Partite Iva, nel 2020 si cambia: le novità della flat tax

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Nel 2020 cambia il regime di fiscalità agevolata delle partite Iva. A introdurre le modifiche è stata la legge di Bilancio, che, pur mantenendo in vita la tassa unica (cosiddetta flat tax) al 15% per le partite Iva il cui fatturato non superi i 65 mila euro annui, ha stabilito alcune importanti novità (articolo 1, comma 692, legge 160/2019). In particolare, sono stati reintrodotti due vincoli che, secondo la relazione tecnica al provvedimento normativo, dovrebbero ridurre quasi di un quarto la platea dei beneficiari del regime, portandoli da 1,4 milioni a meno di 1,1 milioni. 

Ed ecco le due novità principali. 1) Per accedere alla fiscalità agevolata non bisogna superare il limite di 20mila euro lordi annui per i compensi dati a dipendenti o collaboratori, relativi a lavoro accessorio, collaborazioni anche a progetto, lavoro subordinato, e anche agli utili da partecipazione agli associati e alle stesse prestazioni di lavoro rese dall’imprenditore o dai suoi familiari. 2) Sono esclusi dalla fiscalità agevolate i contribuenti che nell’anno precedente abbiano percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati (assegni pensionistici) superiori a 30mila euro.  

Riassumendo, dal 1° gennaio 2020 per applicare il regime forfetario, è richiesta la contemporanea presenza di due requisiti di accesso, da verificare rispetto all’anno precedente: fatturato annuo non superiore a 65mila euro, e spese per lavoro accessorio, lavoratori dipendenti, collaboratori, utili agli associati in partecipazione, prestazioni di lavoro dell’imprenditore o dei suoi familiari, non superiori a 20mila euro lordi. 

Per chi opera in regime forfetario non c’è obbligo di fatturazione elettronica. Tuttavia, è previsto un sistema premiale per chi sceglie di fatturare solo elettronicamente. L’articolo 88 della legge di Bilancio, infatti, prevede che venga ridotto di un anno il termine di accertamento, che passa così a quattro anni, invece dei cinque previsti nella generalità dei casi. 

A partire dal 1° gennaio 2020, c’è invece un nuovo adempimento a cui tutti gli esercenti dovranno far fronte, anche per i regimi minimi e forfettari: l’obbligo dello scontrino elettronico. La memorizzazione e l’invio dei corrispettivi giornalieri all’Agenzia delle Entrate può avvenire installando un nuovo registratore telematico (si può usufruire del relativo bonus, che arriva a un massimo di 250 euro) o adeguando, se possibile, il proprio registratore di cassa (il credito d’imposta, in questo caso, è di 50 euro) o utilizzando i servizi online gratuiti del sito dell’Agenzia delle Entrate. 

La legge di Bilancio ha stabilito che lavoratori dipendenti e i pensionati sono di fatto esclusi dalla tassazione agevolata. Ma sono esclusi anche i non residenti in Italia, tranne quelli che, residenti in un altro Stato Ue o aderente allo Spazio economico europeo che assicuri un adeguato scambio di informazioni, producono nel nostro Paese almeno il 75% del proprio reddito complessivo; di chi si avvale di regimi speciali ai fini dell’Iva o regimi forfetari di determinazione del reddito; di chi cede, in via esclusiva o prevalente, fabbricati o loro porzioni, terreni edificabili ovvero mezzi di trasporto nuovi; di chi partecipa a società di persone, associazioni o imprese familiari oppure detiene il controllo, diretto o indiretto. 

Il comma 691 della legge di bilancio 2020 ha abolito la disposizione introdotta con la Finanziaria che aveva istituito, a decorrere da quest’anno, un regime di favore per le persone fisiche esercenti attività d’impresa, arti o professioni, con redditi compresi tra 65.001 euro e 100mila euro, un’imposta sostitutiva di Irpef, addizionali regionale e comunale e Irap, con l’aliquota del 20 per cento. 

Il primo dubbio sollevato dagli esperti è se queste modifiche possano considerarsi valide già dal 2020 o dal 2021. Lo Statuto del contribuente, infatti, fissa in 60 giorni il limite di tempo che deve passare tra un cambiamento nei meccanismi di adempimento fiscale e la loro applicazione. Essendo la legge di Bilancio in Gazzetta Ufficiale soltanto dal 30 dicembre, in teoria le modifiche sulle partite Iva non dovrebbero essere già valide a partire da soli due giorni dopo. Su questo si aspetta il parere definitiva dell’Agenzia delle entrate, cui spetta il compito di trovare un equilibrio tra quello che dice lo Statuto del contribuente e la manovra finanziaria.  

