Parla il padre del ragazzo travolto: "Non voglio vendetta"

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"Ho voluto dire loro (gli amici di Luca, ndr) che il messaggio deve essere solo di pace e speranza, non vogliamo gesti d'odio o vendetta. Sono bravi ragazzi, li conosco, ma l'animo umano reagisce spesso in un modo non giusto davanti a certe notizie, anche se la persona è perbene". Marco Carissimi, papà di Luca ha raccontato così, in un'intervista al 'Corriere della Sera', l'incontro con gli amici del figlio, il 21enne travolto in un incidente stradale nella notte tra sabato e domenica scorsa. Luca era in Vespa con l'amico 18enne Matteo Ferrari, appena diplomato, morto anche lui. Il colpevole, secondo la Procura, sarebbe Matteo Scapin, di 33 anni, ubriaco al momento dell'episodio: l'accusa a suo carico è stata trasformata da omicidio volontario a omicidio stradale aggravato. 

Carissimi non accetta l'ordinanza del Gip, che ha messo il 33enne ai domiciliari: "Non la capisco proprio, né da un punto di vista giuridico né dal punto di vista umano". Poi, alla domanda su un possibile incontro con la madre dell'indagato, risponde: "Non c'è chiusura, se mai succederà, dovrà essere nelle sedi opportune e con determinate figure che possano aiutare tutti. Certamente, non ora". 

Infine, quanto alla possibilità di un unico funerale per le due giovanissime vittime: "Sarà quasi sicuramente così - afferma il papà di Luca -. Con i genitori di Matteo abbiamo condiviso tanti momenti e da qui in avanti ce ne aspettano molti altri. Dobbiamo farci forza a vicenda. Adesso - conclude - invece di 'viaggiare' noi tre, 'viaggeremo' in sei (i Ferrari hanno un altro figlio, Gianluca, 21 anni, ndr)".