Condotto nel Sinedrio e accusato da falsi testimoni - lo stesso avevano fatto con Gesù e lo stesso faranno con tutti i martiri, false testimonianze, calunnie - Stefano", ha ripreso il Papa, "proclama una rilettura della storia sacra centrata in Cristo per difendersi e la Pasqua di Gesù morto e risorto è la chiave di tutta la storia dell'alleanza. Dinanzi a questa sovrabbondanza del dono divino, Stefano coraggiosamente denuncia l'ipocrisia con cui sono stati trattati i profeti e Cristo stesso. Ricorda la storia: 'Quale dei profeti i vostri padri non hanno perseguitato? Essi uccisero quelli che preannunciavano la venuta del Giusto, del quale voi ora siete diventati traditori e uccisori'. Non usa mezze parole, Stefano, parla chiaro, dice la verità. Questo provoca la reazione violenta degli uditori, e Stefano viene condannato a morte, condannato alla lapidazione. Egli però manifesta la vera "stoffa" del discepolo di Cristo. Non cerca scappatoie, non si appella a personalità che possano salvarlo, ma rimette la sua vita nelle mani del Signore - 'Signore Gesù, accogli il mio spirito' - e la preghiera di stegano è bellissima in quel momento, e muore da figlio di Dio perdonando: 'Signore, non imputare loro questo peccato'. Queste parole di Stefano ci insegnano che non sono i bei discorsi a rivelare la nostra identità di figli di Dio, ma - ha detto il Papa - solo l'abbandono della propria vita nelle mani del Padre e il perdono per chi ci offende ci fanno vedere la qualità della nostra fede".