Parlamento "dimezzato" per l'emergenza coronavirus

S. Ronda - F. Frignani

Parlamento 'dimezzato' per il coronavirus. Una decisione unica, che stravolge la normale attività di Camera e Senato. Mai prima d'ora la metà degli eletti era stata 'lasciata' a casa. Ma il rischio del diffondersi del contagio è troppo alto. I battenti di Montecitorio e palazzo Madama non chiudono, ma riducono al minimo le aperture.

Sedute di Aula e commissioni previste solo per esaminare i provvedimenti legati all'emergenza contagio. In Aula saranno presenti solo la metà dei parlamentari, il numero minimo indispensabile per garantire lo svolgimento dei lavori e le relative votazioni: 350 alla Camera e 161 al Senato.

E saranno prevalentemente parlamentari provenienti dal centro e sud Italia. Nessuna trasferta romana per deputati e senatori delle zone del nord coinvolte dalle misure restrittive. 

Dopo la 'stretta' decisa nei giorni scorsi, con l'ingresso vietato agli esterni, l'annullamento di tutti i convegni, le visite guidate e i termo scanner a presidio dei portoni, Camera e Senato stabiliscono nuove regole ancora più restrittive per evitare il diffondersi del virus.

L'attività non si ferma, ma viene ridotta allo stretto necessario. Anche la presenza dei giornalisti nelle sale stampa dei due rami del Parlamento, così come a palazzo Chigi, subisce una stretta.

Il primo banco di prova delle decisioni assunte oggi, prima da Montecitorio e a seguire da palazzo Madama, sarà mercoledì, quando Senato e Camera dovranno esprimersi sulla richiesta del governo di sforamento del deficit, autorizzazione necessaria per poter procedere con il decreto sulle misure economiche a sostegno del mondo produttivo italiano, messo in ginocchio dall'emergenza coronavirus. E già si profila un via libera unanime, con il contributo delle forze di opposizione.

Proprio la collaborazione delle forze di opposizione ha reso possibile la decisione drastica assunta oggi dai due rami del Parlamento. Lo scostamento di bilancio, infatti, per essere approvato necessita della maggioranza assoluta: 316 sì alla Camera e 161 sì al Senato.

Con il numero stabilito di 350 deputati totali e 161 senatori, è assicurato sia il numero legale che il via libera all'aumento del deficit. ​“Il Parlamento non può fermarsi, abbiamo dei doveri nei confronti dei cittadini italiani", scandisce il presidente della Camera, Roberto Fico

"Così abbiamo definito questa modalità straordinaria dovuta all'emergenza attuale e che speriamo di dover adottare il meno possibile. Ringrazio innanzi tutto le opposizioni per la serietà e disponibilità. Medesimo ringraziamento va anche alla maggioranza”, aggiunge la terza carica dello Stato. È stato lo stesso Fico a proporre a tutti i capigruppo, contattandoli uno per uno, la misura straordinaria del dimezzamento delle presenze. Proposta - già ribattezzata 'lodo Fico' - subito accolta dalla maggioranza e dalle opposizioni.

Una formula, viene spiegato, che rispetta la proporzionalità delle forze politiche e garantisce, allo stesso tempo, la funzionalità dell'Aula senza venir meno alle prescrizioni di prevenzione e sicurezza: con 350 deputati in Aula viene assicurata la distanza di almeno un metro tra i parlamentari, anche se saranno tutti presenti nell'emiciclo in contemporanea.

Quanto ai tempi del dibattito, l'invito è di restringere - senza nulla togliere al diritto di intervento e partecipazione - il più possibile il 'minutaggio' secondo una modalità di 'autocontingentamento'.

Resta la decisione di 'aprire' il palazzo solo nella giornata di mercoledì, ogni settimana fino al perdurare dell'emergenza coronavirus, e solo per affrontare temi e provvedimenti strettamente connessi all'emergenza.

Anche i senatori vengono dimezzati: la conferenza dei capigruppo (dopodomani alle 15,30 è prevista una nuova riunione) ha stabilito che la presenza massima consentita è di 161 eletti e che ogni gruppo potrà avere contemporaneamente in Aula non più di 6 senatori. Le votazioni si svolgeranno per 'chiamata', sulla stregua di quelle sulla fiducia.

È stata rinviata al 24 marzo la seduta della Giunta per le immunità che avrebbe dovuto riunirsi domani per votare sulla richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini in relazione al 'caso' Open Arms (ma rischia di slittare ulteriormente).

"Questo è il tempo della collaborazione e dell'unità tra i gruppi parlamentari per salvaguardare con decisioni condivise l'attività delle Camere, che deve proseguire anche in questo momento assai difficile per rispetto della Costituzione e dei nostri doveri verso il popolo italiano", afferma il capogruppo del Pd alla Camera, Graziano Delrio. ​

Per il presidente dei deputati M5s, Davide Crippa, "è positivo il clima costruttivo e l'atteggiamento responsabile delle opposizioni. In questo modo non solo le prerogative delle Camere non risultano ridotte ma addirittura ne aumenta il prestigio: riusciamo così a dare una risposta seria ai cittadini. Andiamo avanti così con spirito unitario”.