Parolin: cittadinanza ai migranti permette integrazione in Europa

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Città del Vaticano, 3 feb. (askanews) - La cittadinanza "rimane parola chiave per favorire un processo di integrazione sano di quanti approdano sulle coste europee ed evitare i fenomeni di ghettizzazione che altro non sono che l'incubatrice di nuove violenze": lo ha detto il cardinale Pietro Parolin.

Il Segretario di Stato vaticano è intervenuto sabato sera insieme al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla presentazione del libro "Essere mediterranei" (Ancora) alla sede della Civiltà cattolica, quindicinale dei gesuiti diretto da padre Antonio Spadaro. Un volume, ha sottolineato Parolin, che "raccoglie il contributo di una ventina tra accademici, studiosi e giornalisti, alcuni dei quali provenienti dai vari Paesi mediterranei. Le voci che si ascoltano tra le pagine sono cattoliche, ortodosse, ebraiche e islamiche. Non è possibile parlare di Mediterraneo senza coinvolgere tutte queste voci insieme. Sarebbe trasformare il suono di un'orchestra nel canto di un solista". Il libro prende il via del documento sulla "fratellanza umana" firmata ad Abu Dhabi un anno fa, il 4 febbraio 2019, dal Papa e dal grande imam di al-Azhar Ahmed Al-Tayyeb. La cittadinanza è dunque il punto di arrivo del Documento sulla Fratellanza Umana, ma è pure un'esigenza che riguarda i Paesi della sponda del settentrionale del Mediterraneo. Paesi di antica tradizione democratica si trovano davanti a sfide altrettanto complesse, relative anch'esse allo spazio pubblico, ma in un altro senso, a partire dall'accoglienza e dall'integrazione dei migranti. Per esempio, nel dibattito sulla relazione tra la migrazione e lo sviluppo non è stato pienamente riconosciuto il contributo apportato dai migranti al progresso dei Paesi di destinazione. Anche in tale contesto andrebbe meglio affrontato il tema della cittadinanza, che rimane parola chiave per favorire un processo di integrazione sano di quanti approdano sulle coste europee ed evitare i fenomeni di ghettizzazione che altro non sono che l'incubatrice di nuove violenze".

Dopo una dettagliata rassegna sui conflitti e le tensioni che attraversano la costa meridionale e orientale del Mediterraneo, Parolin ha detto che i problemi non mancano anche sulla sponda settentrionale, "trovando, tuttavia, un'Europa impreparata a fronteggiare l'arrivo di milioni di profughi, poco consapevole e poco attiva, che ha lasciato deteriorare le crisi mediterranee. Ciò ha determinato, insieme alla deriva terrorista, tensioni gravide di conseguenze in Europa, come si è potuto constatare nel corso degli ultimi anni, e non solo nei Paesi che si affacciano direttamente sul Mediterraneo. In tale contesto, lo scetticismo di alcuni Paesi dell'Unione Europea in merito al processo di allargamento nei Balcani Occidentali rischia di aprire la strada ad ulteriori divisioni".