Papa: no allo storytelling di falsità e proclami di odio

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Città del Vaticano, 24 gen. (askanews) - Bisogna rifiutare uno "storytelling" fatto di falsità, "storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza", proclami di odio: lo scrive il Papa nell'annuale messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali (24 maggio) pubblicato oggi, giorno del patrono dei giornalisti, san Francesco di Sales.

"Non tutte le storie sono buone", scrive Jorge Mario Bergoglio. "'Se mangerai, diventerai come Dio': la tentazione del serpente inserisce nella trama della storia un nodo duro da sciogliere. 'Se possederai, diventerai, raggiungerai...', sussurra ancora oggi chi si serve del cosiddetto storytelling per scopi strumentali", afferma il Papa. "Quante storie ci narcotizzano, convincendoci che per essere felici abbiamo continuamente bisogno di avere, di possedere, di consumare. Quasi non ci accorgiamo di quanto diventiamo avidi di chiacchiere e di pettegolezzi, di quanta violenza e falsità consumiamo. Spesso sui telai della comunicazione, anziché racconti costruttivi, che sono un collante dei legami sociali e del tessuto culturale, si producono storie distruttive e provocatorie, che logorano e spezzano i fili fragili della convivenza. Mettendo insieme informazioni non verificate, ripetendo discorsi banali e falsamente persuasivi, colpendo con proclami di odio, non si tesse la storia umana, ma si spoglia l'uomo di dignità. Ma mentre le storie usate a fini strumentali e di potere hanno vita breve, una buona storia è in grado di travalicare i confini dello spazio e del tempo".

"In un'epoca in cui la falsificazione si rivela sempre più sofisticata", scrive ancora il Papa, "raggiungendo livelli esponenziali (il deepfake), abbiamo bisogno di sapienza per accogliere e creare racconti belli, veri e buoni. Abbiamo bisogno di coraggio per respingere quelli falsi e malvagi. Abbiamo bisogno di pazienza e discernimento per riscoprire storie che ci aiutino a non perdere il filo tra le tante lacerazioni dell'oggi; storie che riportino alla luce la verità di quel che siamo, anche nell'eroicità ignorata del quotidiano".