Papa: xenofobia come il morbillo, i muri sconfitti dalla storia

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Roma, 10 set. (askanews) - La xenofobia "non è un problema solo dell'Africa. È una malattia umana, come il morbillo .... una malattia che entra in un Paese, entra in un continente, e mettiamo muri. Ma i muri lasciano soli quelli che li fabbricano. Sì, lasciano fuori tanta gente, ma coloro che rimangono dentro i muri rimarranno soli e alla fine della storia sconfitti per via di grandi invasioni". Lo ha detto Papa Francesco rispondendo ai giornalisti sul volo di ritorno dal viaggio in Africa, come riporta Vatican News.

"La xenofobia è una malattia. Una malattia 'giustificabile' ad esempio per mantenere la purezza della razza, tanto per nominare una xenofobia del secolo scorso. E tante volte le xenofobie cavalcano l'onda dei populismi politici. Ho detto la settimana scorsa, o l'altra, che delle volte in alcuni posti sento fare discorsi che somigliano a quelli di Hitler nel '34. È come se in Europa ci fosse un pensiero di ritorno. Ma anche voi in Africa - ha continuato - avete un problema culturale che dovete risolvere. Ricordo di averne parlato in Kenya, il tribalismo. Lì ci vuole un lavoro di educazione, avvicinamento fra le diverse tribù per creare una nazione".

"Abbiamo commemorato il 25mo della tragedia del Rwanda poco tempo fa: è un effetto del tribalismo. Ricordo in Kenya, nello stadio, quando ho chiesto a tutti di alzarsi e darsi la mano e dire 'no al tribalismo, no al tribalismo...' Dobbiamo dire no. Si tratta di una chiusura. E c'è anche una xenofobia domestica, ma comunque una xenofobia. Si deve lottare contro questo: sia la xenofobia di un Paese verso l'altro, sia la xenofobia interna, che nel caso di alcuni luoghi dell'Africa e con il tribalismo porta alla tragedia come quella del Rwanda", ha concluso Bergoglio.