Papa a vescovi e sacerdoti: uscire dai riti, capaci di compassione

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Roma, 5 set. (askanews) - "Non possiamo correre dietro a ciò che si traduce in benefici personali; le nostre stanchezze devono invece essere piuttosto legate alla nostra capacità di compassione. Sono impegni in cui il nostro cuore è 'mosso' e commosso. Ci rallegriamo con i fidanzati che si sposano, ridiamo con il bimbo che portano a battezzare; accompagniamo i giovani che si preparano al matrimonio e alla famiglia; ci addoloriamo con chi riceve l'unzione nel letto d'ospedale; piangiamo con quelli che seppelliscono una persona cara". Così papa francesco nell'incontro con i vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose, i consacrati e i seminaristi, i catechisti e gli animatori nella Cattedrale dell'Immacolata Concezione di Maputo, in Mozambico.

"Di fronte alla crisi dell'identità sacerdotale - ha sottolineato Francesco - forse dobbiamo uscire dai luoghi importanti e solenni; dobbiamo tornare ai luoghi in cui siamo stati chiamati, dove era evidente che l'iniziativa e il potere erano di Dio. A volte senza volerlo, senza colpa morale, ci abituiamo a identificare la nostra attività quotidiana di sacerdoti con determinati riti, con riunioni e colloqui, dove il posto che occupiamo nella riunione, alla mensa o in aula è gerarchico".

"Per noi sacerdoti le storie della nostra gente non sono un notiziario: noi conosciamo la nostra gente, possiamo indovinare ciò che sta passando nel loro cuore; e il nostro, nel patire con loro, ci si va sfilacciando, ci si divide in mille pezzetti, ed è commosso e sembra perfino mangiato dalla gente: prendete, mangiate. Questa è la parola che sussurra costantemente il sacerdote di Gesù quando si sta prendendo cura del suo popolo fedele: prendete e mangiate, prendete e bevete... E così la nostra vita sacerdotale si va donando nel servizio, nella vicinanza al Popolo fedele di Dio... che sempre, sempre stanca", ha concluso il Papa.