Paragone: "Fallimento M5S, Di Maio ha perso chance storica"

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"Luigi Di Maio manifesta il fallimento del M5S e cerca di lavarsene le mani, sta anticipando quello che si vede nei sondaggi in Emilia Romagna". Sono le parole di Gianluigi Paragone, senatore espulso dal M5S, a L'Aria che tira su La7. "Di Maio non era convinto di andare a correre in Emilia-Romagna e in Calabria. Come fai a non candidarti in una delle regioni più produttive e in un pezzo del sud che ha bisogno di rilancio", afferma. 

"Qualsiasi decisione sarebbe stata un errore. La debacle ci sarà, lui qualche giorno prima delle elezioni manifesta il fallimento del M5S e cerca di lavarsene un po' le mani: 'Io ve lo avevo detto'". "La sfida più pericolosa per Di Maio saranno le suppletive per il Senato a fine febbraio, nella sua Campania. Lui lì rischia di perdere", aggiunge. "Penso che lui perderà quelle suppletive e sarà un problema gestire un'altra sconfitta. Oggi Luigi ha perso i gradi sul campo, ha perso un'occasione storica. Il suo modo di muoversi nei palazzi, quasi cardinalizio, ha snaturato il Movimento. Lui ha avuto paura del programma elettorale del M5S. Ha sbagliato quasi tutto. Di Maio pensa di spostare il baricentro del Movimento al Sud: ma se perdi l'1% al Nord, hai bisogno del 2% al Sud per un problema di densità. Ma la Calabria dimostrerà che quel voto non c'è più, il Movimento non ce la farà più. Luigi sta disegnando una struttura familistica, nepotistica. Io ho parlato di Lotteria di Pomigliano e lui si è arrabbiato, ma lo sanno tutti". 

"Con Alessandro Di Battista ci siamo sentiti. E' un iscritto ed è una risorsa del Movimento. Io so che lui ha in testa i valori identitari del Movimento", dice ancora. "Credo che oggi il M5S potrebbe rappresentare la terza forza, vorrei sentire un proclama politico per cui lo Stato torna ad essere centrale". "Il Movimento -è la previsione di Paragone- diventerà omogeneo al Pd e al fronte riformista". 

Il passo indietro di Di Maio potrebbe portare maggiori responsabilità a Stefano Patuanelli. "Sarebbe davanti ad una sfida difficilissima, il M5S ha smarrito contatti con il mondo economico e produttivo. Di Maio era ministro dello Sviluppo economico: se non riesci più a interloquire con quei settori, c'è un problema".