Papa: "Non spegnere mai speranza ma senza fingere che tutto va bene"

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Avere speranza nella risoluzione dei problemi che ci angosciano, non vuol dire fingere che quei problemi non esistano e che tutto vada bene; ma significa che le difficoltà non vanno poste al centro della nostra vita, che non può restare prigioniera delle nostre ansie e preoccupazioni. E' il messaggio che Papa Francesco mette in risalto, celebrando nella basilica di San Pietro in Vaticano la messa nella solennità liturgica dell'Epifania.

Il Pontefice invita "a mettere da parte stanchezza e lamentele, a uscire dalle strettoie di una visione angusta, a liberarsi dalla dittatura del proprio io, sempre incline a ripiegarsi su se stesso e sulle proprie preoccupazioni. A non lasciarsi cioè imprigionare dai fantasmi interiori che spengono la speranza e non fare dei problemi e delle difficoltà il centro della propria esistenza".

Ma tutto ciò, avverte il Papa, "non vuol dire negare la realtà, fingendo o illudendosi che tutto vada bene. Si tratta invece di guardare in modo nuovo i problemi e le angosce, sapendo che il Signore conosce le nostre situazioni difficili, ascolta attentamente le nostre invocazioni e non è indifferente alle lacrime che versiamo".

Al contrario, osserva Papa Francesco, "quando fissiamo l’attenzione esclusivamente sui problemi, rifiutando di alzare gli occhi a Dio, la paura invade il cuore e lo disorienta, dando luogo alla rabbia, allo smarrimento, all’angoscia, alla depressione". In queste condizioni, "è difficile adorare il Signore" e se si verifica ciò, "bisogna avere il coraggio di rompere il cerchio delle nostre conclusioni scontate, sapendo che la realtà è più grande dei nostri pensieri".

Del resto, spiega il Pontefice, "adorare il Signore non è facile, non è un fatto immediato: esige una certa maturità spirituale, essendo il punto d’arrivo di un cammino interiore, a volte lungo. Non è spontaneo in noi l’atteggiamento di adorare Dio. L’essere umano ha bisogno, sì, di adorare, ma rischia di sbagliare obiettivo".

Infatti, "se non adora Dio, adorerà degli idoli e invece che credente diventerà idolatra. Nella nostra epoca - mette in guardia il Papa - è particolarmente necessario che, sia singolarmente che comunitariamente, dedichiamo più tempo all’adorazione, imparando sempre meglio a contemplare il Signore".

(di Enzo Bonaiuto)