Parolin: il Papa in Thailandia sulle orme dei missionari gesuiti

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Città del Vaticano, 19 nov. (askanews) - "Credo che il Papa andrà con particolare interesse in Thailandia perché il primo annuncio del Vangelo è stato portato dai missionari gesuiti nella metà del XVI secolo e quindi si pone un po' sulla scia di questi grandi missionari, di questi grandi evangelizzatori che hanno annunciato il Vangelo e seminato la fede in quella terra. Poi sono venuti anche i francescani, i domenicani. E' una Chiesa che ha sofferto molto e che ha avuto bisogno di varie rifondazioni": lo spiega alla vigilia del viaggio che inizia oggi il cardinale Segretario di stato Pietro Parolin in una intervista all'Osservatore Romano e a Vatican News.

Quella cattolica in Thailandia, dove il Papa sarà nella prima tappa del viaggio (19-23), oggi "è una comunità fiorente: sono circa quattrocentomila i cattolici della Thailandia divisi in 11 circoscrizioni ecclesiastiche. Ma appare importante che il Papa sottolinei che il tema del viaggio in Thailandia sia proprio quello dell'essere discepoli missionari. Non c'è bisogno di spiegare questo binomio che Francesco ha avuto modo di approfondire in tante occasioni, a partire da quando partecipò alla Conferenza di Aparecida e poi nell'Evangelii gaudium. Vorrei però collegare questo tema - il tema del discepolo missionario - ai fatti più recenti e cioè al Mese missionario straordinario che abbiamo appena vissuto e al Sinodo speciale per l'Amazzonia, dove si sono cercate nuove vie di evangelizzazione anche per l'Amazzonia, per quei popoli. Un richiamo che c'è anche nell'ultimo libro-intervista che il Papa ha donato, Senza di Lui non possiamo far nulla, che è proprio tutto sulla missione e nel quale vengono ribaditi continuamente questi concetti: che il protagonista della missione è lo Spirito Santo, che la missione non è proselitismo ma che la missione si compie da una pienezza che si traduce in attrazione e in testimonianza. Credo che questo viaggio in Thailandia, proprio anche in questo contesto - chiamiamolo di esigua minoranza della presenza cattolica - vuole essere una ulteriore sottolineatura di questa dimensione della missione dell'evangelizzazione, che dev'essere costitutiva, che è costitutiva e deve diventarlo sempre di più, nella consapevolezza di ogni battezzato, di tutta la Chiesa".

Quanto alla tappa giapponese (23-26 novembre), "sarà particolarmente importante proprio per sottolineare questi temi. Il Giappone è un Paese complesso, un Paese-simbolo, possiamo dire, che ha molto sofferto - il tema dei primi bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki - ma che ha saputo anche rinascere dalle situazioni di guerra e di conflitto e realizzare un enorme sviluppo; un Paese che si trova tra tradizione e innovazione e che deve affrontare, come tutti, queste sfide globali che esigono anche delle risposte globali. Quindi i temi della tutela del Creato, della Casa comune, i temi della ricerca della pace, il tema del disarmo come condizione della pace saranno certamente alcuni di quelli che il Santo Padre svilupperà in modo particolare in questo Paese".