Parla l'amb. Pontecorvo: "Via tutti entro il 31 da Kabul, rischio rappresaglie"

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TASHKENT, UZBEKISTAN - AUGUST 22: In this handout image provided by the Bundeswehr,  evacuees from Kabul sit inside a military aircraft as they arrive at Tashkent Airport on August 22, 2021 in Tashkent, Uzbekistan. German Chancellor Merkel said Germany must urgently evacuate up to 10,000 people from Afghanistan for which it is responsible. (Photo by Handout/Bundeswehr via Getty Images) (Photo: Handout via Getty Images)
TASHKENT, UZBEKISTAN - AUGUST 22: In this handout image provided by the Bundeswehr, evacuees from Kabul sit inside a military aircraft as they arrive at Tashkent Airport on August 22, 2021 in Tashkent, Uzbekistan. German Chancellor Merkel said Germany must urgently evacuate up to 10,000 people from Afghanistan for which it is responsible. (Photo by Handout/Bundeswehr via Getty Images) (Photo: Handout via Getty Images)

Quella del 31 agosto è una scadenza “molto concreta” e “per ora stiamo facendo una programmazione” su quella data anche perché “per consentire agli americani di lasciare il Paese serve tempo, sono diecimila e non possono partire tutti in un giorno”. Parla così a La Stampa Stefano Pontecorvo, già ambasciatore in Pakistan, rappresentante civile della Nato in Afghanistan, che coordina le operazioni nell’aeroporto di Kabul.

“I talebani possono decidere di non perseguire vendette se non in casi particolari. Ma se ci sbagliamo, lasciamo alla loro mercé un sacco di gente. Meglio non prendere rischi”, dice anche a La Repubblica, ribadendo come “la priorità indicata dal segretario generale sia far uscire il maggior numero di nostri collaboratori” e “l’ultimo soldato Nato deve aver lasciato questo Paese per il 31 agosto”.

In un Paese in cui “l’Isis ha centinaia di miliziani sparsi” e “ora c’è una chiamata generale per recarsi a Kabul” mentre “i talebani non sono in grado di controllare a fondo la situazione”. “L’aeroporto è un bersaglio perfetto perché molti stranieri sono qui con gli afghani. Ma è molto ben guardato e abbiamo sistemi di difesa e sorveglianza che dovrebbero metterci al riparo”.

“Dentro all’aeroporto c’è una calma relativa, il problema è il sovraffollamento: ci sono oltre diecimila afghani che aspettano di essere evacuati, poi seimila militari americani e altri tremila di altre nazioni” in una base che “ha i servizi per cinquemila persone”. E poi “restano 10-12mila persone ai cancelli, senza titolo per viaggiare” e in una “situazione tesa” - continua - “stiamo chiedendo ai talebani di stare attenti a non provocare una scintilla”.

I Talebani sono cambiati? “Sugli aspetti fondamentali non credo siano cambiati, ma sono consapevoli di alcune linee rosse della comunità internazionale, con la quale vogliono avere rapporti, sia economici che politici. Davanti però hanno una società afghana che è cambiata in questi 20 anni. Questo Paese loro lo conoscono poco”. Per Pontecorvo, il governo di Ashraf Ghani ha “grandi colpe” perché “non ha saputo unificare un Paese che è frammentato, ma nei momenti difficili è stato unito”, mentre per la comunità internazionale è il momento “di fare una profonda introspezione su come sono andate le cose”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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