"In parte della società c'è sete di sangue". Parla Marcello Pittella

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(Photo: NurPhoto via Getty Images)
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Era luglio 2018 quando Marcello Pittella, allora presidente della regione Basilicata, del Partito democratico, fu arrestato con l’accusa di falso e abuso d’ufficio e posto ai domiciliari. Un pm della città dei Sassi gli contestava di aver truccato dei concorsi indetti all’Asl di Matera. Pittella aveva intenzione di ricandidarsi alle elezioni regionali, ma fu costretto a un passo indietro. La vicenda giudiziaria ebbe una risonanza mediatica enorme. E mentre sui giornali fioccavano i dettagli dell’inchiesta “Sanitopoli”, Pittella si trovò isolato. Attaccato dai nemici storici e allontanato da una parte degli amici. Si dimise da governatore a gennaio 2019 e alle regionali successive vinse il centrodestra. Dopo tre anni e mezzo un giudice di primo grado ha stabilito che era innocente: Pittella, che nel mentre ha dovuto affrontare un serio problema di salute, è stato assolto. Sollevato dalla notizia, ancora amareggiato per gli attacchi subìti e per la deviazione che ha preso la sua carriera politica, l’ex governatore - oggi consigliere regionale di minoranza - ripercorre la vicenda con Huffpost.

Era in tribunale, ieri, a Matera. Cosa ha pensato dopo la pronuncia della sentenza di assoluzione?

Posso dire di aver provato una miscela esplosiva di sentimenti. Da un lato c’era la gioia, la sensazione di libertà e leggerezza, come se avessero spostato un macigno che da tre anni e mezzo gravava sulla mia testa. E c’era anche la consapevolezza che il tempo è, spesso, portatore di verità e giustizia. Dall’altro lato, invece, c’era il rammarico.

Rammarico per cosa?

Perché tutto questo poteva non accadere.

Pochi mesi dopo il suo arresto, si dimise da governatore. La vicenda giudiziaria ha fatto irruzione nella sua storia politica. Ma anche in quella della regione che amministrava. Con che conseguenze?

L’amministrazione regionale ha cambiato volto, e colore. Da consigliere di minoranza, il mio giudizio sulla giunta attuale di centrodestra non è positivo, ma non è questo il punto. Rispetto molto il voto degli elettori dell’ultima tornata, ma non c’è dubbio che sull’esito di quelle consultazioni la vicenda giudiziaria abbia influito moltissimo.

Quando fu arrestato i giornali diedero molta rilevanza alla notizia. All’indomani dell’assoluzione, come ha annotato il deputato di Azione Enrico Costa su Twitter, non c’è che qualche colonnino su alcuni quotidiani, cosa ne pensa?

Questo è un grande nodo, mai sciolto, che attiene anche all’etica professionale. Quando arriva un avviso di garanzia viene dato molto risalto all’inchiesta. Poi accade che, come nel mio caso, dopo tre anni e mezzo di tormenti, vieni assolto e ti dedicano al più un titolo. Ho la sensazione che in parte della società ci sia una sorta di sete di sangue. Così come nell’antica Roma, nelle arene, si colpivano a morte le prede altrimenti i cittadini non sarebbero stati soddisfatti, ai giorni nostri, tolto il sangue, nel momento in cui c’è un’inchiesta, le vite umane vengono dilaniate dal tritacarne mediatico. Ingiusto, come nel mio caso. Io credo che il modo di trattare le vicende giudiziarie andrebbe normato.

Da pochi giorni è entrato in vigore il provvedimento sulla presunzione d’innocenza, che va in questa direzione.

Speriamo che non sia solo un provvedimento di facciata. Questa materia, così come alcuni aspetti del sistema giustizia, ha bisogno di riforme sostanziali.

Ieri ha ricevuto tanti messaggi di affetto, da esponenti della sua stessa area politica, ma anche da qualche avversario. Che effetto le fanno?

La vicinanza mi ha fatto molto piacere perché, vede, io ho vissuto per gran parte della mia vita un rapporto empatico con i cittadini. Magari qualche volta c’erano anche degli scontri, fatti però sempre in un’ottica positiva, di disponibilità. Però, ecco, mi avrebbe fatto ancora più piacere che ci fosse meno ipocrisia e più sincerità. All’inizio della vicenda giudiziaria ho subìto sicuramente il fuoco amico. In più, da quella che era l’opposizione, e che poi è diventata maggioranza, sono stato fatto oggetto di ironie, di stilettate, di sottointesi che mi hanno fatto sentire a disagio. Ero trattato da mostro da sbattere in prima pagina, appeso a una gogna. Come una persona da emarginare, da escludere. Nonostante tutto, io non provo risentimento. Sono contento delle attestazioni di stima. E ai soggetti cui facevo riferimento prima auguro il perdono di Dio, il mio l’hanno già avuto. Vorrei però aggiungere una cosa.

Prego.

Io ho subìto da parte del Movimento 5 stelle una campagna spietata, alimentata da un giustizialismo di maniera. Ecco, io credo che loro dovrebbero chiedere scusa.

Lo hanno fatto con Uggetti, (ex sindaco di Lodi costretto a dimettersi per un’inchiesta a suo carico e poi assolto) attraverso le parole di Di Maio, magari lo faranno anche con lei.

Non so. Però so che il veleno che mi è stato lanciato addosso è, nel mio caso ma anche in tutti gli altri, poco utile e molto disumano. Io in questi tre anni e mezzo ho patito in silenzio. Perché vicende come queste ti scombussolano la vita. E allora, non potendo rispondere, non ti resta che aspettare che arrivi quel giorno in cui, non dico ci si possa prendere una piccola rivincita, ma almeno si possa affermare: “Ve l’avevo detto”.

Lei ora è consigliere regionale, come immagina il suo futuro politico? Tornerà a candidarsi a presidente della Regione?

Io non ambisco a precisi ruoli istituzionali e, pur non al 100% per motivi di salute, continuo a svolgere con la passione e la genuinità di sempre il mio incarico, per essere dalla parte delle sacche di società che in questo momento sono in particolare difficoltà. Ma sicuramente quanto prima tornerò dai cittadini, per ascoltarli, per sapere se c’è ancora quella passione che ci ha legato negli anni passati, o se non c’è più. Solo una volta appurato ciò, che per me è fondamentale, mi rivolgerò al mio partito, al Pd, non certamente per esercitare un diritto, ma per chiedergli il riconoscimento di una funzione. Ricordo che io ero il presidente della Regione, ero prossimo alla ricandidatura, poi è arrivata l’inchiesta e tutto è rimasto appeso. Dopo l’assoluzione, mi aspetto dal mio partito scelte conseguenti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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