Paragone vota no

Pietro Salvatori
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(Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)
(Photo: Simona Granati - Corbis via Getty Images)

“Una raffinata presa in giro”. Gianluigi Paragone è deciso a dare battaglia al Senato, quando mercoledì il voto sulla risoluzione di maggioranza sul Consiglio europeo rischia di diventare una conta sul Mes. I numeri sono risicati, e una manciata di defezioni possono mettere a serio rischio la tenuta del governo. Il senatore 5 stelle ha letto le anticipazioni sulla bozza di maggioranza. Il senso: via libera alle modifiche al Fondo salva stati, ma solo dopo le modifiche delle clausole sulla ristrutturazione del debito. “Ma la sostanza è la stessa – va giù duro Paragone contattato da Huffpost – Il Mes resta sempre un modo per depotenziare i governi. Se il M5s ha deciso di giocare di rimessa con il Pd lo faccia, io resto fedele al programma elettorale”.

“Se tutti i falchi del Nord mi dicono di fidarsi del Mes io ci starei attento – continua il senatore – L’errore che il Movimento sta commettendo è rifiutare la politica per rifugiarsi nella tecnica normativa. Bisogna invece cominciare a destrutturare l’impianto Ue se si vuole costruire l’Europa dei popoli e non della finanza come è oggi”. Che il clima sia caldo lo dimostra un dettaglio del vertice tenuto stamattina in presenza del ministro degli Affari europei Enzo Amendola. I delegati dei partiti hanno ricevuto in mano il testo. L’hanno discusso, valutato, emendato. “Ora riconsegnatelo”, è stato detto alla fine. Un clima di segretezza che ben restituisce l’equilibrio fragile su cui sta in piedi l’esecutivo.

Nonostante la mordacchia la bozza – che Huffpost ha avuto modo di leggere – è filtrata, e sta infiammando la discussione politica. Se rimarrà così, Paragone darà pollice verso: “Votando questa risoluzione tradirei quegli elettori che chiedevano un’inversione a U rispetto alle solite regole di Bruxelles. Qui vedo solo un altro tipo di inversione a U… E penso di non essere il solo a vederla, se continuiamo a cedere elettori”. Il pallottoliere di Palazzo Madama registra almeno sette o otto pentastellati assai critici. Ne basterebbero un paio in più per rischiare l’incidente. Il dissenso di uno di loro potrebbe essere rientrato. Mario Giarrusso, considerato tra i più battaglieri sul tema, dice a Huffpost che il testo è “accettabile”. Un altro dei frondisti dichiarati, Elio Lannutti, è lapidariamente gelido: “Non rilascio dichiarazioni”. Mancano ancora 48 ore per blindare la maggioranza. Una corsa contro il tempo. E contro le sirene di Salvini.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.