Papa, ai leader del mondo: "Stop a insensata follia guerra, dialogo"

(Adnkronos) - Stop alla "insensata follia della guerra". Il Papa, alle battute conclusive del viaggio in Kazakistan, nel Palazzo dell’Indipendenza di Nursultan si rivolge ai leader religiosi di tutto il mondo al termine della lettura della dichiarazione finale: " Cari fratelli e sorelle! Abbiamo camminato insieme. Grazie per esser venuti da diverse parti del mondo, portando qui la ricchezza dei vostri credo e delle vostre culture. Grazie per aver vissuto intensamente questi giorni di condivisione, lavoro e impegno nel segno del dialogo, ancora più preziosi in un periodo tanto difficile, su cui grava, oltre alla pandemia, l’insensata follia della guerra". "Vi preghiamo, in nome di Dio e per il bene dell’umanità: impegnatevi per la pace, non per gli armamenti! Solo servendo la pace il vostro nome rimarrà grande nella storia".

"Diamo ai giovani opportunità di istruzione non armi di distruzione", ammonisce il Pontefice. Bergoglio si rivolge al mondo dei giovani: "Sono loro i messaggeri di pace e di unità di oggi e di domani. Sono loro che, più di altri, invocano la pace e il rispetto per la casa comune del creato. Invece, le logiche di dominio e di sfruttamento, l’accaparramento delle risorse, i nazionalismi, le guerre e le zone di influenza disegnano un mondo vecchio, che i giovani rifiutano, un mondo chiuso ai loro sogni e alle loro speranze. Così pure religiosità rigide e soffocanti non appartengono al futuro, ma al passato. Pensando alle nuove generazioni, qui si è affermata l’importanza dell’istruzione, che rafforza la reciproca accoglienza e la convivenza rispettosa tra religioni e culture".

Esorta il Papa: "Diamo in mano ai giovani opportunità di istruzione, non armi di distruzione! E ascoltiamoli, senza paura di lasciarci interrogare da loro. Soprattutto, costruiamo un mondo pensando a loro! Fratelli, sorelle, la popolazione del Kazakhstan, aperta al domani e testimone di tante sofferenze passate, con le sue straordinarie multireligiosità e multiculturalità ci offre un esempio di futuro. Ci invita a edificarlo senza dimenticare la trascendenza e la fratellanza, l’adorazione dell’Altissimo e l’accoglienza dell’altro. Andiamo avanti così, camminando insieme in terra come figli del Cielo, tessitori di speranza e artigiani di concordia, messaggeri di pace e di unità!".

"La fratellanza, l’altro, la prossimità: perché non può professare vera adesione al Creatore chi non ama le sue creature". Il Papa, nel discorso ai leader religiosi al termine del Congresso in Kazakistan, parla "dell’animo che pervade la Dichiarazione del nostro Congresso, di cui, in conclusione, vorrei sottolineare tre parole. La prima è la sintesi di tutto, l’espressione di un grido accorato, il sogno e la meta del nostro cammino: la pace! Beybitşilik, mir, peace! La pace è urgente perché qualsiasi conflitto militare o focolaio di tensione e di scontro oggi non può che avere un nefasto 'effetto domino' e compromette seriamente il sistema di relazioni internazionali".

"Ma la pace - avverte il Papa citando la Gaudium et spes - ‘non è la semplice assenza della guerra, né può ridursi unicamente a rendere stabile l’equilibrio delle forze avverse; non è effetto di una dispotica dominazione’, ma è ‘opera della giustizia’. Scaturisce dunque dalla fraternità, cresce attraverso la lotta all’ingiustizia e alle disuguaglianze, si costruisce tendendo la mano agli altri. Noi, che crediamo nel Creatore di tutti, dobbiamo essere in prima linea nel diffondere la convivenza pacifica. La dobbiamo testimoniare, predicare, implorare". "Perciò la Dichiarazione esorta i leader mondiali ad arrestare ovunque conflitti e spargimenti di sangue, e ad abbandonare retoriche aggressive e distruttive", dice Francesco.

