Parigi, il poliziotto ucciso sugli Champs-Elysées era accorso dopo l'attacco al Bataclan

Xavier Jugelé, il poliziotto che è stato ucciso ieri sera sugli Champs-Elysées, era tra i poliziotti delle forze dell’ordine accorse subito dopo l’attacco al Bataclan nel novembre del 2015.

Dopo una carriera dedicata a mantenere l’ordine nelle strade di Parigi, all’interno della 32esima compagnia di intervento, Xavier avrebbe dovuto ricoprire a giorni una nuova posizione lavorativa, in ufficio.

Xavier Jugelé, il poliziotto ucciso sugli Champs Elysées a Parigi. (Flag!)

Jugelé aveva 37 anni, era un attivista gay e faceva parte da diversi anni di Flag!, l’associazione che rappresenta i membri LGBT (Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender) della polizia e della gendarmeria francese.

L’agente è morto a causa di due colpi di kalashnikov sparati da un attentatore la cui identità corrisponderebbe a quella di Karim Cheurfi, 39 anni, morto anche lui nello scontro con la polizia.

Vicino al corpo del sospettato è stato trovato un biglietto inneggiante allo Stato Islamico (ISIS).
Cheurfi era già noto alle forze di polizia. Era stato condannato per tentato omicidio dopo aver sparato a due poliziotti in borghese nel 2001. In prigione, ha sparato e ferito una guardia dopo aver afferrato la sua pistola. Nel 2015 era uscito dal carcere ma era stato arrestato di nuovo lo scorso febbraio per aver minacciato di uccidere dei poliziotti, ma rilasciato per mancanza di prove.

Xavier Jugelé aveva assistito al concerto di Sting per la riapertura del Bataclan, l’anno scorso.

“Sono contento di essere qui. Sono contento che il Bataclan stia riaprendo. È simbolico. Siamo qui stasera come testimoni. Qui per difendere i nostri valori civici. Questo concerto vuole celebrare la vita. E dire no ai terroristi”, aveva dichiarato a People durante il concerto lo scorso novembre, un anno dopo la serie di attentati che hanno causato 130 vittime.

Il buco di una pallattola dopo l’attentato sugli Champs-Elysées (AP)

Mickaël Bucheron, un collega di Xavier, ha dichiarato ai media: “Quando ho saputo che era uno di noi ad essere stato ucciso, è stato uno shock. Ogni volta che un agente muore in servizio, tutti noi siamo scossi e toccati dalla tragedia. Ma l’emozione è ancora più forte se conoscevi quella persona.”

Il collega, fondatore dell’associazione LGBT della polizia, ha aggiunto: “Ci metti un bel po’ per digerirlo. Non abbiamo parole per descrivere questa cosa. […] Era un bravo ragazzo, un ragazzo gentile e un agente dedito e professionale.”


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