Parolin: difficile convincere chi non vuole farsi convincere

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Città del Vaticano, 29 nov. (askanews) - "Difficile convincere chi non vuole lasciarsi convincere": il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, commenta così l'ondata di critiche conservatrici che ha investito nei mesi scorsi la riforma del Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II per le Scienze del Matrimonio e della Famiglia, fondato da Giovanni Paolo II e riformato da Papa Francesco - dopo il doppio sinodo sulla famiglia (2014-2015) e l'esortazione apostolica Amoris laetitia - in chiave più pastorale e meno ideologica.

Il presidente dell'istituto, il teologo Pierangelo Sequeri, si è tolto qualche sassolino dalle scarpe, quando ha sottolineato, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico che il "potenziamento dei corsi di specializzazione" è "opportunamente distribuito, sia sul versante teologico-pastorale sia su quello antropologico-culturale", cosa che non ha "nulla a che vedere, pertanto, con il leit-motiv di qualche superficiale lettura, previa alla conoscenza dei testi e dei fatti, in termini di presunto declino della teologia sostituito dalla pervasività della sociologia". La parte più critica sarà convinta?

"Difficile convincere chi non vuole lasciarsi convincere", spiega Parolin, interpellato dai giornalisti a margine della cerimonia. "Puoi portare tutte le motivazioni che vuoi, ma se non c'è disponibilità d'animo anche per capire le ragioni dell'altro, ed è quello che mi pare oggi manca, a volte il dialogo, anche all'interno della Chiesa, è un po' tra sordi. Non si vuole ascoltare veramente, perché se poi ci si mettere veramente in gioco credo che si riesce a capirsi, e si va al di là di queste posizioni anche di contrapposizione e di confrontazione".

L'epoca di polemiche è stata evocata anche dal gran cancelliere dell'istituto, mons. Vincenzo Paglia, che, ha ricordato Parolin "ha detto che il percorso è stato un po' accidentato, ma credo - ha proseguito - che importante è guardare avanti. Anche nel mio intervento ho sottolineato la continuità, l'ispirazione iniziale e l'intuizione lungimirante e profetica del Papa (Giovanni Paolo II, ndr.), anche se naturalmente i tempi esigono che ci siano sviluppi, progressi. Direi progresso nella continuità, che è quel che è caratteristico del cattolicesimo: continuare ad andare avanti ma radicati nella tradizione".