RUOLI E RESPONSABILITÀ MAGGIORI PER LE DONNE - "Se manca la pace è perché mancano attenzione, tenerezza, capacità di generare vita. E dunque essa va ricercata coinvolgendo maggiormente – seconda parola – la donna. Perché la donna dà cura e vita al mondo: è via verso la pace"., sottolineato il Papa. "Abbiamo perciò sostenuto - dice il Papa riferendosi alla Dichiarazione finale - la necessità di proteggerne la dignità, e di migliorarne lo status sociale in quanto membro di pari diritto della famiglia e della società . Alle donne vanno anche affidati ruoli e responsabilità maggiori. Quante scelte di morte sarebbero evitate se proprio le donne fossero al centro delle decisioni! Impegniamoci perché siano più rispettate, riconosciute e coinvolte".

NO A SEPARAZIONE TRA POLITICA E TRASCENDENZA - "No alla confusione. Ma 'no' anche alla separazione tra politica e trascendenza, in quanto le più alte aspirazioni umane non possono venire escluse dalla vita pubblica e relegate al solo ambito privato. Perciò, sia sempre e ovunque tutelato chi desidera esprimere in modo legittimo il proprio credo. Quante persone, invece, - denuncia ancora una volta Francesco - ancora oggi sono perseguitate e discriminate per la loro fede! Abbiamo chiesto con forza ai governi e alle organizzazioni internazionali competenti di assistere i gruppi religiosi e le comunità etniche che hanno subito violazioni dei loro diritti umani e delle loro libertà fondamentali, e violenze da parte di estremisti e terroristi, anche come conseguenze di guerre e conflitti militari .Occorre soprattutto impegnarsi perché la libertà religiosa non sia un concetto astratto, ma un diritto concreto. Difendiamo per tutti il diritto alla religione, alla speranza, alla bellezza: al Cielo. Perché non solo il Kazakhstan, come proclama il suo inno, è un 'dorato sole nel cielo', ma ogni essere umano: ciascun uomo e donna, nella sua irripetibile unicità, se a contatto con il divino, può irradiare una luce particolare sulla terra".

IL PAPA INCORAGGIA LA PICCOLA COMUNITÀ CATTOLICA IN KAZAKISTAN - Bergoglio, dopo aver celebrato la messa in privato e dopo l’incontro privato con i componenti della Compagnia di Gesù presenti in Kazakistan, nella Cattedrale della Madre del Perpetuo Soccorso - sede dell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana - incontra i Vescovi, i Sacerdoti, i Diaconi, i Consacrati, i Seminaristi e gli Operatori Pastorali. "Il Vangelo dice che essere piccoli, poveri in spirito, è una beatitudine, la prima beatitudine, perché la piccolezza ci consegna umilmente alla potenza di Dio e ci porta a non fondare l’agire ecclesiale sulle nostre capacità. Questa è una grazia! Lo ripeto: c’è una grazia nascosta nell’essere una Chiesa piccola, un piccolo gregge; invece che esibire le nostre forze, i nostri numeri, le nostre strutture e ogni altra forma di rilevanza umana, ci lasciamo guidare dal Signore e ci poniamo con umiltà accanto alle persone". "Ricchi di niente e poveri di tutto, camminiamo con semplicità, vicini alle sorelle e ai fratelli del nostro popolo, portando nelle situazioni della vita la gioia del Vangelo. Come lievito nella pasta e come il più piccolo dei semi gettato nella terra, - dice Francesco incontrando sacerdoti, religiosi e religiose - abitiamo le vicende liete e tristi della società in cui viviamo, per servirla dal di dentro".

