Papa: su malattia nulla di nascosto. Intervento programmato

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Image from askanews web site
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Città del Vaticano, 1 set. (askanews) - "Era tutto programmato ed è stato notificato... Dopo l'Angelus sono andato direttamente in ospedale, intorno all'una, ed è stato comunicato alle 15.30, quando si era già nei preliminari" dell'intervento. Torna sui giorni della sua degenza all'ospedale Gemelli di Roma, papa Francesco nel corso della sua intervista alla radio spagnola Cope. Un papa Francesco che si è lasciato andare anche a qualche battuta quando il giornalista lo ha citato nel detto sulle "erbacce che non muoiono mai"... "Esatto, esatto, - gli ha risposto Francesco - e questo vale anche per me, vale per tutti". Il papa ha affermato che "ovviamente" quello della salute di un pontefice e uno dei segreti meglio conservati in Vaticano, rassicurando però sulla attuale situazione post-operatoria. "Adesso posso mangiare di tutto, qualcosa che prima non potevi con i diverticoli. - ha detto - Ho ancora le medicine postoperatorie, perché il cervello deve registrare che l'intestino è 13 pollici più corto. E tutto è gestito dal mio cervello, il cervello gestisce tutto il nostro corpo e ci vuole tempo per registrarlo. Ma la vita è normale, conduco una vita totalmente normale". Un'altra battuta l'ha riservata rispondendo alla domanda sulla sua salute: "Sono ancora vivo", ha detto ridendo ricordando che la sua operazione è stata dovuta da un deterioramento dei diverticoli intestinali: "da quelle parti si deformano, necrotizzano... ma grazie a Dio la situazione è stata presa in tempo, e mi vedi".

Quindi, l'ormai famoso riferimento all'infermiere della sanità vaticana. "Mi hai salvato la vita! Mi ha detto: 'Devi operarti'. C'erano altri pareri: 'No, quello con gli antibiotici...' e me lo ha spiegato benissimo. È un infermiere di qui, della nostra sanità, dell'ospedale vaticano. - ha spiegato Francesco - È qui da trent'anni, un uomo di grande esperienza. È la seconda volta nella mia vita che un'infermiere mi salva la vita".

"La prima volta è stato nell'anno 57, quando hanno pensato che fosse un'influenza, - ha ricordato Papa Bergoglio - una di quelle epidemie di influenza che si prendono in seminario, e l'infermiera del seminario mi ha curato con l'aspirina. Per gli altri stava andando bene, ma non funzionava con me e mi hanno portato in ospedale, e hanno tolto dell'acqua dal mio polmone. Il dottore disse, non ricordo quanto - diciamo un milione di unità di penicillina e tante di streptomicina, erano gli unici antibiotici dell'epoca - e, quando se ne andò, l'infermiera disse: 'Doppio'".

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