Una forte critica alla misura arriva, poi, da un’analisi dell'Osservatorio dei consulenti del lavoro, secondo il quale ben 10.000 lavoratori con redditi da lavoro o da pensione non avranno più convenienza quest'anno a svolgere un'attività autonoma. In particolare, desisteranno dall'arrotondare la pensione circa 3,5 mila neo iscritti over 65 e dall'incrementare i propri guadagni circa 4mila autonomi fra i 51 e 65 anni con redditi superiori a 30.000 euro l'anno.  

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    "Il primo rapporto l'ho avuto quando avevo 13 anni, non ricordo il giorno esatto ma era il giugno del 2017". Il ragazzo, oggi sedicenne, lo ha riconfermato, nascosto dietro un paravento, nell'aula del Tribunale di Prato dove la donna di 32 anni, con cui ha avuto una relazione, lo stava ascoltando. E il rapporto amoroso sbocciò durante le ore di ripetizioni che la donna impartiva al ragazzino e da cui è nato un bambino nell'agosto del 2018.  La 32enne è a processo per violenza sessuale su minore e violenza sessuale per induzione insieme al marito, suo coetaneo, accusato di alterazione di stato civile per aver riconosciuto un figlio che sapeva non essere suo, come sostengono i pm Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli.  Il processo, ieri, riferisce 'La Nazione', è ripreso con la testimonianza del baby padre. A volerlo risentire, nonostante l'incidente probatorio dell’aprile scorso, è stato il collegio dei giudici che ha voluto puntualizzare i fatti avvenuti il 21 giugno del 2017, data in cui si sarebbe consumato il primo rapporto sessuale fra i due come emergerebbe da alcune conversazioni su Whatsapp. La donna e l'adolescente non si vedevano da circa un anno, da quando la famiglia del giovane, assistita dall'avvocato Roberta Roviello, ha presentato denuncia mettendo in moto l'inchiesta. E ieri erano tutti riuniti nella stessa aula: l’imputata, il marito, il ragazzo e i suoi genitori.  Il minorenne è stato sentito in modalità protetta nascosto dietro un paravento di fortuna e ha risposto solo alle domande dei giudici. Il 16enne ha ribadito di aver iniziato la relazione quando aveva ancora 13 anni al contrario di quello che sostiene la difesa. L’imputata ha sempre smentito questa circostanza datando l’inizio della relazione al novembre 2017, quando il ragazzo aveva appena compiuto 14 anni.  Il minorenne, però, è apparso sicuro e le sue dichiarazioni sono state ritenute dettagliate e ben circostanziate anche se non ricordava il giorno preciso del primo rapporto. La questione di datare con esattezza il primo rapporto sessuale è importante perché potrebbe alleggerire o aggravare la posizione dell’imputata, difesa con il marito dagli avvocati Massimo Nistri e Mattia Alfano.  L’udienza è durata poco più di due ore e il ragazzo insieme ai familiari è stato fatto passare da una uscita secondaria in modo da non incontrare la donna. La coppia, invece, come sempre presente al processo, è arrivata e ha lasciato il tribunale unita. Il dibattimento è alle battute finali. La prossima settimana sarà sentito il neuropsichiatra bolognese Renato Ariatti, incaricato dal tribunale di effettuare una valutazione sulle condizioni psichiche della donna. Nella relazione, già depositata, il professore, che in passato ha seguito il caso di Annamaria Franzoni, la mamma di Cogne, ha ritenuto l’imputata "capace di intendere e volere" sottolineando come non sia "una pedofila" ma che sia stata attratta solo dal quel ragazzino in particolare. La sua perizia sarà messa a confronto con quella del consulente della difesa. La discussione è prevista a marzo. L'imputata è agli arresti domiciliari da undici mesi.

