Parenti detenuti: "Chiarezza su morti durante rivolta in carcere Rieti"

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di Silvia Mancinelli - "Sulle morti nel carcere di Rieti non può cadere il silenzio. Già da più di un mese e mezzo il virus è in Italia, l’allarme si diffonde, diventa sempre più forte e vicino a noi tutti. Sappiamo come noi, persone fuori dalle galere, abbiamo reagito alla nostra paura, alla nostra quotidianità che cambiava in peggio giorno dopo giorno, alle notizie di ospedali pieni e incapaci a garantire le adeguate cure a chi si ammalava. Intanto nelle carceri il sovraffollamento mette insieme troppe persone in celle strette, detenute e detenuti anche anziani, malati, senza le minime distanze uno dagli altri. Tutto questo in un’assistenza sanitaria che lascia al quanto a desiderare, un'assistenza che già in tempi di non emergenza sanitaria, riusciva a garantire solo psicofarmaci e, a malapena, qualche tachipirina". Inizia così la lettera scritta dai parenti dei detenuti morti nel carcere di Rieti e affidata all'Adnkronos. 

"La tensione aumenta e lo Stato decide, per contenere il contagio, di adottare misure, le più restrittive, quali la sospensione di ogni attività, fino all'interruzione dei colloqui con i familiari. In compenso - si legge - gli operatori e gli agenti penitenziari continuano a rispettare i loro turni di lavoro ed entrano ed escono dalle galere, senza alcuna precauzione, nemmeno dotati di mascherine e guanti. Nessuna misura di prevenzione di carattere sanitario. Dal carcere di Salerno la rivolta si estende 'contagiando', in pochissime ore, ben 27 carceri di tutta Italia. Quattordici i decessi tra i detenuti di Modena, Alessandria e Rieti. Tutte morti, ci dicono dagli esiti di autopsie fatte in fretta e furia e, probabilmente, in assenza di figure legali nominate dalle famiglie, dovute ad abuso di psicofarmaci presi dalle infermerie interne alle carceri. 

"Ci volevano le rivolte affinché il Ministro della Giustizia, oltre ad esprimere il pugno di ferro nei confronti di chi ha partecipato alle rivolte, distribuisse 100 mila mascherine. Ma come si sedano le rivolte? - chiedono i parenti dei detenuti - Trattando con i detenuti, oppure con pestaggi reiterati. Non è una novità. Lo sa chiunque abbia vissuto direttamente o indirettamente (avendo un proprio caro lì rinchiuso) il carcere. In questi difficilissimi giorni, in cui l’impegno di ognuno di noi è tutto volto alla tutela della collettività, c’è chi non ha alcuna tutela".  

"Chiediamo che il Direttore Generale della Asl di Rieti, anche competente e responsabile della salute delle persone detenute nel carcere, si impegni nell’accertamento delle condizioni dei detenuti. Ci domandiamo come mai a fronte di ben 4 morti i garanti, nazionale e regionale, dei diritti dei detenuti non si siano ancora recati sul posto. Li invitiamo a farlo al più presto, nel loro ruolo di tutela delle persone private della loro libertà".