In Parlamento solo una capatina. La furbata di Salvini sui soldi russi

Pietro Salvatori

Nessuna informativa. Matteo Salvini si è detto non disponibile a prestarsi a quella che per lui diventerebbe prestissimo una corrida parlamentare. La richiesta, arrivata sul tavolo della presidenza della Camera da parte del Pd, è stata respinta, come ha comunicato Roberto Fico ai capigruppo. Perché l’informativa prevede una relazione, un lungo dibattito, eventuali controrepliche. Insomma, incontrollabile. Nulla da fare, almeno per il momento. È stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro a spiegarlo ai presidenti dei gruppi di Montecitorio: “Non ho ricevuto nessuna risposta”. Silenzio diniego, occorrendo il via libera dell’interessato per un atto formale di questo tipo.

La prima fessura nel muro di silenzio della Lega si era aperta poche ore prima, quando Salvini aveva detto e non detto questa cosa qui: “Certo che vado in Parlamento. È il mio lavoro. Ci vado bisettimanalmente e per il question time durante il quale rispondo su tutto lo scibile umano, sempre”. Essendo la risposta alla domanda se avrebbe riferito alle Camere sul caso Savoini e i presunti soldi dalla Russia, poteva voler dire tutto o non voler dir nulla. Scavando, la fessura c’è. Perché una fonte molto vicine al segretario della Lega spiega che la disponibilità specifica a risponde a una domanda sul tema è reale.

La mossa è chiara. Quella della risposta a un’interrogazione è un territorio molto più agevole e controllabile. Una singola domanda di un singolo deputato, una manciata di minuti appena per la risposta del ministro interpellato, una controreplica di un minuto. Stop. Quella che i Dem definiscono una furbata, e che a Salvini permetterebbe da un lato di evitare un processo politico, dall’altro di poter dire di non essersi sottratto al Parlamento.

Si dovrà tra l’altro attendere, però. Perché mercoledì e giovedì, i giorni in cui i titolari dei dicasteri si presentano rispettivamente a Camera e Senato, il leader della Lega sarà ad...

Continua a leggere su HuffPost