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    di Elvira Terranova  C'è anche Giuseppe Costa, fratello di Rosaria Costa, la vedova di Vito Schifani, uno degli agenti di scorta di Giovanni Falcone, tra le otto persone arrestate oggi dalla Dia di Palermo. Secondo il gip del Tribunale che ha firmato la misura cautelare Costa, ufficialmente imbianchino disoccupato di 58 anni, avrebbe "fatto parte della famiglia mafiosa di Vergine Maria, mantenendo rapporti con esponenti mafiosi di altre famiglie (...) nell'interesse primario dell'organizzazione mafiosa". Avrebbe anche "organizzato e coordinato attività estorsive, nonché atti ritorsivi nei confronti di imprenditori e commercianti della zona". Non solo, avrebbe anche "provveduto al mantenimento degli affiliati detenuti e alla corresponsione pro quota dei proventi dell'associazione mafiosa".  La sorella di Giuseppe Costa è Rosaria Costa, vedova di Vito Schifani, il poliziotto di 27 anni, morto nella strage di Capaci che lasciò la moglie Rosaria Costa, 22 anni e un figlio di appena 4 mesi. Quando, nella camera ardente allestita a Palazzo di Giustizia a Palermo, il Presidente del Senato Spadolini si avvicinò alla vedova, lei gli disse "Presidente, io voglio sentire una sola parola: lo vendicheremo. Se non puoi dirmela, presidente, non voglio sentire nulla, neanche una parola". Le parole che poi Rosaria pronunciò ai funerali del marito, di Falcone, di Morvillo e del resto della scorta fecero presto il giro dei notiziari per la disperazione ma anche lucidità che ne traspariva: "Io, Rosaria Costa, vedova dell'agente Vito Schifani mio, a nome di tutti coloro che hanno dato la vita per lo Stato, lo Stato..., chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano... [...] ...loro non vogliono cambiare... Vi chiediamo per la città di Palermo, Signore, che avete reso città di sangue, troppo sangue, di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore...".  Giuseppe Costa, detto 'U Checcu', cioè il balbuziente, il fratello della vedova di Vito Schifani, secondo gli inquirenti avrebbe svolto "le funzioni di esattore delle richieste estorsive, destinandole ai carcerati". E' quanto scrive il gip nella misura cautelare per l'arresto di Costa e altre sette persone, tra cui Gaetano Scotto, il boss mafioso che era stato ingiustamente accusato della strage di via D'Amelio. "Plurime sono le emergenze di indagini che confermano la gravità indiziaria a carico di Costa", scrive il gip. Sembra che da molti anni i rapporti tra Giuseppe Costa e la sorella Rosaria fossero inesistenti. Anzi, secondo quanto apprende l'Adnkronos, il fratello aveva preso le distanze dalla sorella vedova della scorta di Falcone e "il gesto era stato apprezzato da Cosa nostra", come emerge dalle intercettazioni.  Rosaria Costa nel 1995 ha lasciato la Sicilia con il figlio, che oggi è capitano della Gdf, e si è sposata con un militare.

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    Addio a Dawn Mello, pioniera fashion buyer che rilanciò Gucci

    di Paolo Martini  Addio a un'icona della moda statunitense, la pioniera dei fashion buyer a livello globale ma anche l'imprenditrice-stilista che salvò e rilanciò il marchio Gucci affidandolo al direttore creativo Tom Ford: Dawn Mello, ex presidente di Bergdorf Goodman Inc., la società proprietaria dell'omonimo grande magazzino del lusso con sede sulla Fifth Avenue a Manhattan, è morta domenica scorsa nella sua casa di New York all'età di 88 anni. L'annuncio della scomparsa del tenuto arbitro dello stile è stato dato dal "New York Times". Già affermata consulente di moda, nel 1975 Mello fu assunta dall'allora presidente di Bergdorf Goodman, Ira Neimark, come direttore delle vendite dello store. Durante il suo incarico il grande magazzino divenne un punto di riferimento internazionale dettando le nuove tendenze nella moda, promuovendo i nuovi talenti di stilisti come Michael Kors e Donna Karan e facendo conoscere a una vasta clientela americana Armani, Fendi, Versace, Christian Lacroix e Yves Saint Laurent. Alla fine degli anni '80 Mello iniziò un nuovo capitolo della sua vita nel mondo della moda alla maison Gucci e divenne la personalità chiave per il futuro del marchio italiano. Arruolata personalmente da Maurizio Gucci per contrastare l'inesorabile declino della casa fiorentina creata dal nonno Guccio Gucci, Dawn Mello nel 1989 fu nominata designer del prêt-à-porter.  Fu durante il suo incarico che scovò il talento del designer texano Tom Ford e nel 1990 Mello gli fece disegnare una linea di prêt-à-porter. Rimase così convinta dal risultato, che grazie a Mello lo stilista divenne l'uomo d'oro che nel 1994 risollevò le sorti di Gucci, quasi in banca rotta, assumendo l'incarico di direttore creativo della casa di moda destinata a una nuova gloria nel XXI secolo.  Dopo aver collaborato alla nuova versione dell'iconico mocassino Gucci e concluso il suo mandato durato cinque anni, Mello lasciò l'Italia e ritornò a New York. Nel 1994 fu nominata presidente di Bergdorf Goodman e rinnovò completamente il grande magazzino di Manhattan offrendo nuovi marchi alla clientela.  Dopo aver lasciato la guida di Bergdorf Goodman nel 1999, Mello ha continuato a influenzare il mondo della moda attraverso la sua società di consulenza e l'Atelier Fund, che aveva creato con Marty Wikstrom.

