I parenti delle vittime della Thyssen non si arrendono, "andremo in Germania"

AGI - I parenti delle sette vittime del rogo Thyssen di Torino non si arrendono all'idea che i due manager tedeschi condannati per l'incidente del dicembre 2007 possano godere in Germania della semiliberta' e sono pronti a portare la loro protesta fino a Berlino. Dall'incontro a Palazzo Chigi con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, è emersa tutta la difficoltà di ottenere una revisione del processo, ma loro tenteranno ugualmente di farsi sentire dalle autorità tedesche. "Siamo molto delusi, non ci resta che andare in Germania e cercare di incontrare sia la cancelliera tedesca che il giudice che ha concesso la semiliberta'. Fin quando avremo forza, continueremo a lottare", ha affermato Rosina Plati', madre di Giuseppe Demasi, morto nell'incendio a soli 26 anni. Con lei c'erano altre sette tra mamme e sorelle degli operai morti, oltre alla sindaca di Torino, Chiara Appendino, e a Massimiliano Quirico di Sicurezza e Lavoro.

L'impegno di Bonafede

L'incontro è stato organizzato dopo la notizia, diffusasi nei giorni scorsi, che i due manager tedeschi condannati in via definitiva in Italia per omicidio colposo, Harald Espenhahn e Gerald Priegnitz, andranno sì in carcere ma potranno godere della semiliberta'. Un provvedimento che ha scatenato l'ira dei parenti delle vittime. Bonafede ha definito la vicenda "una ferita aperta per tutto il Paese" e ha espresso l'intenzione di convocare l'ambasciatore tedesco a Roma per conoscere il provvedimento e capire "quali sono i problemi del ritardo nella trasmissione della documentazione, se ci sono problemi". "La revisione del processo è una questione strettamente processuale, rientra nell'autonomia e dell'indipendenza della magistratura e io non entro in questioni di carattere processuale", ha aggiunto. "Siamo sempre stati accanto a questi familiari, senza fare promesse, abbiamo attivato i nostri canali diplomatici e continueremo a muoverci così". "A nome della città ringrazio il presidente Conte e il ministro Bonafede per averci ascoltato e per la vicinanza", ha detto all'uscita la sindaca Appendino, "quello che è accaduto è stato uno schiaffo alle famiglie e alla città di Torino che attende giustizia". "Il presidente Conte ha confermato che non si puo' fare nulla", ha spiegato all'Agi Rosina Platì, "consigliandoci poi di scrivere una lettera indirizzata alla Merkel che consegnerà direttamente lui la prossima settimana".

Starda in salita per la revisione

Durante l'incontro il premier ha ribadito ai familiari quello che aveva già osservato il procuratore generale di Torino Francesco Enrico Saluzzo, ovvero che la revisione del processo è praticamente impossibile. Lo stesso Saluzzo aveva spiegato che in alcuni land tedeschi è prevista la possibilità per i detenuti di potersi allontanare per raggiungere il posto di lavoro "in assenza di recidiva e se non sussistono pericolo di fuga e di reiterazione del reato". Il 22 febbraio 2019, dopo undici anni di processi, la Corte di Cassazione aveva confermato le condanne per i sei dirigenti Thyssen imputati a Torino. In particolare, 9 anni e 8 mesi all'amministratore delegato Espenhahn e 6 anni e 10 mesi al dirigente Gerald Priegnitz. Entrambi sconteranno però una pena di 5 anni, il massimo previsto dalla giustizia tedesca per l'omicidio colposo.