Parigi: compra casa e vi trova un cadavere

Parigi: compra casa e vi trova un cadavere

In un film spagnolo di una decina di anni fa ('La Comunidad') un'agente immobiliare prova a vendere un lussuoso appartamento, ma scopre che al piano superiore – chiuso da decenni – si trova il cadavere di un uomo circondato da decine di sacchi di banconote ormai fuori corso. Il ritrovamento scatena una serie di eventi grotteschi, che rendono il film godibilissimo.

Meno grottesco e, soprattutto, ben più reale e drammatico è invece quanto accaduto a un cittadino francese di Bussy-Saint-Georges, a 30 chilometri dal centro di Parigi. Quando si è recato nell'appartamento da lui regolarmente acquistato, l'uomo vi ha rinvenuto il cadavere del precedente inquilino. Durante l'ordinario giro di visione dell'immobile, in compagnia dell'agente incaricato della vendita, il nuovo proprietario è entrato in una camera da letto ed è stato accolto dal corpo di un uomo appeso al soffitto.

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Per accertarne l'identità sono state necessarie le analisi della scientifica, i cui risultati dicono si tratti di Thomas Ngin, cambogiano che proprio quest'anno avrebbe compiuto 50 anni. E che a 42 si è tolto la vita impiccandosi con un lenzuolo.

La storia di Ngin si aggiunge a una purtroppo densissima casistica di decessi solitari che, quando si tratta di residenti stranieri, si ammanta ancor più di alienazione da solitudine. Nel 2009, per esempio, in Belgio furono ritrovati nella propria casa i corpi di due italiani – Giovanna Muzati (80 anni) e Umberto Lucano (49), madre e figlio – morti 5 anni prima. Malgrado qualche timido tentativo di allarme da parte di una vicina, nessuno ha mai provato a forzare l'appartamento. Anzi, il comune di Jette, il paesino in cui i due vivevano, aveva deciso di radiarli dal registro delle residenze nella convizione fossero tornati in Italia.

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Anche per Ngin è stato così. La pila di lettere e bollette che cresceva davanti alla sua porta non ha incuriosito più del dovuto i vicini, che si sono limitati a bussare alla porta. Non ottenendo risposta, hanno pensato che l'uomo avesse deciso di tornare in patria e si sono premurati di buttare via la corrispondenza in accumulo.

Ad accumularsi, tuttavia, erano anche le pendenze finanziarie. Così la banca in cui Ngin aveva aperto un conto ha deciso – evidentemente senza indagare più di tanto su dove fosse il titolare – di espropriare l'appartamento e di venderlo all'asta. Trovato un acquirente, si è trovata anche la risposta a dove fosse finito l'ultimo inquilino. La risposta peggiore.

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