Parte del gruppo Pd non vuole i 5 Stelle nei socialisti

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CATANZARO, ITALY - 2021/09/19: Democratic Party (Partito Democratico, PD) leader Enrico Letta (R) seen before a press conference.
Enrico Letta, National Secretary of the Italian Democratic Party (PD), attended the Democrats annual convention in Lido quarter of Catanzaro. The event was also in support of Amalia Bruni (PD)s candidature as Governor at the regional election (3-4 October) for the centre-left coalition. (Photo by Valeria Ferraro/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)
CATANZARO, ITALY - 2021/09/19: Democratic Party (Partito Democratico, PD) leader Enrico Letta (R) seen before a press conference. Enrico Letta, National Secretary of the Italian Democratic Party (PD), attended the Democrats annual convention in Lido quarter of Catanzaro. The event was also in support of Amalia Bruni (PD)s candidature as Governor at the regional election (3-4 October) for the centre-left coalition. (Photo by Valeria Ferraro/SOPA Images/LightRocket via Getty Images) (Photo: SOPA Images via Getty Images)

L’ingresso degli otto eurodeputati pentastellati nel gruppo dei Socialisti&Democratici all’Europarlamento potrebbe essere ‘cosa fatta’ per la fine dell’anno, in tempo per il rinnovo della presidenza e delle cariche apicali nelle Commissioni a metà legislatura. Almeno per Enrico Letta, che ne parlerà domani a Bruxelles alla riunione con la delegazione del Pd all’Eurocamera. Ma, a quanto apprende Huffpost da fonti parlamentari, nel partito non tutti sono d’accordo all’ingresso degli 8 europarlamentari Cinquestelle. Intanto Matteo Renzi, in visita all’Eurocamera a Bruxelles dove oggi incontra il suo gruppo di riferimento ‘Renew Europe’ dice di sì a Carlo Calenda, che da ieri ha minacciato di lasciare i socialisti se dovessero accogliere i pentastellati, chiedendo di entrare nella famiglia liberale europea.

Non è difficile immaginare chi nella delegazione del Pd sia più scettico sull’adesione dei pentastellati al gruppo socialista, cosa che almeno tra Bruxelles e Strasburgo sancirebbe l’alleanza Pd-M5s de facto, accorciando le distanze anche in Italia, al netto delle divisioni interne ai pentastellati tra chi fa capo a Giuseppe Conte, chi a Beppe Grillo, chi a Luigi Di Maio. Gli eurodeputati Dem con una storia più liberal, un tempo vicini a Renzi, tipo Alessandra Moretti, Giuseppe Ferrandino, Irene Tinagli, Simona Bonafè, sono i più contrari. Non vedono di buon occhio il fatto che gli otto eletti del Movimento verrebbero accolti in blocco nel gruppo socialista, mentre in genere in ogni gruppo europeo le adesioni avvengono alla spicciolata. L’obiezione è: che vogliono in cambio?

La posta in gioco è a stretto giro. A fine anno, scadono le presidenze d’aula e di commissione, per i rinnovi di metà mandato. Il pentastellato Fabio Massimo Castaldo attualmente è vicepresidente d’aula, carica che confermerebbe se ce ne fossero le condizioni. E potrebbe essere che, aderendo ad un gruppo politico definito, queste condizioni maturino. I non-iscritti, quelli che come i pentastellati non hanno una famiglia politica, condizione nella quale oggi si trovano anche gli eurodeputati di Fidesz da quando Orban ha lasciato il Ppe, hanno minori chance di ottenere incarichi, perché fuori dalle trattative.

Nel 2019, subito dopo le europee, Castaldo però riuscì ad essere eletto vicepresidente pur senza gruppo parlamentare di riferimento: frutto della sua buona reputazione tra i parlamentari stranieri, ma anche dell’accordo con il Pd per l’elezione di David Sassoli alla presidenza del Parlamento Europeo (all’epoca i pentastellati erano 14, da allora hanno perso diversi pezzi). Inoltre a quei tempi in Italia stava per nascere il governo Pd-M5s, il Conte 2, che ha avuto la sua gestazione proprio a Bruxelles.

Oggi i tempi sono cambiati. Certo le distanze tra Pd e pentastellati si sono ormai accorciate dopo l’esperienza nel Conte 2 e l’attuale sostegno comune al governo Draghi. Ma, come noto, nel Pd c’è ancora discussione sul futuro dell’alleanza. I riverberi emergono innanzitutto qui a Bruxelles, dove l’ingresso degli 8 Cinquestelle fa discutere, appunto. I contrari vogliono chiedere spiegazioni a Letta domani. Il segretario incontrerà prima il gruppo dei socialisti e poi la delegazione del Pd, per affrontare soprattutto il dossier pentastellato.

Intanto si agita Carlo Calenda, che ieri ha annunciato l’intenzione di lasciare il gruppo dei Socialisti&Democratici se dovessero entrare i Cinquestelle, dichiarando di voler aderire al gruppo liberale di ‘Renew Europe’, famiglia macroniana dove siedono i due eletti di Italia Viva, Sandro Gozi e Nicola Danti. Renzi, in visita al Parlamento europeo a Bruxelles, non ha obiezioni: è favorevole all’eventuale ingresso del leader di Azione.

“Per me sì”, dice il leader di Italia Viva, rispondendo ai giornalisti mentre si reca alla riunione del gruppo di Renew che, tra l’altro, oggi celebra l’adesione di Polska2050, liberali polacchi avversari dei sovranisti di Kaczinsky. “Condividono i valori dell’Unione Europea e sono all’opposizione del governo di estrema destra - dice Renzi - Abbiamo bisogno di una Polonia forte che rispetta i valori europei, con buona pace dei sovranisti anche di casa nostra”. Secondo le regole del Parlamento europeo, ogni nuova adesione ad un gruppo politico deve essere accettata dai gruppi che abbaino la stessa nazionalità dei nuovi arrivati. In questo caso, Italia Viva ha diritto a dare parere sull’adesione di Calenda.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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