Parole dure e diplomazia in campo: Biden equilibrista sulla Cina

Red
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Image from askanews web site
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Roma, 11 feb. (askanews) - Una strategia militare "ferma", ma senza arrivare all'uso della forza, che è "uno strumento di ultima istanza". Nel giorno del suo primo colloquio da presidente con la controparte cinese Xi Jinping, Joe Biden ha espresso ieri sera con chiarezza la linea che intende adottare nei confronti di Pechino. Durante la sua visita al Pentagono, l'inquilino della Casa Bianca ha annunciato la creazione di una task force all'interno del dipartimento della Difesa, responsabile dello sviluppo della strategia Usa nei confronti della Cina, avversario numero uno di Washington a livello globale. "Questo gruppo di lavoro si impegnerà rapidamente per (...) permetterci di decidere una direzione ferma sulle questioni legate alla Cina", ha detto Biden durante un discorso al personale del Pentagono.

Composto da quindici consiglieri civili e militari, il gruppo, che avrà quattro mesi per presentare le sue raccomandazioni al ministro della Difesa Lloyd Austin, sarà presieduto da un ex consigliere diplomatico di Biden specializzato sulla Cina, Ely Ratner. L'obiettivo è determinare la posizione militare necessaria nel Pacifico per contrastare le ambizioni territoriali di Pechino, sviluppare la cooperazione con gli alleati, ma anche determinare il tipo di relazioni che gli Stati Uniti desiderano avere con l'esercito cinese, nonché il tipo di arma da sviluppare per contrastare l'esercito cinese sempre più moderno e assertivo. "Saranno necessari uno sforzo da parte del governo, la cooperazione tra i due partiti al Congresso e forti alleanze e partnership", ha spiegato Biden. "È così che possiamo rispondere alle sfide poste dalla Cina".

In ogni caso, il presidente ha messo in chiaro che sarà la dipolomazia la vera 'arma' degli Stati Uniti nei confronti della Cina. "Non esiterò mai a usare la forza per difendere gli interessi vitali del popolo americano e dei nostri alleati quando necessario", ha detto. "Ma penso che la forza dovrebbe essere uno strumento di ultima istanza, non il primo", ha spiegato al personale del Pentagono.

Di certo c'è che - poco diplomaticamente - Biden ha ricordato ieri a Xi Jinping le divergenze di vedute su alcuni dossier che gli Usa considerano fondamentali per la stabilità e sicurezza regionale e globale: Taiwan, Honmg Kong e il trattamento risevato alla minoranza musulmana degli Uiguri nello Xinjiang. Il presidente Usa ha espresso le sue "profonde preoccupazioni" per le pratiche economiche "ingiuste e coercitive" di Pechino, la repressione a Hong Kong e le "violazioni dei diritti umani" nello Xinjiang. Ma Xi non ha ceduto il passo, confermando che su questi temi Washington e Pechino sono ancora su posizioni molto distanti. Si tratta di "affari interni che riguardano solo la sovranità e l'integrità territoriale della Cina", ha ribadito il presidente cinese, che ha invitato gli Usa a "rispettare gli interessi fondamentali della Cina e affrontare tali questioni con prudenza".

Biden e Xi hanno quindi discusso della pandemia di coronavirus in corso e delle "sfide comuni" alle due potenze mondiali nei settori della sanità globale e del cambiamento climatico. E Xi ha ricordato a Biden che, più in generale, uno scontro tra la Cina e gli Stati Uniti avrebbe come effetto "un disastro per entrambi i Paesi". Pechino e Washington, invece, "dovrebbero mostrare rispetto a vicenda" e, sulla base di questo, ripristinare un dialogo "costruttivo" con cui gestire i principali dossier, impedendo "incomprensioni ed errori" di valutazione.

Insomma, spazio alla diplomazia sì, ma su alcuni temi a Pechino non si transige. Così, la Cina resta "il problema più difficile (...) e più complesso" per gli Stati Uniti, secondo il nuovo capo del Pentagono Lloyd Austin, che ieri è tornato dritto al punto della questione: Washington vuole scoraggiare Pechino in campo militare ma nello stesso tempo intende cooperare con la Cina in ambito economico. Sarà Biden a indicare la strada nelle prossime settimane. Seppure abbia già indicato il desiderio di rompere con la politica estera del suo predecessore Donald Trump, nel caso della Cina potrebbe fare un'eccezione nel segno della continuità. D'altra parte già domenica scorsa, in un'intervista alla CBS, Biden ha avvertito che la rivalità tra Stati Uniti e Cina avrebbe assunto la forma di una "concorrenza estrema", assicurando al contempo di voler evitare un "conflitto" tra i due paesi. E a una domanda sulla sua controparte cinese, ha risposto: "È molto duro. Non ha, e non lo dico come una critica, è solo la realtà, non ha in sé un briciolo di democrazia".

Così, restano, almeno al momento, le tasse doganali sui prodotti cinesi messe in atto sotto la presidenza Trump. Una decisione definitiva in proposito sarà presa dopo la revisione completa della strategia commerciale degli Stati Uniti. "Non abbiamo preso una decisione su questo dossier", ha confermato un funzionario Usa. "Ci saranno cambiamenti nella nostra politica commerciale nei confronti della Cina ma non sono immediati e nel frattempo non rimuoviamo le tasse doganali", ha aggiunto, sottolineando la volontà della Casa Bianca di sviluppare questa strategia di concerto "con gli alleati". (di Corrado Accaputo)