Parla Josepha, la donna salvata dai volontari di Open Arms: "Sono scappata dal Camerun, mio marito mi picchiava perché non potevo avere figli"

Huffington Post

Il suo nome è Josepha, non Josephine come si era scritto subito dopo il suo salvataggio. La donna soccorsa dai volontari di Open Arms dopo essere stata per due giorni in balia delle onde del Mediterraneo ha raccontato ad Annalisa Camilli di Internazionale la sua storia:

"Sono del Camerun, sono scappata dal mio paese perché mio marito mi picchiava. Mi picchiava perché non potevo avere figli"

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Le foto del suo salvataggio, in cui si vedono i suoi occhi terrorizzati, hanno fatto il giro dei social. Ha ancora paura Josepha, non ricorda tutto quello che le è successo ma ripete sempre due parole: "Pas Libye, pas Libye". Il suo timore è essere riportata in Libia e il motivo è, ancora una volta, spiegato nelle sue poche parole. Le pronuncia a fatica, con un filo di voce:

Siamo stati in mare due giorni e due notti. Sono arrivati i poliziotti libici. E hanno cominciato a picchiarci.

La donna e il bambino che erano con lei in mare non sono sopravvissuti. E, se i soccorritori non fossero arrivati in tempo, sarebbe morta anche lei. I medici che la stanno curando le hanno diagnosticato una grave ipotermia che in poche ore avrebbe potuto ucciderla. E proprio il tempo è stato fatale alle due persone che erano con lei: "Arrivare anche solo un'ora prima avrebbe potuto fare la differenza", dicono i volontari di Open Arms alla giornalista di Internazionale. E a questo dato di fatto non riescono a rassegnarsi.

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