Papa: se creano diseguaglianze non sono "progressi" tecnologici

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Città del Vaticano, 27 set. (askanews) - "Se i progressi tecnologici fossero causa di disuguaglianze sempre più marcate, non potremmo considerarli progressi veri e propri". Così Papa Francesco nell'udienza al seminario "Il bene comune nell'era digitale" organizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale e dal Pontificio Consiglio della Cultura.

Francesco ha fatto l'esempio, in particolare, della robotica e della intelligenza artificiale. "Il cosiddetto progresso tecnologico dell'umanità, se diventasse un nemico del bene comune, condurrebbe a una infelice regressione a una forma di barbarie dettata dalla legge del più forte", ha detto Jorge Mario Bergoglio.

"Cari amici, vi ringrazio perché con i vostri lavori vi impegnate in uno sforzo di civiltà, che si misurerà anche sul traguardo di una diminuzione delle disuguaglianze economiche, educative, tecnologiche, sociali e culturali. Voi avete voluto gettare delle basi etiche di garanzia per difendere la dignità di ogni persona umana, convinti che il bene comune non può essere dissociato dal bene specifico di ogni individuo. Fino a quando una sola persona rimarrà vittima di un sistema, per quanto evoluto ed efficiente possa essere, che non riesce a valorizzare la dignità intrinseca e il contributo di ogni persona, il vostro lavoro non sarà terminato. Un mondo migliore è possibile grazie al progresso tecnologico se questo è accompagnato da un'etica fondata su una visione del bene comune, un'etica di libertà, responsabilità e fraternità, capace di favorire il pieno sviluppo delle persone in relazione con gli altri e con il creato".