Parolin tra i detenuti di Opera per portare vicinanza del Papa -2-

Ska

Città del Vaticano, 18 dic. (askanews) - Un'esperienza, quella milanese, che è già stata esportata in altre parti del mondo dove a produrre le ostie per la messa sono persone in condizione di marginalità: in Mozambico sono ex detenuti, in Spagna donne vittime della tratta; a Pompei persone con disabilità della Comunità Giovanni XXIII, in Sri Lanka giovani ragazze e prossimamente altri laboratori apriranno in Etiopia, con i bimbi di strada di Addis Abeba, in Ruanda e a Buenos Aires. Tra i presenti anche padre Giannicola Simone, barnabita, che ha confidato a Parolin l'intenzione di aprire un laboratorio analogo nel carcere di Merida in Messico, dove operano i suoi confratelli. Un gemellaggio eucaristico tra Opera e Merida, ha commentato il cardinale.

Prima di recarsi nel reparto del carcere che ospita i laboratori artistici delle persone in Alta Sicurezza, il cardinale Parolin, ha fatto tappa nella cappella per un momento di preghiera con i detenuti. Stringendo loro le mani, li ha ringraziati per l'accoglienza semplice e fraterna e ha portato a tutti i saluti di Papa Francesco che, ha ricordato, ha a cuore la situazione di quanti vivono nelle carceri. Il segretario di Stato ha sottolineato che la vicinanza della Chiesa ai detenuti non è solo di un atteggiamento umano, ma un dovere se si vuol essere veri discepoli di Gesù. A Natale festeggiamo la nascita di Cristo, ha ricordato, e Gesù si è fatto vicino a noi, è venuto per condividere tutto di noi e per aprirci alla speranza. Il mistero del Natale è proprio questo, ha proseguito, un Dio che si è fatto vicino a noi, che fa sue le nostre sofferenze per darci la speranza di diventare persone nuove. E proprio ad Opera è stata lanciata ieri la proposta, ed è il primo carcere in Italia a ideare una iniziativa simile, di ritrovarsi in preghiera un giorno a settimana per il Papa.(Segue)