Parlano già di ministri

Gabriella Cerami

Giuseppe Conte ha deciso. Anche se la Lega non dovesse sfiduciarlo, il premier martedì andrà comunque al Colle e si dimetterà. Il divorzio non consensuale - perché Matteo Salvini che ha aperto la crisi ora è colui che vuole far finta di niente - avviene attraverso un velenoso scambio di lettere, dal momento che il presidente del Consiglio e il vicepremier leghista non si parlano più. Così come, per adesso, sono chiusi i canali tra i vertici del Movimento 5 Stelle e della Lega. Piuttosto si sta registando un primo cambio di passo nei contatti tra pentastellati ed esponenti di primo piano del Pd, che iniziano a negoziare nella consapevolezza comune di quanto la strada sia ancora in salita e che quindi tutto possa ancora succedere. Sta di fatto però che, fonti degne di questo nome, confermano che sono in corso contatti tra la segreteria di Nicola Zingaretti e lo staff di Luigi Di Maio.

Affinché qualcosa si concretizzi, occorre però voltare davvero pagina. Lo scambio odierno di missive sullo sbarco di minori non accompagnati dalla Open Arms segna la rottura fra Conte e Salvini sul tema dell’immigrazione. Nella sua risposta Salvini marca nettamente la distanza dalla decisione del premier  -  definita “un pericoloso precedente” - e si spinge fino a sfidare “l’avvocato del popolo” sul piano giudirico. Alla fine però deve piegarsi al fatto che dopo l’evacuazione dei “presunti malati” sbarchino da Open Arms anche quelli che definisce “presunti minori”. Parole infuocate in questa calda crisi di ferragosto, quasi un testamento di un Governo in limine mortis, in vista del 20 agosto, giorno in cui il premier parlerà al Senato.

È infatti qui, nella Camera alta, che il premier terrà un discorso durante il quale prenderà atto della crisi ormai conclamata. Assicurano quelli attorno a lui che si toglierà parecchi sassolini dalle scarpe e pronuncerà parole durissime contro Salvini. L’obiettivo, evidentemente, è dare segnali indirizzati al...

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