"Essere piccoli - ricorda il Papa- ci ricorda che non siamo autosufficienti: che abbiamo bisogno di Dio, ma anche degli altri, di tutti gli altri: delle sorelle e dei fratelli di altre confessioni, di chi confessa credo religiosi diversi dal nostro, di tutti gli uomini e le donne animati da buona volontà. Ci accorgiamo, in spirito di umiltà, che solo insieme, nel dialogo e nell’accoglienza reciproca, possiamo davvero realizzare qualcosa di buono per tutti. E il compito peculiare della Chiesa in questo Paese: non essere un gruppo che si trascina nelle cose di sempre o si chiude nel suo guscio perché si sente piccolo, ma una comunità aperta al futuro di Dio, accesa dal fuoco dello Spirito: viva, speranzosa, disponibile alle sue novità e ai segni dei tempi, animata dalla logica evangelica del seme che porta frutto nell’amore umile e fecondo. In questo modo, la promessa di vita e di benedizione, che Dio Padre riversa su di noi per mezzo di Gesù, si fa strada non solo per noi, ma si realizza anche per gli altri".

Le comunità cristiane siano ‘scuole di sincerità’, " dicendo "no" alla corruzione e alla falsità", ammonisce il Papa incontrando la comunità cattolica in Kazakistan. "Le comunità cristiane, in particolare il seminario, siano "scuole di sincerità": non ambienti rigidi e formali, ma palestre di verità, di apertura e di condivisione. E nelle nostre comunità – ricordiamoci – siamo tutti discepoli del Signore: tutti discepoli, tutti essenziali, tutti di pari dignità. Non solo i Vescovi - ha detto Francesco - i preti e i consacrati, ma ogni battezzato è stato immerso nella vita di Cristo e in Lui – come ci ricordava san Paolo – è chiamato per ricevere l’eredità e accogliere la promessa del Vangelo". " Va dato dunque spazio ai laici: vi farà bene, - ha osservato Bergoglio- perché le comunità non si irrigidiscano e non si clericalizzino. Una Chiesa sinodale, in cammino verso il futuro dello Spirito, è una Chiesa partecipativa e corresponsabile. E una Chiesa capace di uscire incontro al mondo perché allenata nella comunione".

Il Papa ha ricordato "in particolare il beato Bukowiński, un sacerdote che spese l’esistenza per curare gli ammalati, i bisognosi e gli emarginati, pagando sulla propria pelle la fedeltà al Vangelo con la prigione e i lavori forzati. Mi hanno detto che, ancora prima della beatificazione, sulla sua tomba c’erano sempre fiori freschi e una candela accesa. E la conferma che il Popolo di Dio sa riconoscere dove c’è la santità, dove c’è un pastore innamorato del Vangelo. Vorrei dirlo in particolare ai Vescovi e ai sacerdoti, questa è la nostra missione: non essere amministratori del sacro o gendarmi preoccupati di far rispettare le norme religiose, ma pastori vicini alla gente, icone vive del cuore compassionevole di Cristo".

Francesco ha reso omaggio anche ai martiri greco-cattolici, il Vescovo Mons. Budka, il sacerdote don Zarizky e Gertrude Detzel, di cui si è aperto il processo di beatificazione: "Come ci ha detto la signora Miroslava: hanno portato l’amore di Cristo nel mondo. Voi siete la loro eredità: siate promessa di nuova santità! Vi sono vicino e vi incoraggio: vivete con gioia questa eredità e testimoniatela con generosità, perché quanti incontrate possano percepire che c’è una promessa di speranza rivolta anche a loro. Vi accompagno con la preghiera; e ora ci affidiamo in modo particolare al cuore di Maria Santissima, che qui venerate in modo speciale come Regina della pace. Ho letto di un bel segno materno accaduto in tempi difficili: mentre tante persone venivano deportate ed erano costrette alla fame e al freddo, ella, Madre tenera e premurosa, ascoltò la preghiera che i suoi figli le rivolgevano. In uno degli inverni più rigidi, rapidamente la neve si sciolse, facendo emergere un lago con molti pesci, che sfamarono tante persone affamate".

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