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    Da camorrista ad educatore di bambini, in mezzo una vita fatta di errori, ma anche di riscatto. Raccontare Scampia e la malavita è difficile se non l'hai vissuto e a Davide Cerullo, che da lì proviene, viene bene soprattutto perché conosce quello che di buono esiste nelle famose Vele. Oggi è un autore di successo, ma soprattutto un educatore che vuole aiutare i bambini a non fare i suoi stessi errori e a schivare le sirene della camorra attraverso la creatività e la cultura. Eda Servizi, la cooperativa aderente al Consorzio Co&So;, occupandosi di cultura è entrata in contatto con Davide e ha creduto fosse una grande opportunità poterlo conoscere meglio. Sarà un incontro, moderato dal giornalista Stefano Fabbri, per conoscere lui e la sua straordinaria esperienza di vita attraverso il libro 'Diario di un buono a nulla'. Appuntamento giovedì 20 febbraio, alle ore 21, a Firenze, presso il chiostro di via delle Panche 79. "Un incontro a cui teniamo particolarmente per il forte messaggio di umanità che porta con sé - commenta la presidente di Eda Servizi, Francesca Caderni - Esperienze di vita come quella di Cerullo valorizzano il lavoro di educatore da ogni punto di vista, lo rende patrimonio comune e dalla forte valenza sociale. Lavorare in luoghi di frontiera, con un passato pesante sulle spalle, investendo sui bambini è il segno di speranza più bello per il futuro. La sua capacità di raccontare, rende la narrazione un potente strumento comunicativo e al tempo stesso educativo". Dopo un'infanzia difficile ed essere stato arruolato giovanissimo dai camorristi, oggi Davide Cerullo ha una vita nuova: non ha lasciato Scampia e qui ha fondato l'associazione 'L'Albero delle storie' che promuove progetti educativi per bambini e le loro famiglie.

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    Nel 2019 a Helsinki nessun pedone o ciclista è rimasto ucciso in incidenti stradali. Mentre ‘solo' tre motociclisti sono morti sulle strade della capitale della Finlandia. Il risultato è frutto di un progetto ambizioso modellato anche sull'esempio (negativo) di Roma. Proprio nella capitale, l'anno scorso ci sono stati 27mila incidenti e 111 morti, il 35% dei quali ha coinvolto pedoni. “Mio marito è cresciuto a Roma e torniamo nella città due volte l'anno. Quando sono lì rifletto molto su queste criticità”, ha commentato all'AGI Anni Sinnemäki​, vice sindaco con delega all'urbanistica di Helsinki. Nella capitale italiana, “Ad esempio, i marciapiedi sono troppo stretti e lo spazio destinato alle corsie delle auto è enorme. Inizierei a modificare questi fattori”.E così ha fatto anche Helsinki per invertire un trend che negli anni '80-'90 faceva registrare dai 20 ai 30 decessi all'anno. La prima vera svolta è arrivata nel 2010 con 7 morti in incidenti stradali. Poi la “Vision zero” del 2019. Per poter raggiungere l'obiettivo l'amministrazione ha ridisegnato le strade, ha messo un freno ai limiti di velocità ed ha aumentato i controlli sul traffico veicolare.“Il nostro ‘segreto' – assicura Sinnemäki​ \- è la somma di più fattori sui quali lavoriamo da anni. La sicurezza è aumentata grazie al miglioramento dell'ambiente stradale, delle piste ciclabili e all'aumento dei controlli sui limiti di velocità”.E proprio quest'ultimo punto è stato forse il più difficile da digerire per gli abitanti di Helsinki. “Molte delle strade sulle quali sono stati abbassati i limiti di velocità si trovano nei pressi delle nostre numerose scuole. Ad Helsinki i bambini vanno a scuola da soli, in bici o a piedi. Ci sono state delle critiche ma oggi credo che la maggior parte delle persone approvi. La sicurezza dei bambini è l'obiettivo più importante per tutti”. Non solo. Il controllo del tachimetro non è stato proprio un fulmine a ciel sereno: “Il limite viene costantemente abbassato sin dagli anni ‘70”.I benefici – oltre a quello di salvare vite – sono molti. “Se le strade sono sicure, le persone scelgono di uscire di casa a piedi o in bici. Questo riduce le emissioni e il rumore, con un notevole miglioramento della qualità della vita e della salute”.Incassato il successo, Helsinki pensa al prossimo obiettivo: “Entro il 2035 vogliamo trasformarci in una città libera dal carbonio. E ci riusciremo investendo in trasporto sostenibile”, conclude Anni Sinnemäki.